Il piano di sopra

Il piano di sopra

Paolo Fiorindo

La signora mi vede, mi conosce e si ricorda che ogni tanto scrivo sui giornali, smette di lustrare la lapide del marito, si asciuga le lacrime e lentamente, con fatica, si avvicina, traballando sul ghiaino rosa ancora impolverato, steso di fresco tra le tombe nuove del cimitero di campagna. Pomeriggio assolato d’aprile, son lì anch’io a mettere acqua ai fiori sulla tomba di un mio qualcuno.

Paolo Fiorindo - Il piano di sopra - Sprofondo Nord (foto PF).

La signora vedova mi dice che ha superato da qualche anno la settantina, vedo che è curata e ben vestita, si rassetta i capelli scuri e si scusa per non essere potuta ancora andare dalla parrucchiera, ma ci andrà prima di Pasqua, promette. Porta gli orecchini, una piccola lucente collana e un leggero trucco le adombra e le ringiovanisce viso e labbra. Già, perché qui da noi andare a trovare i nostri cari in cimitero è come andare alla messa, di fronte a Dio e di fronte ai morti ci si prepara per bene.

Mi dice che è sofferente di cuore e d’altro che qui mi pare giusto omettere, prende più di dieci pastiglie al giorno. E questo lo immaginavo, sto paesotto malinconico sta da decenni in cima alle statistiche del Nordest per numero di pastiglie pro capite prescritte dai medici (per tacer quelle assunte spontaneamente). Abita al piano inferiore di una piccola palazzina popolare ammuffita, di quelle costruite in economia coi muri sottili e materiali così così. So dov’è, qualche giorno prima ho fatto visita a conoscenti che abitano nella casa proprio a fianco. Nell’appartamento sopra il suo ci hanno fatto due mansarde abusive, mi racconta smarrita ma con dovizia di particolari, e ci abitano da anni una decina di persone, tutti maschi e una sola donna. Fanno certi lavori umilissimi e sporchi in qualche fabbrica della zona. Sbatacchiano sul pavimento tutto il giorno, specie di notte, vanno e vengono, e a questi se ne aggiungono altri perché lì sopra hanno installato una linea telefonica collettiva per telefonare all’estero. E ignorano le sue ripetute richieste di fare meno casino, e le ridono in faccia. Sono venuti quelli dell’azienda a fare l’impianto telefonico, mi dice, e per tirare i cavi hanno dovuto attraversare il suo cortile. Voglia o no, della proprietà privata non c’interessa, le hanno detto quelli del telefono, dobbiamo passare di qua e passiamo. Quando hanno aperto il cancelletto, senza domandar permesso, il cagnetto (che è meglio di un cristiano) le è scappato fuori, lei fatica a camminare e non lo ha potuto rincorrere, fortuna che poi dopo qualche ora è ritornato a casa da solo.

Per trovare un po’ di pace la signora ha dovuto spostare la sua camera da letto, ma inutilmente. Quelli del comune sono venuti a fare un sopralluogo al piano di sopra, una o due volte, ma gli inquilini non gli hanno voluto aprire e così sono tornati indietro e amen. L’assessore tal dei tali ha risposto alle e lamentele della signora ridendo, cambi casa le ha detto. Ma con neanche cinquecento euro di pensione, e i ticket dei farmaci, e il mangiare, e le bollette, la signora mi dice che al massimo riesce a cambiare i fiori sulla tomba del marito. Lei sa quanto valgono gli affitti qui? Anche trecinquanta-quattrocento euro per un miniappartamento. I pochi risparmi li ha investiti non sulla prima casa, ma sull’ultima, la casa eterna, quella tomba bassa a due piazze in marmo a venature beige tirato e lustrato a piombo. La signora invoca la foto del marito sulla lapide, che se la prenda finalmente e la porti via con sé.

La signora è stanca, si siede sulla lapide del consorte. Ha telefonato in comune, mi dice, voleva parlare col sindaco, ma l’hanno fatta attendere e poi la linea è caduta perché qualcuno ha messo giù.

Dal poggiolo del piano di sopra è caduto un pezzo di cemento che ha colpito la signora alla fronte, per fortuna di striscio. I ferri dell’armatura rimangono lì, ruggini, in bella vista. Continua sempre l’andirivieni, dieci dodici maschi giovani, e una sola donna. Altri arrivano per telefonare, a tutte le ore. Lei che scrive sui giornali, mi dice, mi aiuti. Le rispondo che per queste cose dovrebbe provvedere il comune, al limite i carabinieri se succede qualche fatto particolare, tipo minacce o peggio. La signora a spese sue ha fatto svuotare la vasca biologica, che era stracolma ed emanava fetore, mentre da sopra guardavano e ridevano, non sapevano nemmeno cosa fosse.

Di notte poi un via vai continuo di passi martellanti, un gridare e un vociare tremendo sopra la testa, un continuo cantiere in opera, e nessuno sa cosa facciano tutti qui maschi con una sola donna lì dentro. I muri e il pavimento sono sottili, mi dice, ho due stanze in tutto, non riesco mai a dormire, sono malata di cuore, la settimana scorsa sono caduta per terra all’angolo della piazza, mentre andavo a fare la spesa. Fortuna che un passante mi ha aiutato ad alzarmi. Ho chiesto aiuto a tutti, da anni, inutilmente. Casa mia è diventata un incubo, da anni. Mi aiuti lei, che scrive sui giornali. Che bella la sua tomba di famiglia, i fiori sopra quel marmo grigio sono bellissimi, venite ad annaffiarli tutti i giorni, si vede che ne avete cura. Fortunati voi che non avete nessuno che di notte vi balla sopra la testa. Grazie, grazie davvero per avere ascoltato una povera vedova. ★

Aprile, 2014