Il Doge del blues

Il Doge del blues

Una storia dimenticata

Giò Alajmo

A vent'anni dalla prematura e tragica scomparsa, in circostanze rimaste misteriose, del musicista Guido Toffoletti, uno dei pionieri del blues in Italia insieme a Roberto Ciotti e Fabio Treves, il giornalista Giò Alajmo, uno dei più autorevoli critici musicali, ne ricostruisce il percorso artistico e umano in uno splendido libro, "Bluesman, la favola interrotta di Guido Toffoletti musicista veneziano", edito da Media&Books. Una narrazione avvincente che si snoda fra aneddoti, ricordi, e incontri a sorpresa con personaggi come Keith Richards, Bob Dylan, Mick Taylor, Alexis Korner, Led Zeppelin e molti altri. Da non perdere assolutamente.

Guido Toffoletti (fonte: Spettakolo!).
Guido Toffoletti con Keith Richards (fonte: Italiani di Frontiera).
"Bluesman" (Media&Books), il libro di Giò Alajmo dedicato a Guido Toffoletti (fonte: librerie.coop).
Il giornalista Giò Alajmo è anche un raffinato polistrumentista. E' il frontman della band rockblues dei DePress (fonte: musica361.it).

La notte del 22 agosto 1999 è morto un uomo di blues. Guido Toffoletti aveva 48 anni passati tutti facendo musica. Era veneziano. Doc. Nella sua piccola casa a S.Croce per anni aveva accumulato dischi, libri di musica, memorabilia dei Beatles, chitarre. Amava anche Totò, Elvis Presley, i fumetti di Blek Macigno, la cedrata Tassoni. Era un entusiasta, e col suo entusiasmo aveva girato il mondo, conoscendo i musicisti che più aveva amato, con molti di loro suonandoci insieme, o registrando con loro parte dei suoi numerosi dischi. Il padre del blues inglese Alexis Korner lo considerava il suo ultimo “allievo”. Keith Richards dei Rolling Stones lo chiamava a Capodanno per fargli gli auguri.

La sua storia è quella di uno di noi, uno come tutti, che riuscì però a toccare i suoi sogni e a viverli, riuscendo anche a condividerli con gli altri. Ma è soprattutto la storia di un musicista. Scriverla significa rendere omaggio non solo a lui, ma a tutti quelli a cui ha regalato delle emozioni, quelli che ha aiutato, quelli con cui ha litigato spesso a ragione, quelli che hanno imparato qualcosa, quelli da cui ha imparato, quelli che, mancato lui, si sono accorti di aver perso qualcosa, anche una parte di loro stessi, quella che lui conservava nella sua enciclopedica memoria, fatta di aneddoti, ricordi perduti, valori che non avevano mai subito l’attacco delle mode. Chiunque sia venuto in contatto con Guido gli ha preso e ha ricevuto qualcosa. Ciascuno sa cosa nel profondo del suo animo.

Io ho preso alcune delle sue passioni, l’ho seguito e stimolato nelle sue avventure facendolo arrivare dove non poteva lui da solo e facendomi portare dove da solo non sarei mai arrivato. La traccia della sua vita Guido l’ha lasciata scritta, assieme a tante carte, fax, foto, documenti che regolarmente mi passava “per quando scriverai la mia biografia”. Da quella traccia sono partito per ricostruire, raccontare, integrare una favola interrotta tragicamente.

Guido Toffoletti era il figlio ribelle di un giornalista veneziano, era caparbio, appassionato. Sin da bambino sognava Elvis e i Beatles, la fama, il successo, scegliendo però la via più impervia, quella del blues che in Italia era un percorso inesplorato. Lui, Fabio Treves, Roberto Ciotti, ciascuno a modo suo, ciascuno con le proprie capacità, hanno segnato una strada percorsa poi da molti altri, ma Guido soprattutto ha realizzato un ponte fra i giovani musicisti italiani, compresi Alex Britti e Tolo Marton, e i maestri anglosassoni e americani, ottenendo il rispetto e la collaborazione di questi ultimi. Frequentandolo negli anni mi sono trovato nelle situazioni più improbabili, a prendere il tè con Keith Richards, o nel camerino di Bob Dylan, in studio con Mick Taylor, in teatro con i Led Zeppelin, o a casa di Alexis Korner.

Chitarrista, cantante, compositore, spesso contrastato e discusso, ha raccolto nei suoi dischi soluzioni blues inedite e originali, mescolando i contributi di giovani musicisti locali e maestri internazionali, e il suoi linguaggio musicale era quello dei suoi maestri, molto critici invece dello stile dei suoi detrattori. Era un burlone, romantico e solitario, capace di scherzi terribili e sofisticate vendette. La sua morte assurda, travolto in bici da un’auto di notte, ha lasciato molti dubbi irrisolti come si conviene ai miti. Lo ha colto prima dei cinquant’anni che temeva, impedendogli di arrivare al nuovo secolo che probabilmente non gli apparteneva. Anche se qualcosa, come sempre, probabilmente si sarebbe inventato.

Giò Alajmo, “Bluesman, la favola interrotta di Guido Toffoletti musicista veneziano” (Media&Books).

www.mediabooks.it

Febbraio, 2020