Il pianeta dei famosi

Il pianeta
dei famosi

Nuove prospettive per la coglionizzazione del sistema solare

Luca Colferai

Il cazzeggio mondiale sta per diventare interplanetario: è un nuovo progetto spaziale che potremmo chiamare la coglionizzazione di Marte. L'idea è creare uno spettacolo realtà, con moltissimi spettacoli di parole, e mandare i vincitori sul pianeta rosso per un viaggio senza ritorno. E forse anche senza andata. Con le tecnologie attuali, infatti, arrivare e restare su Marte si può (in teoria). Ma è estremamente difficile costringere qualcuno a farlo.

L'idea del supercazzeggio fra i pianeti è venuta al premio Nobel per la fisica (1999) Gerard 't Hooft geniale professore olandese di fisica teorica all'Università di Utrecht nei Paesi Bassi e ha già raccolto ottantamila volontari per il folle volo. Per essere precisi: Hooft è stato contattato da Mars One, una fondazione non profit creata dal ricercatore olandese Bas Lansd che lo ha incaricato di escogitare un modo per reclutare i coloni. Dovrebbe essere uno spettacolo realtà in grande stile, tipo Olimpiadi, con i vincitori scelti dal pubblico e il programma inondato di soldi dagli sponsor.

Il tutto dovrebbe costare cinque miliardi di euro, usare tecnologie attuali, concludersi nel 2033 con l'installazione su Marte di una colonia di venti vincitori a perdere. I problemi della colonizzazione di Marte non sono molti: il viaggio è troppo lungo; i raggi cosmici sono troppo pericolosi; il pianeta è troppo inospitale. Insomma la sopravvivenza dei coloni a corto, medio, lungo termine troppo difficile. Alla Nasa ci stanno impazzendo da anni: garantire la sopravvivenza di una spedizione di andata e ritorno è attualmente impossibile.

Altra cosa è invece la coglionizzazione di Marte. Il viaggio di Mars One è di sola andata. E la permanenza sul pianeta ritenuta aleatoria. Intervistato dalla rivista Focus, Gerard 't Hooft conclude: «Perché non dovremmo spostarci altrove? Credo sia un desiderio profondamente umano quello di stabilirsi oltre i confini terrestri. Se esiste la possibilità, dovremmo sfruttarla».

È appassionante scoprire come gli infingimenti del novecento abbiano ormai stravolto la mente dei contemporanei, persino quella dei premi Nobel. Per tutto il secolo sedicesimo, e per tutti i secoli a seguire, gli europei di Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra e Paesi Bassi hanno inviato nelle terre appena scoperte migliaia di esseri umani (pionieri, coloni e conquistatori). Li imbarcavano su precari vascelli di legno ed essi partivano ad affrontare oceani mortali, diretti verso terre infestate da animali di tutte le dimensioni (compresi alcuni tra gli aborigeni) bramosi di divorarseli.

I viaggiatori erano spinti da tre motivi: la disperazione, il desiderio di arricchirsi, la condanna all'esilio. Le speranze di sopravvivenza erano bassissime: durante i viaggi funestati da tempeste bonacce pirati e malattie; all'arrivo esiziale per climi insopportabili, malattie inguaribili, indigeni incazzatissimi e cattivissimi coloni precedenti; durante la permanenza per gli stessi motivi dell'arrivo più la fame, l'ignoranza e anche persino diversità ideologiche e religiose all'interno e all'esterno delle colonie. Le speranze di sopravvivenza a destinazione si contavano nell'ordine di mesi. Provate a bere un bicchier d'acqua spillata dal rubinetto dell'albergo a Copacabana e capiterete cosa intendo.

Dal cinquecento al settecento i coloni venivano inviati a forza nei nuovi possedimenti. Dall'ottocento al novecento ci andavano di propria volontà perché non avevano alternative (e quindi si aggiunsero anche gli italiani e altri popoli prima esclusi perché tormentati dal sottosviluppo). Gli organizzatori dei viaggi avevano un solo scopo: arricchirsi rapidamente e smisuratamente a scapito dei viaggiatori. E ci riuscirono. Incidentalmente qualche colono ebbe fortuna: i degredado portoghesi in Brasile (che si trovarono in un paradiso terrestre popolato di donne pulitissime, glabre e disinibite); gli esuli rivoluzionari aristocratici francesi e inglesi nel nord America (che usarono le proprie ricchezze per comprarsi interi stati invece di misere contee); ma sono casi isolati e generalmente trattasi per i più di una lunga storia triste, dura, cruda e brutale. L'unico lato positivo della colonizzazione terrestre del passato è che sul nostro pianeta c'è moltissima aria da respirare.

L'unica differenza tra la colonizzazione della Terra e la coglionizzazione di Marte è che la prima si è svolta con lucida onestà intellettuale: ci si andava per sfruttare le nuove immense ricchezze, sterminando tutto quello che non rientrava nei limitati orizzonti mentali occidentali, con la scusa portare civiltà e religione; per farlo si usavano poveretti, criminali, disgraziati, disadattati e indesiderati in genere. Oggi sarebbe inumano inviare criminali comuni o dissidenti politici in una missione suicida senza ritorno per tentare di sfruttare eventuali ricchezze marziane; però è entusiasmante accettabile e remunerativo offrire un concorso televisivo planetario per aspiranti allargatori degli orizzonti umani destinati ad un probabile tragico fallimento. ★

Luglio, 2013

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