Il mistero dei segni del maestro di Sansepolcro

Il mistero dei segni del
maestro di Sansepolcro

Una spettacolare mostra a Palazzo Magnani di Reggio Emilia

Gabriele Drago

Cento opere di Piero Della Francesca, affiancato dai grandi protagonisti della teoria e della pratica del disegno prospettico e architettonico dei secoli quindicesimo e sedicesimo. Da Michelangelo a Dürer, dal Ghirlandaio a Leon Battista Alberti. È la prima e unica occasione per ammirare tutte insieme le opere grafiche del maestro, e anche per fare un viaggio straordinario nell'arte del Rinascimento, in una mostra che è anche una formidabile macchina didattica.

Piero della Francesca, Proiezioni di una testa scorciata dal De Prospectiva Pingendi (part. ante 1482, Milano, Biblioteca Ambrosiana; commons.wikimedia.org).

REGGIO EMILIA – Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca, protagonista della mostra a lui dedicata, Il disegno tra arte e scienza, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli, e aperta a Palazzo Magnani di Reggio Emilia fino al 14 giugno.

Attorno al maestro di Sansepolcro aleggia da sempre un velo di mistero e di enigmaticità, dovuto sia ai pochi documenti che lo riguardano, sia alla singolarità del suo linguaggio espressivo che coniuga, magicamente in equilibrio perfetto, la plasticità e la monumentalità di Giotto e Masaccio con una straordinaria capacità di astrazione e sospensione.

Un’essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici mirabilmente espressi nei trattati che ci ha lasciato: l’Abaco, il  Libellus de quinque corporibus regularibus, il  De Prospecitva pingendi e il da poco scoperto  Archimede. Ed è proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul  De prospectiva pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo.

Piero Della Francesca. Il disegno tra arte e scienza, presenta la figura del grande artista nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione è stato riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del  De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il  Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e  Archimede (Firenze).

Ma la mostra non è solo l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del maestro. È anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente e non solo, producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo.

Un viaggio particolare, commentato nell’audio-guida da Piergiorgio Odifreddi, conduce il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del San Ludovico da Tolosa del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo, quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri.

Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del  De Prospectiva Pingendi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.

I cosiddetti maestri della prospettiva, ossia gli intarsiatori, fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato, e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, fu degna della menzione di Luca Pacioli. Albrect Dürer dimostra in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il  De Prospectiva Pingendi.

Se risale solo a Constantin Winterberg (1899) la notizia – mai dimostrata né rintracciata – che Leonardo, dopo aver saputo da Pacioli che Piero aveva compilato un trattato di prospettiva, rinunciò a redigerne uno suo, è però un fatto non trascurabile per la fortuna dell’opera maggiore pierfrancescana che si sia voluto sottolinearne l’eccezionalità e la novità con un paragone eccellente, che pone Piero teorico al di sopra di tutti i pittori prospettici della sua epoca.

Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del  De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale è un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi.

La mostra è inoltre concepita come una macchina didattica che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche delle università di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione.

Suggestive installazioni multimediali sono parte integrante del percorso di mostra. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permettono così di comprendere meglio la celebre  Città ideale di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale.

Piero Della Francesca, Il disegno tra arte e scienza
Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Fino al 14 giugno

Maggio, 2015

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