Il centravanti del Burundi

Il centravanti
del Burundi

Roberto Bianchin

Altro che Messi, altro che Cristiano Ronaldo, altro che Maradona, altro che Pelè! L’unico, il vero, l’autentico fuoriclasse, il marcatore dei marcatori, 39 gol segnati nell’ultima stagione, uno più bello dell’altro, si chiama Pierre Nkurunziza, premiato con il prestigioso Pallone d’Oro. Ma dove? Nel Burundi.

Pierre Nkurunziza Alleluia Football Club (ill L©2014).

Sì, avete letto bene, Burundi, Africa, uno dei paesi più poveri del mondo, dove ci sono solo fame e malattie, dove una spaventosa guerra civile durata dieci anni, dal 1993 al 2003, ha lasciato ferite e strascichi sanguinosi, dove una democrazia fragile e corrotta sta trasformandosi, colpo dopo colpo, in un regime intollerante, violento e di stampo razzista.

Ebbene, forse non ci crederete, ma il centravanti Pierre Nkurunziza,il cannoniere dei cannonieri, il giocatore migliore del paese, il giustamente premiato con il Pallone d’Oro, è nientemeno che il presidente della Repubblica del Burundi.

Proprio così. Non è uno scherzo. E tutto quello che state leggendo è purtroppo drammaticamente vero. Nkurunziza, a dispetto di un fisico massiccio e di un’età non più verdissima per un calciatore (ha cinquantun anni, ma ben portati), ha una passione così sconfinata per il calcio che per poterci giocare ha dovuto inventarsi dal nulla una squadra: la Alleluia Football Club si chiama, si suppone in segno di giubilo per le molte vittorie.

Ha dovuto autonominarsi presidente e anche allenatore, affinché nessuno si sognasse di sostituirlo mai dal suo insostituibile ruolo di bomber, e ha dovuto anche assoldare per la sua squadra una ventina di giocatori di un certo spessore tra titolari e riserve, fra cui anche alcuni ex nazionali, e inventarsi una sorta di campionato da vincere, insieme al titolo di cannoniere capo, tra città e paesi dell’Africa centrale, dove viene sempre accolto con grandi onori, feste e libagioni.

Non sembrano esservi dubbi sulla effettiva bontà delle prestazioni sue e della sua squadra, inevitabilmente sempre vittoriosa, e non corrono sospetti né su una presunta arrendevolezza degli avversari di turno, né su una sorta di sudditanza (psicologica?) di arbitri e guardalinee. Il motivo delle vittorie pare vada ricercato esclusivamente nei segreti della preparazione (ossessiva e massacrante) del suo indiscutibile asso: «Ogni giorno alle quattro del pomeriggio un corteo di auto presidenziali porta il presidente ad allenarsi», racconta Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport.

Sembra davvero sia tutto oro quel che luccica. Come le maniglie delle porte e i rubinetti dei bagni degli spogliatoi dell’elegante ed esclusivo stadio privato, tribune coperte, riflettori e diecimila posti a sedere, che si è fatto costruire per poterci giocare dentro. Una sciccheria in una nazione dove solo il due per cento della popolazione ha la luce elettrica.

Ma queste potrebbero essere solo divertenti bizzarrie di un capo di stato piuttosto originale. In realtà il problema è più spinoso. Perché Pierre Nkurunziza, pelatino, occhi vispi, baffetti ben curati, sposato con due figli, una laurea in educazione e sport all’università del Burundi, oggi rappresenta un pericolo per la democrazia, secondo molti osservatori internazionali indipendenti.

Pensare che era stato una sorta di eroe nazionale quando nel ’95, due anni dopo lo scoppio della guerra civile, lasciò la cattedra di docente universitario e si arruolò come soldato per combattere sotto le insegne del Cndd, il Consiglio nazionale per la difesa della democrazia, un gruppo ribelle di etnia hutu che poi divenne un partito politico da lui stesso guidato, e che lo portò al governo del paese come presidente, nel 2005, d’intesa con il Fdd, Forza per la difesa della democrazia.

Oggi sembra sia rimasto ben poco in Burundi di quella «difesa della democrazia». Perché il presidente-goleador sta per varare una riforma della costituzione in senso autoritario. Non solo per garantire a sé stesso la possibilità (oggi negata dalle leggi) di correre l’anno prossimo per un terzo mandato da presidente. Ma per rafforzare in ogni modo il suo controllo sul paese.

Per instaurare di fatto una dittatura camuffata da democrazia, rinfocolando odi razziali, togliendo ogni diritto alla minoranza tutsi in favore degli hutu, vietando le associazioni sindacali, togliendo il diritto di sciopero a giudici, esercito, polizia, affidando ai temibili squadroni della morte degli imbonerakure il compito di fare giustizia rapida e sommaria degli infedeli.

Non sarebbe male se il mondo mandasse qualche arbitro a fischiare il fuorigioco al vigoroso centravanti del Burundi. ★

Aprile, 2014