Il banco dei pesci robot

Il banco dei pesci robot

Una rete di droni subacquei

Luca Colferai

Presentato all'Expo Venice un sistema di robot subacquei che simulano il comportamento di un banco di pesci e, in gruppo, dovrebbero garantire il controllo e l'ispezione dei fondali marini, lagunari e anche oceanici, delle strutture sommerse come come piattaforme petrolifere, gasdotti e porti, per sicurezza, manutenzione e (apocalitticamente) attentati terroristici, addirittura per la gestione dei flussi migratori in mare e dei soccorsi. Si chiama Venus Swarm ed è composto da sommergibili autonomi ma interdipendenti, che comunicano tra di loro (e alla base) con suoni e luci.

Simulazioni di Venus Swarm, il banco di pesci droni.
Simulazioni di Venus Swarm, il banco di pesci droni.

VENEZIA - Un altro pesce strano in laguna, dopo i terribili  pesse stua e  pesse nailo, temutissimi dai naviganti perché nemici delle eliche. Forse li useranno anche per controllare da fuori le paratie immerse del Mose: il sistema ottico adottato per la comunicazione dei pesci drone permette di trasmettere rapidamente una grande quantità di informazioni, ma solo in acque molto pulite e a brevi distanze; mentre il sistema acustico, anch’esso riprogettato specificamente per questa speciale configurazione, ha minori prestazioni, ma è utilizzabile in acque torbide e a brevi distanze, come quelle lagunari.

«Venus è l’elemento base di un sistema a sciame composto da più veicoli cooperanti e coordinati ed è il risultato di anni di studi dei laboratori di robotica», ha detto Vincenzo Nanni dell’Ente nazionale per l'energia e l'ambiente, nel presentare l'innovativo banco di robot «una linea di ricerca che prende spunto dall’imitazione delle forme di aggregazione animale e dell’intelligenza di gruppo».

Si tratta di uno «sciame denso» composto da decine di droni a distanza di pochi metri tra loro, interconnessi e interdipendenti, a differenza delle attuali applicazioni in cui ogni dispositivo naviga a centinaia di metri l’uno dall’altro. I singoli robot costituiscono un sistema sottomarino che utilizza suono e luce per comunicare. Grazie all’impiego della tecnologia ibrida, le comunicazioni tra robot e lo scambio di informazioni verso la superficie, raggiungeranno - dicono - straordinari miglioramenti rispetto alle attuali possibilità. Con grandi vantaggi rispetto al presente, in cui si usano robot singoli e sofisticati, ma molto costosi.

Con minore spettacolari, ma maggiore concretezza, gli esperti spiegano che la flotta di pesci ipertecnologici potrebbe essere utilizzata anche per la salvaguardia di fauna e flora sottomarine, per il controllo dell’inquinamento e per il rilevamento di reperti archeologici sui fondali. L’Enea e l’Università di Roma Tor Vergata, inoltre, stanno lavorando ad una proposta di progetto europeo su vita marina e alimentazione umana che si basa sullo studio dell’interazione tra sistemi robotici e banchi di pesci per migliorare le condizioni di salute e di benessere generale degli allevamenti di itticoltura.

Ottobre, 2015