Il circo degli artisti adrenalinici

Il circo degli artisti adrenalinici

A Roma Traces dei canadesi Les 7 Doigts

Francesca Federica Fattorini

Presentata all’Auditorium Conciliazione di Roma la storica produzione della compagnia canadese Les 7 Doigts intitolata Traces. Messo in scena più di mille e settecento volte in venticinque paesi e in duecento città di tutto il mondo e premiato con numerosi riconoscimenti internazionali, lo spettacolo è stato portato nella Capitale dal Romaeuropa Festival. «Cento per cento adrenalina» li ha recensiti Le Figaro.

Traces, Anneaux Chinois (foto Alexandre Galliez).
Traces, Yann-Leblanc (foto Alexandre Galliez).
Traces, Sofa (foto Alexandre Galliez).

ROMA – Les 7 Doigts è uno di quei gruppi che sta riscrivendo la poetica del circo contemporaneo senza animali e senza tendone. Liberatosi dai costumi, dalle musiche e dai numeri che definivano il circo tradizionale, Traces è un circuito esplosivo di acrobazie mescolate a danza, teatro e cabaret. Sei i bravissimi interpreti in scena, esibizioni straordinarie ad alto rischio che strappano al pubblico applausi e ovazioni.

I funambolici numeri di Traces  si contestualizzano con ironia in una premessa annunciata in sala all’inizio dello spettacolo: «Le uscite di sicurezza sono ovunque, perché qualcosa di terribile potrebbe accadere». Come sopravvivere alla paura di una catastrofe? È la domanda della regista Shana Carrol. La risposta è l’invito a vivere pienamente il momento presente.

Vivere la vita è osare, è sfidare il rischio. È mettersi in gioco. Ciascuno con le proprie esperienze personali, la propria storia, i propri timori. Gli artisti, che per definizione mettono a nudo la propria anima, condividono con il pubblico la loro vita personale, come avviene di consuetudine negli spettacoli di Les 7 Doigts.

Il pubblico ride, mentre in scena, tra un contorsionismo e l’altro, si presentano gli artisti: nome, cognome, nazionalità, data di nascita, altezza, peso, note caratteriali. E come non partecipare con simpatia alle singole storie raccontate al microfono volante in una scena fatta di teli, un pianoforte sgangherato da una parte, sedie e vari oggetti sparsi tutt’intorno, in quello che pare un rifugio di fortuna. Potrebbe essere l’ultima occasione per raccontarsi senza prendersi troppo sul serio.

Lo spettacolo è, infatti, una visionaria via di fuga dalle ansie e dalle tensioni della nostra epoca, un luogo speciale in cui dar vita ai sogni, nutrire la creatività, raccontarsi delle storie e vivere nuovi momenti d’intimità. «Abbiamo deciso di mettere sempre in risalto l’essere umano. Vogliamo che gli spettatori s’identifichino in noi e che ci riconoscano come simili: uomini con un nome e un cognome, un particolare timbro della voce, delle particolari forze e altrettante debolezze. Vogliamo che gli spettatori si sentano vicini a chi è in scena, che si preoccupino per i rischi che ognuno di noi corre, che si emozionino con noi» spiega Shana Carrol co-regista di Traces con Gipsy Snider.

E ci riescono. Ammaliano e lasciano senza fiato gli ardui volteggi e i tuffi eseguiti a corpo libero, al palo cinese o sulla Cyr wheel. Anche gli strumenti della vita quotidiana urbana, diventano parte di spettacolari abilità col pallone da basket o con lo skateboard. E perfino leggere un libro in poltrona può rivelarsi straordinariamente complicato!

La forza di gravità sembra non esistere per questi artisti mentre si esibiscono, incuranti dei rischi, in quadri estetici di forte impatto visivo, accompagnati ora da ritmi rock, ora da Chopin, ora dal pop cinese. Saltano con nonchalance in pile di cerchi e trampolini, in un caleidoscopico gioco di equilibri e squilibri e spingono la giocoleria del diabolo cinese al massimo livello.

La trasversalità dei linguaggi e le bizzarre mescolanze delle discipline artistiche, coniugano impegno e leggerezza, creando un intrattenimento originale e divertente.

In un mondo in cui la politica, la religione e l’etica si esprimono con violenza e con un senso crescente di paura, lo spettacolo è una risposta vitale e piena di brio per tentare di contrastare l’incertezza. Almeno per un po’.

Ottobre, 2016