Il cane fantasma

Il cane fantasma

Paolo Fiorindo
Paolo Fiorindo e il Cane Fantasma

Accadde la sera di venerdì 20 luglio scorso, verso le nove e mezza, proprio mentre ero appena uscito di casa dopo cena per andare a pisciare sull’erba oltre l’orto, come ho sempre fatto sin da quando qui era tutta campagna, continuo a farlo anche ora che qui attorno è pieno di villette a schiera e qualche curiosa mi può vedere. Un suv grigio si fermò allo stop dell’incrocio davanti ai miei occhi. Il guidatore fece scendere e depositò sull’aiuola un cagnetto bastardino bianco a pelo lungo. Quindi ripartì svoltando verso sinistra (non vidi la targa). Il cagnetto inseguì l’auto, ma dopo qualche minuto lo vidi ritornare sconsolato e appostarsi sull’aiuola spartitraffico dove era stato appena abbandonato, con la lingua fuori, affannato e in attesa. Poi girovagò in zona e scomparve.

Rividi il cagnetto la sera seguente, più o meno alla stessa ora, aggirarsi attorno all’aiuola. Osservai che era un po’ vecchiotto, seppur vispo e scattante. Zoppicava leggermente dalla zampetta posteriore sinistra e aveva un’andatura comica alla Ollio e Stanlio. Gli andai vicino, mi guardò, ma quando gli portai del cibo e una ciotola d’acqua li rifiutò e scappò. I giorni seguenti spariva, salvo poi ripresentarsi alla sera, alla stessa ora, sull’aiuola, ad aspettare (forse) che chi l’aveva abbandonato lo venisse a riprendere.

Chiesi informazioni su cosa fare, un’amica mi diede i numeri di telefono della Asl, che lo venissero a prendere loro per portarlo in canile, affinché poi qualcun altro lo potesse adottare.

Non so perché, temporeggiai. Intanto il cagnetto spariva durante il giorno e ricompariva, stessa ora stesso posto, alla sera, e si appolliava lì, sull’aiuola, rivolgendo lo guardo sempre verso la direzione in cui il suo padrone sere prima se l’era filata. Siccome pareva sempre in buone condizioni pensai che avesse trovato casa qui attorno, da qualche famiglia di agricoltori generosi per i quali un cagnetto in più da nutrire non fa differenza.

Forse così è stato, o forse così mi piaceva pensare, poiché il cagnetto, che ricomparve per settimane tutte le sere quasi fosse un fantasma (stesso posto e stessa ora), pareva sempre vispo e pare nutrito a sufficienza. Per questo non più chiamato i vigili della Asl, perché forse nella sua nuova insperata sistemazione aveva trovato più amore che in quella precedente. Forse anche perché, in cuor mio, pensavo e penso sia meglio una vita libera da randagio che finire i propri giorni rinchiuso nella gabbia di un canile.

Andarono avanti per più di un mese, forse due, le apparizioni serali del cane fantasma bianco come la luna, vispo, zampettante e leggermente zoppicante come sempre, con l’occhietto lucido e triste e il musetto da volpino. Poi, una sera che già faceva più freddo, mi ha visto fuori, a pisciare come al solito dopo cena: mi è venuto vicino, mi ha guardato, ha gironzolato ma solo un attimo attorno all’aiuola e poi se ne è ritornato giù per quel vicoletto buio tra i fossi da dove era venuto.

A quel punto non sapevo se sperare o meno che il vecchio padrone - o padrona - che l’aveva abbandonato sull’aiuola, visto che ogni sera alla stessa ora lui era lì che l’aspettava, magari leggendo queste righe s’imbarazzi e se lo venga a riprendere.

Ma meglio di no, che se lo vedo salto la siepe dell’orto e lo rincorro con la manèra e gli sventro il suv. In ogni caso comunque sappia che il cagnetto bianco sta bene, ha una famiglia che lo ospita e lo rifocilla e non si ferma più sull’aiuola ad aspettare. E che ci sono anch’io che, seppur da distante, vigilo ancora su di lui. ★

Gennaio, 2013