Indiani

Indiani

Roberto Bianchin

Abbiamo sbagliato tutto. Facendo la figura dei polli. Facendoci ridere dietro da tutto il mondo. E azzerando la nostra già scarsa credibilità internazionale.

L’Italia non poteva fare peggio di così nella vicenda dei due militari arrestati in India per aver ucciso due pescatori scambiandoli per pirati del mare. Come fosse un Paese guidato da dilettanti (forse lo è ) è incappata in un errore dietro l’altro. Imperdonabili.

Il primo errore è stato quello di aver lasciato che i due marò venissero arrestati subito dopo il fatto. Non avrebbero invece dovuto essere consegnati alle autorità indiane, e l’Italia avrebbe dovuto sollevare subito in sede internazionale la questione della competenza a giudicarli: non tanto e non solo perché il fatto era avvenuto, come poi è stato accertato, in acque internazionali, quindi fuori dalla giurisdizione indiana. Quanto perché in base ai trattati internazionali un Paese non può processare i soldati di un altro Paese, qualunque crimine abbiano commesso in qualunque Paese.

I militari di un Paese che commettono un reato nell’esercizio delle loro funzioni possono (e devono) essere processati nel Paese di origine. Come successe per i militari americani colpevoli della strage sulla funivia italiana del Cermis che, nonostante le proteste del nostro Paese, non furono consegnati alla giustizia italiana ma riportati in America e quindi processati (e scandalosamente assolti, ma questo è un altro discorso) in quel Paese. Quindi anche i due marò italiani avrebbero dovuto essere restituiti all’Italia, processati nel nostro Paese, e condannati se ritenuti colpevoli.

Il secondo errore è stato quello di non aver reagito al momento dell’arresto. L’Italia avrebbe dovuto contestarlo per tutte le vie diplomatiche internazionali. Avrebbe potuto chiedere la condanna dell’India per violazione dei trattati internazionali all’Assemblea dell’Onu come alla Corte di Giustizia dell’Aja. Avrebbe potuto richiamare in patria il proprio ambasciatore, come espellere dall’Italia l’ambasciatore indiano. Avrebbe potuto rompere tutti i rapporti diplomatici con l’India e decretare l’interruzione degli scambi commerciali. Avesse fatto anche solo qualcuna di queste mosse, avrebbe sensibilizzato l’opinione pubblica internazionale e forse l’India avrebbe dovuto in qualche modo tenerne conto.

L’Italia invece non ha fatto neanche uno di questi passi. Ma ha commesso il terzo, tragico errore di questa storia, quando, contravvenendo agli impegni sottoscritti e alla parola data, ha deciso di non rispedire più in India i due marò che erano tornati in Italia, con un permesso speciale, per votare alle elezioni. Con questo errore, l’Italia, che aveva ragione, è passata direttamente dalla parte del torto.

Il quarto errore (e c’è il rischio che non sia neanche l’ultimo) è stato pochi giorni dopo quando, contraddicendosi per l’ennesima volta, si è rimangiata quella sconcertante decisione, che era sbagliata ma che comunque non è stata nemmeno capace di difendere, ha cambiato idea e con una repentina giravolta che ci ha fatto vergognare in tutto il mondo, ha rispedito in India i due marò.

Difficile immaginare ora come andrà a finire. Di sicuro c’è da aspettarsi il peggio da questa incredibile sequenza di errori. ★

Marzo, 2013