La confusione dei linguaggi del Novecento romano

La confusione dei linguaggi
del Novecento romano

Una raffinata esposizione della Fondazione Magnani Rocca

Gabriele Drago

Simbolismo, secessione, futurismo, nuovo classicismo, scuola romana, astrattismo, rappresentano il ventesimo secolo nella città eterna. Una sequenza di capolavori allestita nella sede della fondazione, nel parmense, permette di approfondire l'indagine sulla grande arte italiana del secolo scorso. Fra sontuose figure femminili, ritratti di personaggi celebri, vedute dell'urbe e delle campagne.

Enrico Lionne, Violette, 1913, olio su tela (www.magnanirocca.it).

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Parma) – Sontuose figure femminili, ritratti di celebri personaggi, vedute dell’Urbe e della campagna romana, nature morte rigorose o vibranti, sono i principali soggetti affrontati dagli artisti protagonisti della nuova mostra della Fondazione Magnani Rocca, fra i quali: Afro, Balla, Bocchi, Cambellotti, Capogrossi, Carena, Casorati, Conti, Crali, De Carolis, Depero, De Chirico, De Pisis, Discovolo, Donghi, Dottori, Fillia, Funi, Gentilini, Guttuso, Levi, Lionne, Mario Mafai, Antonietta Raphael Mafai, Mancini, Manzù, Marini, Benedetta Marinetti, Melli, Monachesi, Pirandello, Prampolini, Sartorio, Savinio, Scipione, Severini, Sironi, Socrate, Spadini, Stradone, Tamburi, Tato, Turcato.

La mostra, aperta fino al 5 luglio, promossa dalla Fondazione Magnani Rocca e da Roma Capitale, assessorato cultura e turismo e sovrintendenza capitolina ai beni culturali, è a cura di Maria Catalano, Federica Pirani, Stefano Roffi. L’esposizione, attraverso oltre cento splendide opere, intende presentare il Novecento romano, quindi il collezionismo pubblico e la cultura artistica a Roma nella prima metà del ventesimo secolo, nella complessità dei linguaggi che si sono succeduti, con gli artisti e i movimenti di riferimento. Prosegue così presso la Villa dei Capolavori, sede della fondazione a Mamiano di Traversetolo, vicino a Parma, l’indagine sulla grande arte italiana del Novecento.

Il percorso proposto dai curatori permette una lettura aperta attraverso livelli intrecciati tra loro. Così la visita ai capolavori delle civiche collezioni romane è articolata in una sequenza di sezioni, coerenti al loro interno, in grado di condurre il visitatore dalle opere legate alle ricerche stilistiche tardo-naturaliste e simboliste di inizio Novecento – Balla, Sartorio, Mancini, Spadini, Bocchi, De Carolis – agli esiti più audaci e innovativi del Secondo Futurismo – Depero, Benedetta Marinetti, Prampolini, Tato – per proseguire con la ricca sezione sul valore della tradizione italiana e il dialogo con l’antico - Casorati, De Chirico, Savinio, De Pisis, Severini, Sironi, Carrà - e con quella altrettanto articolata della Scuola Romana – Mafai, Scipione, Afro, Tamburi, Funi. Il percorso si conclude con la figurazione e l’astrazione degli anni cinquanta, da Guttuso a Turcato, Capogrossi e Pirandello.

Il progetto della mostra nasce dalla collaborazione tra la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale e la Fondazione Magnani Rocca, che nella realizzazione dell’evento hanno avuto modo di confrontare la loro storia, il loro patrimonio e la loro attività di valorizzazione delle collezioni. E proprio il dialogo tra le due collezioni permette anche di porre in rapporto opere di medesimi autori – come Guttuso, De Pisis, Carrà, Severini, Manzù, De Chirico, Mafai, Tamburi – eseguite in tempi e in situazioni diverse, mostrando così alcune tappe fondamentali della ricerca personale di alcuni dei più significativi artisti dell’arte italiana del Novecento.

La mostra propone anche un confronto tra la storia e la vocazione dei due musei. La Galleria d’Arte Moderna di Roma nata nel 1883 e aperta al pubblico nel 1925, rivela una forte intenzione celebrativa dell’Italia post-unitaria e fascista attraverso un programma di acquisizioni guidato dalle autorità civiche al fine di documentare l’ambiente artistico della capitale d’Italia nei suoi molteplici aspetti. La Fondazione Magnani Rocca, istituita nel 1978 e aperta al pubblico nel 1990, originata dal grande amore per l’arte di un singolo collezionista, quale Luigi Magnani, raccoglie le opere da lui scelte per accompagnare i suoi pensieri, le sue riflessioni, il suo esistere.

Alla collezione della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale appartengono oltre tremila opere, fra le quali le oltre cento “gemme” selezionate per la mostra: dipinti, sculture, lavori grafici che costituiscono un patrimonio prezioso per la storia del collezionismo e della cultura artistica a Roma sullo scorcio dell’Ottocento e lungo la prima metà del Novecento.

ROMA 900

Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Fino al 5 luglio

www.magnanirocca.it

Maggio, 2015

Collegamenti: