La normalizzazione

La normalizzazione

Come da eccezionali le larghe intese sono diventate banali

Luca Colferai

Ora che la rapida resistibile ascesa di Matteo Renzi a capo del governo italiano si è finalmente conclusa, in attesa di vedere se verranno confermate le aspettative, o le previsioni, o i timori che tale presa del potere ha istillato negli animi, se avete due minuti da perdere, si potrebbe parlare di un argomento generalmente passato sotto silenzio. Ovvero della normalizzazione del regime delle larghe intese.

Normalizzazione in corso.

Normalizzazione nel senso banale (e metaforico) del termine: un processo che modifica un oggetto (o una situazione in questo caso) per renderlo conforme a criteri generali di regolarità, di usualità, appunto di quella cosa generica ma comprensibile che tutti chiamiamo normalità.

Regime nel senso non metaforico (e non banale) di sistema di governo improntato a regole particolari sue proprie di funzionamento, che possono essere buone o cattive (ma solo per i suoi sostenitori o i suoi avversari) ma che insomma in qualche modo funzionano soprattutto se orientate all'ottenimento di risultati precisi. Una po' come una dieta dimagrante, che un tempo era appunto detta regime.

Non c'è dubbio alcuno che il governo di Enrico Letta era un governo non normale (cioè eccezionale) poiché nato in circostanze non normali (cioè eccezionali) e destinato a fare cose non normali (cioè eccezionali). Un'eccezione, appunto. Sostenuto da un'intesa d'eccezione tra forze partitiche avverse ma eccezionalmente concordi per affrontare una situazione eccezionale.

Ora la finta crisi di governo che ha portato al cambio del capo dei ministri del governo italiano e alla sostituzione di molti altri ministri ha dimostrato che il governo d'eccezione non era per niente eccezionale. Era in realtà un governo come un altro, che si può modificare radicalmente nel giro di pochi mesi, come quasi sempre è accaduto in Italia. E che, come quasi sempre è accaduto in Italia, viene cambiato per motivazioni interne ad uno o più partiti che lo compongono.

Le larghe intese sono state così riportate nel corso normale della politica italiana, nell'abituale gioco di correnti e interessi che ha governato pessimamente il nostro paese dai monocolori democristiani fino ai governi di centrodestra del Papi, passando per l'esilarante indimenticabile stagione del pentapartito a guida craxiana, senza dimenticare i patetici imbarazzanti brevi momenti del centrosinistra delle stelline D'Alema-Bertinotti-Prodi.

L'eccezionalità del governo di Enrico Letta, incapace e indeciso a tutto, è così sparita, dissolta nel nulla come le rodomontate dei suoi discorsi pubblici. Matteo Renzi lo ha normalmente scalzato dalla poltrona cavalcando l'onda mediatica delle speranze e del malcontento interno al proprio partito, in grande parte da lui stesso fomentati a suon di cinguettii e balle clamorose e appelli all'entusiasmo in puro stile berlusconiano.

L'eccezionalità del governo delle larghe intese è stata così normalizzata e il regime che lo ha generato è intenzionato a durare dichiaratamente almeno fino al 2018; cosa abbastanza plausibile vista l'euforica accoglienza che i mercati finanziari hanno subito dimostrato.

Resta solo da vedere se il governo normalizzato del regime delle larghe intese riuscirà a fare non pensiamo una riforma al mese come declamato, ma almeno le riforme necessarie. Cosa di cui è lecito dubitare fortemente.

Ma forse non conviene neppure (fare le riforme) visto che sono l'unica ragione d'esistenza (di facciata) del regime e che, nonostante le sparate, le decisioni importanti (come secondo noi è giusto che sia) vengono ormai prese in Europa e non nei singoli paesi. ★

Febbraio, 2014