L’amore breve fra Umberto Boccioni e Vittoria Colonna

L’amore breve fra
Umberto Boccioni
e Vittoria Colonna

Le avventure delle coppie più celebri

Maria Luisa Pavanini

La mattina del 6 giugno 1916 Vittoria Colonna Caetani, principessa di Teano, raggiunge la sponda più vicina a Villa San Remigio sulla sua barchetta a remi. Era sta invitata a colazione dai Casanova, che volevano presentarle Ferruccio Busoni e Umberto Boccioni. Vittoria discendeva da una delle più antiche dinastie romane di origine feudale: i Colonna. Vittoria sta per compiere trentasei anni. Il suo viso ha tratti decisi, grandi occhi castani e malinconici.

Vittoria Colonna (fonte: archiviodelverbanocusioossola.com).
Umberto Boccioni (fonte: archiviodelverbanocusioossola.com).

Da quindici anni Vittoria Colonna è moglie di Leone Caetani, principe di Teano e figlio primogenito del duca Onorato e della nobildonna inglese Ada Bootle-Wilbraham. Persona colta, scrittore, viaggiatore.

Quello fra Leone e Vittoria, il 20 giugno 1901 fu un matrimonio storico. Un avvenimento che avvicinava, dopo secoli, due dinastie rivali. Alla sposa vennero regalati, come da tradizione, due veli: uno tramandato dalle donne di casa Caetani, l’altro arrivato a lei per via materna, tramandato dai Caracciolo di San Teodoro.

Quando incontra Boccioni in quella giornata di giugno Vittoria Colonna conosce bene la sua fama di artista irriverente e antitradizionale. Sa che fa parte del gruppo dei futuristi. Boccioni è un giovane elegante e raffinato con un volto mobile e luminoso, intelligente ed arguto. Con gli occhi ed i capelli scuri, un corpo agile Boccioni aveva fama di seduttore ed aveva già avuto complicate storie sentimentali.

Nel giugno del 1916, mentre il marito Leone è al fronte, Vittoria trascorre l’estate nella quiete irreale dell’Isola di San Giovanni, la più piccola delle Borromeo. La graziosa casa presa in affitto dai Caetani è in mezzo al verde, circondata da un giardino pieno di fiori a cui la nobildonna si dedica con passione.

L’Isolino assume subito agli occhi di Vittoria i contorni irreali di un posto sognato. Un posto che, come scrive al marito, poteva guarirla dalle malinconie e gli umori neri ma anche dal suo desiderio di fuga.
Per Vittoria l’Isolino la separa dal tetro palazzo Caetani nel quale è costretta a vivere da quando si è sposata. Un palazzo che ricorda più una fortezza che una dimora di famiglia. Ha una struttura tipicamente cinquecentesca, finestroni rettangolari con relativi cornicioni e mensole. Un palazzo che emana una solida potenza.

Leone e Vittoria hanno un unico figlio, Onorato, che mostra assai presto segni di difficoltà motorie ed intellettive.

Quella piccola casa di vacanza è un rifugio ed un conforto.

L’Isolino rappresenta anche la possibilità di frenare la deriva del suo matrimonio che mostra sempre più segnali di incompatibilità.

In una lettera al marito del settembre 1914 Vittoria esprime tutta la sua gioia nel poter creare nell’isola un giardino pieno di fiori.

Quel 7 giugno la principessa scrive che ha ricevuto la visita del futurista Boccioni. Nei giorni che seguono i due si incontrano quotidianamente. La aiuta a sistemare i mobili in giardino. Vuole creare un pollaio futurista, dipinto con colori primari.

Nelle lettere di giugno al marito Vittoria ci offre una cronologia precisa degli incontri tra lei e Boccioni.

Le lettere che scrive al marito nel corso di quell’estate sono pervase di gioia. Non si può dire con certezza se Vittoria si sta innamorando di Boccioni. L’artista si dimostra sempre pieno di idee, di entusiasmo e di tenerezza verso Vittoria.

In una lettera sempre di luglio Vittoria informa il marito che il futurista Boccioni passerà qualche giorno da lei.

Vittoria ha fatto preparare per l’artista una delle camere più belle: «Quella verde che s’affaccia sul terrazzo di rose inglesi e gelsomini e su una delle vedute più spettacolari del lago». Da quel momento per una intera settimana Umberto e Vittoria si godranno la solitudine dell’Isolino. Lontano da occhi indiscreti. La sera cenano spesso soli a lume di candela e passano il tempo ad osservare il cielo. Parlano molto.

Umberto Boccioni è un entusiasta della vita d’impulso rispetto all’amore platonico. Probabilmente Vittoria all’inizio è reticente. In una lettera di un mese dopo Boccioni scriverà: «Quello che c’è tra noi è una profonda realtà, è nato come una realtà. Per quanto poco prima ci siamo conosciuti poi simpatizzato, poi... poi c’è il nostro segreto quel meraviglioso crescendo che ci ha condotto di castità in castità alla nostra casta voluttà! Oh! Le nostre notti, il tuo pallore, il tuo smarrimento, il mio terrore la nostra infinita comunione di corpo e di spirito. Divina Mia, lo sento che mi vuol bene, un po’ di bene...»

L’amore fisico tra Vittoria e Umberto comincia presto nonostante l’iniziale reticenza di lei.

Durante quest’ultima estate della sua vita Boccioni cerca anche nuovi orizzonti alla sua pittura, spingendo il dinamismo futurista oltre i consueti confini di dinamismo per coglierne meglio l’essenza. Gli ultimi giorni di permanenza il lavoro di Boccioni lascia il posto a languori e crescente intimità con Vittoria.
L’8 luglio, giorno della partenza, Umberto e Vittoria vanno a pranzo dai marchesi Casanova.

Domenica 9 luglio Boccioni scrive a Vittoria una lettera piena d’amore e nostalgia: «… Quando il treno svoltando vi ha tolto al mio saluto sono corso in fondo alla vettura che era l’ultima e vi ho vista traversare il binario. Ho dovuto nascondere le lacrime del mio rimpianto e della mia infinita tenerezza.»

Mercoledi 16 Agosto dopo aver spedito la sua ultima lettera a Vittoria Boccioni chiede il permesso di andare ancora a cavallo. Il suo sergente glielo concede e decide di accompagnarlo. Ad una curva il cavallo di Boccioni s’impenna e si lancia al galoppo. Boccioni perde l’equilibrio e si aggrappa al collo dell’animale. Il sergente si precipita in suo aiuto. Boccioni cade con la testa in avanti.

L’artista muore il 17 agosto 1916. Quella stessa mattina Vittoria ignara gli scrive una lettera in cui ribadisce che non c’è nessun mutamento nei suoi sentimenti: «La vita mi ha dato molto: se non mi ha dato di più è anche perché non ho saputo o non ho voluto prendere: ora voglio trovare la vera felicità, la cerco.»

Umberto Boccioni non leggerà mai quest’ultima lettera.

Vittoria viene a sapere della sua morte dai giornali la mattina del 19 agosto.

Marzo, 2016