L’insostenibile leggerezza di Fausto Melotti

L’insostenibile
leggerezza
di Fausto Melotti

Maria Luisa Pavanini

La collezione Guggenheim di Venezia con la mostra dal titolo Temi e Variazioni è arrivata alla quarta edizione per invitare i visitatori a rivedere, sotto nuova luce, opere più o meno note della stessa collezione. La sezione conclusiva della mostra rende omaggio ad un grande artista dell’arte italiana: Fausto Melotti (Rovereto 1901- Milano 1986).

  • Collezione Peggy Guggenheim, 704 Dorsoduro, 30123 Venezia
Sabato, 1 Febbraio, 2014 - 10:00

Fino a: 

Lunedì, 14 Aprile, 2014 - 19:00
Fausto Melotti, Contrappunto II (www.guggenheim-venice.it).
Fausto Melotti, Chiave di violino (www.guggenheim-venice.it).
Fausto Melotti, Orfeo dimentico (www.guggenheim-venice.it).
Fausto Melotti (www.fondazionefaustomelotti.org).

VENEZIA — La poetica, immateriale scultura di Fausto Meloti prende forma nel panorama dell’arte italiana tra il 1930 e il 1985.

Legato ai materiali tradizionali come ottone, gesso, ceramica, acciaio inox, Melotti nel creare arte rievoca un mondo artigianale e manuale di fare oggetti.

L’artista si distingue dalla tradizione plastica per la leggerezza delle sue forme e dei materiali.
Lineari o curvilinee le sue strutture sembrano sospese nell’aria.

La sua scultura caduca e fragile racconta con fili sospesi storie intime attraverso magici percorsi fatti di costruzioni delicate, in cui è il vuoto a prevalere sul pieno.

C’è stato un periodo nel primo dopoguerra in cui la scultura ha perso la saldezza e la staticità dei suoi volumi pieni per diventare filiforme come si può vedere nell’opera di Alexander Calder (1898-1976), Antoine Pevsner (1886-1962) o nei piccoli palcoscenici di terracotta del nostro Arturo Martini(1889-1947).

A tutti questi artisti si ricollega l’opera di Melotti, che crea temi e variazioni infinite con materiali tradizionali usati però con leggerezza e originalità.

Volumi senza peso, assicelle sottili, frammenti materici delimitano lo spazio, raccontano magiche storie che esulano dalla realtà, ma evocano piuttosto vibrazioni musicali.

Una scultura, quella di Melotti, felicemente sospesa come il Barone Rampante di Italo Calvino (amico e grande ammiratore di Melotti).
Una scultura che evoca un mondo surreale con lucida razionalità. ★

TEMI & VARIAZIONI. L'IMPERO DELLA LUCE
Collezione Peggy Guggenheim
A cura di Luca Massimo Barbero

In mostra le opere di Gabriele Basilico, Bernd and Hilla Becher, Agostino Bonalumi, Victor Brauner, Pier Paolo Calzolari, Leonora Carrington, Joseph Cornell, Salvador Dalí, Willem de Kooning, Edgar Degas, Paul Delvaux, Marcel Duchamp, Max Ernst, Lucio Fontana, Philippe Halsman, David Hockney, Jenny Holzer, Marcel Jean, Jasper Johns, Donald Judd, Anish Kapoor, Ellsworth Kelly, Rita Kernn-Larsen, André Kertész, Nate Lowman, René Magritte, Henri Matisse, Jackson Pollock, Man Ray, Germaine Richier, Gerhard Richter, Mark Rothko, Thomas Ruff, Mario Sironi, Kiki Smith, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Antoni Tàpies, Cy Twombly, Piotr Uklański.

Ottimo video (rassegna di immagini con accompagnamento musicale e senza parole) su Fausto Melotti:

Marzo, 2014

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