Insaputi

Insaputi

Roberto Bianchin

Quello che diverte (o che sconcerta, dipende dai punti di vista) non è tanto che alcune imprese del consorzio che sta costruendo il grande e costoso sistema (sei miliardi di euro) che dovrà difendere Venezia dalle acque alte, abbiano finanziato le campagne elettorali di entrambi i candidati a sindaco alle elezioni di tre anni fa. Sia quello di centrodestra (l’allora ministro Renato Brunetta), sia quello di centrosinistra (Giorgio Orsoni) risultato poi vincente.

Questo è quasi normale: le imprese cercavano di tutelarsi comunque, chiunque avesse vinto. E in questo caso avevano anche partita facile: sia il centrodestra che il centrosinistra erano già in partenza, ancora prima di essere finanziati, favorevoli al grande sistema di dighe mobili. Tombola.

No, quello che diverte (o che sconcerta, dipende dai punti di vista), è che sia il sindaco di Venezia in carica, sia il sindaco mancato, fossero stati finanziati a loro insaputa, in omaggio a una tendenza tutta italica da qualche tempo di moda: da quando cioè fu inaugurata da un altro ineffabile ex ministro, quel Claudio Scaiola chiamato Sciaboletta, a proposito di una casa comperata per lui, ma a sua insaputa, al Colosseo.

Non solo. I due insaputi di Venezia, scoprendosi un talento comico degno del miglior Maurizio Crozza, non ricordano i nomi delle imprese che li hanno finanziati, né le somme che hanno ricevuto. Tantomeno i motivi per cui sono stati finanziati. Davvero esilarante. Sentite come si giustifica l’insaputo sindaco Orsoni, interrogato in proposito dal giornalista Giorgio Cecchetti de La Nuova Venezia: «Non mi sono occupato dell’aspetto economico della mia unica campagna elettorale, avevo un mandatario, il quale naturalmente alla fine mi ha fornito l’elenco dei sostenitori, e tra questi c’erano anche alcune imprese del Consorzio Venezia Nuova».

E sentite come si giustifica l’insaputo ex ministro Brunetta, interrogato in proposito dal giornalista Alberto Vitucci, sempre del quotidiano La Nuova Venezia: «Non mi sono mai occupato direttamente di conti, c’era un comitato elettorale che faceva tutto e teneva la lista di quelli che davano i contributi. In ogni caso non dal consorzio, da qualche impresa sicuramente. I nomi davvero non li so».

Finanziati a loro insaputa, dunque, e nessuno dei due sapeva niente. Poesia purissima. Tutti e due gli insaputi veneziani però si affannano a precisare che è tutto in regola, tutto legittimo. Sentite l’insaputo Brunetta: «Posso dire che il mio comitato elettorale ha certificato i versamenti, che è tutto in regola». E sentite l’insaputo Orsoni: «Fondi registrati e denunciati, tutto regolare».

Non viene in mente a lor signori del centrodestra e a lor signori del centrosinistra, all’insaputo sindaco in carica e all’insaputo sindaco mancato, che sarà anche tutto in regola, come dicono, tutto registrato scrupolosamente, tutto certificato esattamente e tutto denunciato puntualmente, ma che forse non sarebbe stato opportuno, quantomeno sul piano etico e su quello morale, farsi finanziare proprio da quelle imprese impegnate nella costruzione della più grande opera di Venezia. Perché un sindaco magari prima o poi potrebbe avere qualcosa da ridire proprio su quella grande opera. E magari potrebbe trovarsi in imbarazzo se dovesse contestare qualcosa proprio a chi lo ha pagato.

Fortunatamente questo a Venezia non è successo. Sia il sindaco in carica sia il sindaco mancato non hanno mai trovato proprio niente da contestare alle imprese del consorzio che nella bufera degli arresti e degli scandali stanno allegramente costruendo la più grande opera pubblica mai realizzata in Italia. ★

Luglio, 2013