Knie, una pista lunga cent'anni

Knie, una pista
lunga cent'anni

La tournée del giubileo

Roberto Bianchin

Non tradisce le attese lo spettacolo che festeggia in grande stile i cent'anni di vita del Knie, il più grande e prestigioso circo svizzero, gestito tuttora dall'omonima famiglia. Una sequenza di numeri tutti di alto livello, selezionati tra quelli premiati con l'oro e l'argento in varie edizioni del festival di Montecarlo. In pista, oltre al patron Fredy Knie e alla figlia Géraldine con la loro splendida cavalleria, molti artisti italiani, come i fratelli Guido e Maycol Errani, Devis Vassallo, Ambra Faggioni. E uno chapiteau nuovo di zecca dalla visibilità perfetta, acquistato in virtù di una sottoscrizione popolare, e montato nella centralissima piazza del teatro dell'Opera.

Géraldine Knie (fonte: Femina).
Il nuovo chapiteau del circo Knie (fonte: La regione).
Ivan Frédéric Knie (fonte: La Regione).

ZURIGO – Cent’anni di vita sono un traguardo non disprezzabile. Specie se ci si arriva in buona salute. E il circo Knie sta benissimo. E’ partito per la tournée del centenario (debutto a Rapperswil, la città natale del grande Grock, chiusura a Lugano, come di consueto a metà novembre), con un tendone elegante e nuovo di zecca dalla visibilità perfetta, senza pali interni, acquistato per 250mila franchi svizzeri grazie a una sottoscrizione popolare di cinquecento affezionati spettatori, e con un programma da sogno di una decina di artisti premiati con l’oro e l’argento in varie edizioni del festival di Montecarlo.

E’ il migliore spettacolo di circo attualmente in scena in Europa. Che riconcilia con le arti della pista in un momento difficile, che mette a repentaglio, e non solo in Italia, la stessa sopravvivenza degli chapiteaux. Peccato che oggi bisogna andare all’estero per assistere a spettacoli, come questo, di alta qualità. Ma anche per capire la considerazione, e il peso culturale, di cui il circo gode ancora in Paesi diversi dal nostro, come Svizzera appunto, ma anche come Francia, Germania, Austria. Basta vedere dove hanno messo lo chapiteaux: nientemeno che nella prestigiosa e centralissima piazza dell’Opera, proprio davanti allo storico teatro, sulla riva del lago. Per dire, come se a Milano il circo di Moira Orfei (per citare il nome di un’altra storica famiglia), montasse le sue tende davanti al teatro della Scala. Impensabile. Eppure anche il Roncalli, quando va a Vienna, si installa nella piazza monumentale del Municipio senza che nessuno gridi allo scandalo. Solo in Italia confinano i circhi, considerandoli robaccia, nelle più lontane e squallide periferie.

Questa la prima, grande differenza. La seconda la fa la raffinatezza della struttura, gli spazi comodi e larghi del foyer, con divani, poltroncine e tavolini, per aspettare l’inizio dello spettacolo comodamente seduti, magari sfogliando il bellissimo libro del centenario appena uscito (49 franchi), e la ricca offerta del bar, dove non è sconveniente permettersi il piccolo lusso di poter ordinare anche una coppa di champagne (Moet & Chandon, 14 franchi). La terza la fa l’accoglienza calda del pubblico, che affolla numerosissimo lo chapiteau, che guarda stupito le immagini della storia dei Knie che scorrono su un grande schermo circolare montato al centro della pista, e che alla fine, tutto in piedi, non lesina una meritatissima standing ovation.

Ma la differenza maggiore la fanno, com’è giusto che sia, i numeri dello spettacolo. Tutti di alto e altissimo livello. Tra questi, la specialità della casa, l’elegante cavalleria del patron Fredy Knie, spalleggiato a dovere dalla figlia Géraldine, responsabile della direzione artistica dello spettacolo, dalla moglie Mary-José e dai giovani Frédéric Knie e Wioris Errani che propongono una “doppia posta” ungherese con diciotto cavalli, che se non può rivaleggiare con quella della famiglia di Alexis Gruss, si fa comunque molto apprezzare.

Non finiscono poi di stupire i meravigliosi acrobati rumeni del Duo Ballance, Constantin Ciobotaru e Dan-Florin Tazlauanu in un mano-a-mano da brividi; la splendida danza aerea dei Golden Dream, l’affascinante italiana Ambra Faggioni e lo spagnoloYves Nicols; l’incredibile e modernissima giocoleria dell’ucraino Viktor Kee, per lunghi anni star del Cirque du Soleil; gli spericolati volteggi alla bascula della troupe russa dei Sokolov; l’antipodismo ancora perfetto dei fratelli italiani Guido e Maycol Errani (quest’ultimo ormai di casa, avendo sposato Géraldine Knie), e gli eleganti passaggi aerei ai tessuti dell’acrobata Anastasia Makeeva.

La clownerie, ecco, affidata all’italiano Davis Vassallo (migliorato molto negli ultimi anni), a un evanescente Francesco Fratellini, a un clown bianco peraltro “storico” come Yann Rossi (belli i suoi costumi, ma nient’altro), e a un Monsieur Loyal come Enrico Caroli che non fa più il presentatore ma la spalla in un paio di occasioni, la clownerie, ecco, quella è appena sufficiente. Non a caso va in scena solo negli spettacoli pomeridiani, quelli più affollati di bambini. La sera, quando ci sono più adulti, i clown spariscono e vengono sostituiti –segno dei tempi- da comici noti in tivù, come Viktor Giacobbo e Mike Muller nella Svizzera tedesca, Vincent Kucholl e Vincent Veillon in quella francese.

Dignitosa anche l’orchestra di Ruslan Fil (nove elementi), divertenti, anche se sottoutilizzate, le coreografie dell’esuberante Troupe Bingo, scadente –da circhetto di periferia- il numero di pappagalli di Franco Knie Junior (figlio del grande addestratore di elefanti –che peccato non vederli più in pista- Franco Knie Senior, che non gira più col circo ma sta con i suoi elefanti pensionati in un parco per bambini, e che una ventina di anni fa visse una grande storia d’amore con la Principessa Stéphanie di Monaco, che per amor suo si trasferì a vivere al circo per alcuni anni).

Nell’insieme, uno spettacolo di grande valore e qualità. Da non perdere assolutamente. Peccato, a voler essere pignoli, che per raggiungere la perfezione –e per un’occasione come quella del centenario sarebbe stato fantastico raggiungerla- manchino appunto gli elefanti, ma manchi anche la gabbia dei leoni e delle tigri, e manchi un numero di trapezio: tutti elementi che hanno fatto, e che fanno, la storia del circo. Per questo, in pagella, un voto in meno.

LA PAGELLA

Circo Knie, Jubilé 2019. Voto: 8

www.knie,ch

Maggio, 2019