La Gazzetta delle scommesse

La Gazzetta
delle scommesse

Finché giocano al fantacalcio, vabbé. I malati di calcio, si sa, restano bambinoni anche da vecchi. Finché comprano le magliette delle squadre di calcio sullo store on line, pure vabbé. Anche perché non costano tanto (maglie 9,90, pantaloncini 5,90, calzettoni 3,90), puoi personalizzare la divisa con il tuo nome e il numero che vuoi, inserire anche quello del tuo sponsor (la tua mamma? Il tuo tabaccaio? Il tuo macellaio? Il tuo pizzaiolo? Il tuo barbiere?), e scegliere il logo che meglio rappresenta il tuo team (?).

Scommesse in rosa.

Ma quando il gioco si fa duro, e il più celebre dei quotidiani sportivi d’Italia, la Gazzetta dello Sport, che è anche uno dei più venduti, si mette a organizzare scommesse sulle partite di calcio e non solo, entrando in un mondo dai contorni opachi, segnato da scandali recenti, denunciati proprio da quel giornale, non può non cominciare a suonare un pericoloso campanello d’allarme.

Da giorni il giornale tutto rosa, che ha per sottotitolo «tutto il rosa della vita» (in realtà fu un errore delle origini, le pagine dovevano essere verdi), pubblica una pagina intera di pubblicità (peraltro orrenda) intitolata «Scommetti che…». Si vede un piatto con una fetta di pandoro e tre cannoli siciliani. La scritta tutta intera dice: «Scommetti che qualcuno non digerirà la sconfitta?». Dovrebbe far ridere, forse. In realtà è penosa. Poi c’è un altro titolo: «Gazzabet.it: il futuro delle scommesse è rosa. Scommetti live su Serie A e Champions League! Bonus fino a 1.200 euro».

Quindi la spiega: «È arrivato GazzaBet, una nuova era per le scommesse sportive firmata La Gazzetta dello Sport. Su GazzaBet potrai divertirti in modo sicuro e completo, grazie alle informazioni costantemente aggiornate, alle statistiche complete e ai consigli degli esperti. Bonus promozionali di primissimo livello e un’offerta completa per scommettere sul calcio e su tutti gli altri sport, anche in tempo reale su tablet e smartphone. Cambia il tuo modo di scommettere, entra subito in Gazzabet».

Poi sotto, scritto molto in piccolo che ci vuole una lente d’ingrandimento: «GazzaBet non coinvolge le strutture giornalistiche di Rcs» (che vuol dire Rizzoli Corriere della Sera). Difatti i giornalisti della Gazzetta dello Sport (del Corriere della Sera e delle altre testate Rcs non sappiamo), sono molto ma molto arrabbiati per questa nuova iniziativa del loro editore. Al punto che hanno comperato mezza pagina di pubblicità sul quotidiano La Repubblica, non a caso il primo concorrente del Corsera, e l’hanno titolata: ¬Gazzetta dello Sport, il rosa della vita e il rosso della rabbia».

Scrive il comitato di redazione della Gazza (come la chiamano i lettori più affezionati), che è l’organismo sindacale dei giornalisti di quella testata: «La Gazzetta dello Sport è una ragazzina nata il 3 aprile 1896. Per restare sempre attraente e alla moda, in questi 118 anni, si è rifatta il look tante volte: dai nuovi formati alle piattaforme digitali. L’anima, però, non l’ha mai cambiata: racconta lo sport, è la sua unica missione. Senza compromessi, senza tradire mai la propria identità. Associare il nome della Gazzetta dello Sport al business delle scommesse sportive, come Rcs MediaGroup ha fatto avviando l’operazione GazzaBet, allontana il nostro giornale da ciò che è sempre stato, perché rischia di incrinare la fiducia dei suoi lettori. Presta il fianco a conflitti di interesse, visto che tra gli azionisti di Rcs ci sono alcuni proprietari di squadre di calcio (Juve, Fiorentina, Torino). E soprattutto non è in linea con la tradizione e i valori delle pagine rosa. La redazione, seppure non coinvolta nella lavorazione degli spazi riservati a GazzaBet, ha protestato in ogni modo, ma non è bastato. L’ennesimo “no” lo dice con questa inserzione su La Repubblica: l’unica scommessa che ci sentiamo di proporre è sulla nostra passione e professionalità».

Parole sacrosante. E, per quanto ci riguarda, da sottoscrivere appieno. Un solo appunto ai valorosi colleghi della Gazza: che si siano accorti solo adesso, e non quando scrivevano le loro illuminate articolesse, degli sterminati «conflitti di interesse» dei loro azionisti. ★

Settembre, 2014