Il mago Silvan sa far sparire anche gli anni

Il mago Silvan sa far
sparire anche gli anni

Due ore e mezza sorprendenti

Roberto Bianchin

Tutto esaurito e  standing ovation al Teatro Goldoni di Venezia per il grande show di Aldo Savoldello in arte Silvan che inizia il nuovo scoppiettante tour proprio dalla sua città natale. A settantotto anni le sue mani si muovono ancora velocissime facendo apparire e scomparire palline e carte da gioco, anelli e orologi. Piccole manipolazioni e grandi illusioni per uno spettacolo formidabile. E un libro che ne racconta la storia.

Il mago Silvan (fonte www.prestigiazione.it).

VENEZIA – Dato che è uno dei più grandi maghi del mondo, il mago Silvan riesce a far sparire proprio di tutto. Anche il tempo che passa. Ne ha settantotto, di anni, Aldo Savoldello in arte Silvan. Solo le spalle si sono leggermente incurvate, e il passo non è sempre sicurissimo. Ma le mani, no. Quelle mani lunghe e affusolate non hanno età. Continuano a muoversi veloci, velocissime, più veloci dell’occhio. Continuano a far sparire e apparire, come per magia, appunto, palline e carte da gioco, fazzoletti e orologi, e persino splendide, monumentali ragazze.

È una gioia vedere e rivedere uno spettacolo del mago Silvan. Sempre antico e sempre nuovo. Non lo si può raccontare, perderebbe tutta la magia. Bisogna andarci. Come quello che, sempre elegantissimo nei suoi smoking bianchi e neri, ha tenuto a Venezia, al Teatro Goldoni, a inaugurare il suo nuovo tour, in una sala strapiena che gli ha tributato – e non solo perché Venezia è la sua città – meritatissime  standing ovation.

In linea con la lezione professionale, saggia e onesta del grande Houdini, del quale riprende alcuni celebri giochi («No, non possiedo alcuna dote paranormale»), Silvan spiega che il segreto sta tutto nella sua straordinaria capacità di manipolatore. Per la quale servono alcuni piccoli sacrifici come un assiduo e costante esercizio giornaliero. «Devo dedicare diverse ore ogni giorno per esercitare le mie mani, che sono il mio principale strumento del mestiere. Una ginnastica manuale preziosissima che non ho mai smesso di praticare».

Veneziano di Santa Croce, svezzato prima nei patronati e poi tra i velluti del night club  Antico Pignolo, Silvan, come racconta nella sua autobiografia  La magia della vita (Mondadori), fu allievo di un altro grande mago della laguna, il professor Otello Ghigi, illusionista e ipnotizzatore, zio del noto critico cinematografico Giuseppe Ghigi. Silvan definisce Otello Ghigi «dotato di un grande carisma», e lo descrive come «un uomo intelligente, un affabulatore affascinante dotato di un animo sensibile e poetico», che «incantava tutti in scena e fuori».

Silvan, che ai suoi esordi di mago si faceva chiamare Saghibù, conferma anche la leggenda che il suo nome derivi da quello dell’attrice Silvana Pampanini. Successe a Roma, a un concorso televisivo per dilettanti che si chiamava  Primo applauso, e che era condotto appunto dalla Pampanini. Silvan prese il massimo del punteggio.

Alla fine la Pampanini, che lui descrive come «affascinante», gli chiese: «Come hai detto che ti chiami?». «Saghibù». «Forse è un nome un po’ troppo esotico per un ragazzo della tua età». Silvan la guardò confuso. Non aveva mai pensato di chiamarsi diversamente. Lei sorrise: «Io ho portato fortuna a molte persone. Perché non provi a prendere il mio nome? Togliendo la “a” finale, potresti chiamarti Silvan».

«Al suono di quella parola – racconta oggi Silvan – fu come se un riflettore si fosse improvvisamente acceso nella mia testa. Non ero più un ragazzino di Venezia che si dilettava di magia con i compagni di oratorio. Stavo per diventare Silvan. Il mago».

Un mago, già. Ma che cos’è un mago? «Non lo so, non ci ho mai pensato. Quello che posso onestamente dire di me è che sono stato sempre sorretto da grande amore e passione per la magia, e che non ho mai preso alla leggera la mia professione».

Il suo show difatti è perfetto. Dalle piccole, piccolissime, sapienti manipolazioni fino alle grandi illusioni, quelle che ti lasciano a bocca spalancata. Ne ha la bellezza di cento e cinquanta nel suo arsenale, dalla sparizione di un elefante alla levitazione di uno spillo. E fra un trucco e l’altro lui si muove disinvolto, sempre bello, elegante, sorridente, gentile, garbato, con i suoi modi raffinati e il suo parlare forbito. Un vero gentiluomo veneziano che fa onore, girando il mondo, alla sua città natale.

E che come un vero mago non ha paura del tempo che passa. «La vecchiaia non mi spaventa, semplicemente non ci penso. Per me, in realtà, non esiste, perché l’ho bandita dal mio pensiero. Mark Twain l’ha scritto: “Non si smette di giocare perché si diventa vecchi, si diventa vecchi perché si smette di giocare”. E il mago non ha età. A prescindere dalla sua età anagrafica, il mago è giovane di mente, di spirito e di cuore. È il  puer aeternus che è dentro di noi e che ci fa rimanere incantati davanti a tutto ciò che rappresenta il magico, l’impossibile, l’irrazionale. Esattamente come quando da bambini ascoltavamo le favole che ci raccontava la nonna».

Novembre, 2015

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