Il vetro fra tradizione e contemporaneo

Il vetro fra tradizione
e contemporaneo

Murano Al Museo del Vetro di Murano due mostre antitetiche

Maria Luisa Pavanini

A Murano, negli spazi rinnovati e restaurati del museo vetrario, si sono inaugurate due mostre molto diverse tra loro. Tali esposizioni fanno parte dell’attività del museo per la primavera dell’anno in corso. Una è dedicata all’opera dell’artista italo-argentina Silvia Levenson ed è ispirata alla tragica vicenda dei desasparecidos. Nella Sala Brandolini è invece ospitata la mostra: Il vetro per l’aperitivo, storie di vetro e di carta.

Silvia Levenson,Identidad recuperada (2002-2016, vetro fuso in stampo - kiln cast glass installazione per il Museo del Vetro di Murano; fonte museovetro.visitmuve.it).
Anonimo, Corsez le goût de vos boissons avec le Bitter Campari (stampa offset, 34 x 26 cm, 1939 Collezione Maffioli, Cantone Ticino; fonte museovetro.visitmuve.it).

VENEZIA – Silvia Levenson, che da anni vive in Italia, si presenta per la prima volta a Venezia nello spazio delle Conterie al piano terra. Il titolo della mostra Identidad desaparecida allude al vuoto lasciato da migliaia di bambini, oggi adulti, strappati alle loro famiglie in Argentina durante il regime dal 1976-1983, quando i militari vollero eliminare non solo una generazione di giovani, ma anche i loro figli bambini. Dal 12 marzo al 11 settembre 2016 sono esposte installazioni e fotografie che evocano e vogliono mantener vivo il ricordo di questo drammatico evento.

Attraverso l’uso del vetro fuso o a stampo Silvia Levenson mostra oggetti del quotidiano: seggioline, scarpette, altalene, tutte di vetro colorato accanto a coltelli, filo spinato, chiodi, puntine. Un forte impatto emotivo è dato da centodiciannove vestitini da neonato in vetro fuso stesi lungo tutto lo spazio espositivo.

Centodiciannove sono i casi risolti dalle Abuelas de Plaza de Mayo. Centodiciannove figli, che hanno potuto conoscere l’identità dei loro veri genitori ed incontrare la loro famiglia biologica. La mostra vuole essere anche un omaggio alle coraggiose nonne di Plaza de Mayo, donne generose ed instancabili, che hanno attraversato l’inferno, ma sono ancora lì a lottare per la memoria, la verità e la giustizia e vogliono contribuire a pacificare la società argentina con la sua storia. Tante storie private, che diventano corali, affidate alla presenza tenera e fragile di corredini di bebè. Mutandine, bavaglini, minuscoli calzini stesi nella metafora della fragile lastra di vetro, che cristallizza le emozioni di quarant’anni di vita. La trasparenza del vetro rende visibile quella che la maggior parte degli argentini voleva nascondere, ignorare. Non c’è nulla di innocente e gioioso in questi trasparenti vestitini di vetro, ma l’ibernazione delle emozioni cristallizzate nel fragile materiale.

Nella Sala Brandolini è invece ospitata la mostra: Il vetro per l’aperitivo, storie di vetro e di carta. L’esposizione a cura di Gabriella Belli, , Nicoletta Ossanna Cavadini e Chiara Squarcina focalizza l’attenzione sul bicchiere per l’aperitivo. Una serie di réclames, affiches, locandine e manifesti, menu e calendari nonché bicchieri, sottobicchieri, porta ghiaccio, bottiglie per il seltz celebrano e ricordano il rito dell’aperitivo. La grafica, il cartellone pubblicitario dedicati all’aperitivo offrono la possibilità di raccontare l’evoluzione del design in questo settore. Agli inizi del secolo scorso sono l’Art Nouveau e il Liberty i modelli di riferimento. Le sinuose figure femminili connotano la composizione. Il futurista Fortunato Depero realizza una serie di bozzetti per Campari di forte impatto visivo tra il 1914-18. Fino al rivoluzionario Punt e Mes di Armando Testa 1960.

Certo passare dai desasparecidos all’aperitivo, anche se in spazi diversi sconcerta un po’…

Il Vetro per l’Aperitivo
Trasformazioni del brindisi
Storie di vetro e di carta
12 marzo>29 maggio 2016

Marzo, 2016

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