Il Giorno dei Morti

Il Giorno dei Morti

Che poi ci sarebbe anche, qui alla Bragora, la calle della Morte. Non è che magari ve ne ho anche già parlato? Ma, bho, be' comunque in ogni caso ci sarebbe anche: perché una mano misteriosa cancella ogni volta il lenzuoletto che lo hanno appena scritto nuovo. Sarà che spaventa i turisti, sarà che ci è qualcuno che è particolarmente poco scaramantico e neanche apotropaico. Fatalità la calle della Morte è sempre senza nome. Datosi che ora si legge solo calle della. Il resto ce lo aggiungiamo noi, io (Andrea Silvestri) e il Mauri quando che andiamo a bere gli spritz da Chang.

Calle della Morte il ninzioleto cancellato da mano anonima e timorosa.

VENEZIA — Così, è arrivato anche il giorno dei Morti, che pur essendo sabato ci scrivo sopra il Venerdì. Che è venuta pure fuori una giornata proprio da due novembre, come ci si aspetta e come che deve essere.

Pare sembra così si crede e comunque lo dicono gli antichi studiosi delle serenissime storie, così per bocca del Mauri che ha potuto studiarle in trent'anni di lavoro all'ufficio economato, insomma ecco non si sa bene perché lì avrebbe dovuto tenersi le esecuzioni capitali in un lontanissimo passato; cioè proprio quando la Bragora era ancora il nucleo dell'inclita città prima ancora che s'inventassero San Marco. Da cui insomma il nome di calle della Morte.

E va bene. Allora non so perché — ma poi mi sono pentito — gli ho chiesto al Mauri: «E Antonio Cappella?» Il Mauri mi ha guardato con un volto attonito di pietra e ha profferito un lungo sospiro e poi ha detto: «Ma non lo sai?» «E cosa?» «È morto, poverino.» «Ma come? Ma se l'avrò visto sì e no in Zona A due estati fa e stava benissimo!» «E sì! Due anni fa stava benissimo, poi invece no.»

«Oh mària-vèrgine! E Giovanni Magazzino? Non starmi a dire che» «È morto anche lui!» «Ma no!» «Infarto...» «E... ma santo cielo! E pensare che andavamo in sandoletto a seppie e vogava come un indemoniato» «Appunto.»

È così che facciamo un bel momento di silenzio di circostanza, mentre che Chang da dietro il bancone si destreggia in un gesto benaugurante di dubbia educazione, sicuramente non di origine cinese. Ma si sa, certe cose si esprimono meglio in modi esclusivi di altre culture.

Al che il Mauri mi fa: «E Sbarre?» E questa purtroppo la so: «Cirrosi fulminante». «E per la miseria!» E purtroppo è così: oggi è il Giorno dei Morti e tocca di fare di questi discorsi. E allora, dopo aver ordinato un altro giro di spritz più un'arancetta per Chang gli chiedo: «E Virginio Merenda?» Il Mauri fa una faccia strana come se avesse inghiottito tutta l'oliva con lo stecco insieme: «È andato a vivere in terraferma». ★

Novembre, 2013