La laguna infetta dei pescatori di mazzette

La laguna infetta
dei pescatori di mazzette

Sarà il sole che luccica, fatto sta che l’acqua della laguna appare più limpida in questi giorni a Venezia. Forse sarà l’effetto degli arresti dei pescatori di vongole che le andavano a prendere vicino alle fabbriche di Porto Marghera, dove è proibito perché l’acqua è inquinata. O forse sarà l’effetto degli arresti dei pescatori di mazzette. Quei politici che le andavano a prendere dagli imprenditori che costruivano (e stanno costruendo, e continueranno a costruire), l’opera inesausta e infinita delle dighe mobili che dovranno, qualora venissero completate e dovessero funzionare davvero, salvare la città che fu Serenissima dalle alluvioni prossime venture, per consegnarla intatta ad un’umanità gaudente e festaiola.

Guglielmo Ciardi (1842-1917), Laguna di Venezia con pescatore (1888, Artgate Fondazione Cariplo; fonte wikimedia).

Quei politici che le andavano a prendere dagli imprenditori che costruivano (e stanno costruendo, e continueranno a costruire), l’opera inesausta e infinita delle dighe mobili che dovranno, qualora venissero completate e dovessero funzionare davvero, salvare la città che fu Serenissima dalle alluvioni prossime venture, per consegnarla intatta ad un’umanità gaudente e festaiola.

Passato il primo, inevitabile stupore, destato dai nuovi scandali dell’Italia che produce, dall’Expo di Milano al Mose di Venezia, stanno già rapidamente tramontando anche gli altri due sentimenti principali suscitati dalle note vicende: la rabbia e la rassegnazione. La rabbia (legittima) per le ruberie, e la rassegnazione (comprensibile) al malcostume italico nell’osservare che ventidue anni dopo Tangentopoli nulla è cambiato.

C’è un terzo sentimento che si sta facendo largo in strati sempre più vasti della popolazione: il sollievo. Sollievo perché i ladri sono finiti in gattabuia. Sollievo perché sono stati sorpresi. Sollievo perché se non venivano sorpresi continuavano a rubare. Sollievo perché i cittadini se li sono finalmente tolti di mezzo. Sollievo perché un Paese che arresta i ladri, specie se sono potenti, è un Paese che si può chiamare ancora sano.

Ma anche sollievo perché fa bene sapere che c’è ancora della gente (i magistrati in questo caso), che fa correttamente e onestamente il proprio mestiere senza guardare in faccia nessuno. Sollievo perché nei casi di Venezia e di Milano è davvero difficile sostenere il teorema dei giudici comunisti, dato che hanno colpito a destra e a manca (e anche su magistrati corrotti e generali infedeli), senza distinzioni.

Stupisce piuttosto, questo sì, che il consorzio dei padroni delle dighe lagunari si dichiari adesso, senza alcun pudore, «parte offesa» di un sistema truffaldino che lui stesso ha costruito, mantenuto e alimentato clandestinamente per decenni. E che se non ci fossero stati gli arresti dei suoi massimi dirigenti sarebbe andato avanti allegramente.

Come stupisce che alcuni esponenti politici (del Pd, in questo caso), si stupiscano, e sostengano che «è tutto regolare», avendo dichiarato i contributi ricevuti dai padroni delle dighe, senza porsi in alcun modo la questione se fosse o meno compatibile con il loro ruolo, di politici appunto, venire pagati da imprese che proprio del consenso dei politici avevano bisogno per ottenere lavori sempre più importanti e sempre più redditizi.

Sorprende altresì vedere un gruppo di comici residenti nel consiglio regionale del Veneto (Ncd, in questo caso) invocare interventi non meglio identificati, preoccupati più del «grave danno all’immagine» di Venezia e del Veneto, che delle ruberie medesime. Non si sono resi conto, anche loro, che per non finire negli scandali, e per evitare danni all’immagine, sarebbe semplicemente bastato non rubare.

Neanche i padroni dell’Expo di Milano e del Mose di Venezia, in realtà, se ne sono bene resi conto. Almeno fino ad ora. Ambedue hanno infatti proclamato a gran voce, petto in fuori e sguardi dritti, che non c’entrano niente con gli scandali, che sono robacce del passato, come se fino a ieri avessero dormito, come se fossero arrivati soltanto adesso sul luogo del delitto.

E per mostrare polso, indipendenza e autorità, hanno tentato di rassicurare gli italiani dicendo che gli arresti di Venezia e di Milano non avranno conseguenze sui grandi lavori del Mose e dell’Expo.

Ma è proprio questo che preoccupa. ★

Giugno, 2014