La scossa

La scossa

La scossa che molti auspicavano, e non pochi temevano, c’è stata. E bella forte. Al punto che potrebbe anche produrre presto i suoi effetti. Comunque la si guardi infatti, e piaccia o meno quel giovanottone piacione e spocchioso dalla battuta pronta e dal piglio berluschino, la novità che è maturata non è proprio irrilevante: nel Paese della gerontocrazia, dove i leader di partito hanno quasi ottant’anni, e i capi di Stato quasi novanta, adesso il leader del primo partito italiano, il Pd, che è anche il maggiore partito della sinistra, di anni ne ha solo 38. E già questo è un fatto storico.

Urne Atomiche per il PD

Chiaro, da sola l’età non basta. E non vuol dire che uno sia più bravo solo perché è più giovane. Ma è già un buon modo per ricominciare. Di più, per cominciare davvero. Perché il Pd soltanto oggi può nascere realmente. Solo oggi può cominciare la sua avventura di moderno partito riformista nel solco della storia del socialismo europeo. Prima non poteva: troppi ex comunisti e troppi ex democristiani glielo impedivano. C’era un difetto di origine.

Solo oggi, perciò, può vedere la luce un vero partito democratico. Perché il boy scout Matteo Renzi è il primo segretario del più grande partito della sinistra che non viene dal Pci. Che non ha — anche perché è troppo giovane — quella storia e quell’eredità, spesso troppo pesante, sulle spalle. E — sempre per motivi anagrafici — non viene neanche dalla Dc, pur essendo quello cattolico il suo mondo di riferimento.

Il Pd non è mai decollato anche (o soprattutto?) perché era il figlio degenere della fusione fredda tra i resti del Pci e i resti della Dc, anime troppo diverse (e ambedue abbastanza orribili) per stare assieme. Renzi viene dal Ppi e dalla Margherita, e nasce con l’Ulivo di Prodi, che andava già molto oltre il Pci e la Dc.

Lui adesso può costruire davvero, se ne sarà capace (e se i vecchi comunisti non glielo impediranno), quella nuova cosa di sinistra inutilmente vagheggiata da Achille Occhetto quando sciolse il Pci alla Bolognina tra le lacrime dei vecchi compagni. Può farlo, il giovane boy scout, senza bisogno degli ex comunisti e degli ex democristiani, ma con una generazione tutta nuova, una generazione senza passato, che non si porta dietro eredità pesanti, ma che nasce adesso, nasce insieme al nuovo partito della sinistra.

E nasce sospinta da due milioni e mezzo di persone che non sono capaci soltanto di gridare vaffanculo nelle piazze (troppo facile), ma che portando Renzi alla guida del Pd hanno mandato davvero a quel paese quel gruppo dirigente che ha governato la sinistra per vent’anni con pessimi risultati, consegnando l’Italia al berlusconismo. Il vento che gli ha gonfiato le vele, come sostiene Curzio Maltese nella sua rubrica Contromano sul Venerdì di Repubblica, è stata soprattutto la voglia di liquidare la vecchia nomenklatura del partito.

Un sentimento più che legittimo. Il popolo del centrosinistra, dice, ha avuto fin troppa pazienza. Perché mentre in tutta Europa i gruppi dirigenti dei partiti cambiano piuttosto in fretta, in Italia il gruppo dirigente della sinistra è rimasto lo stesso per decenni, a dispetto di tutti gli errori compiuti, degli inciuci, delle complicità, delle tangenti, degli affari sporchi.

Ora tocca al boy scout costruire, dalle fondamenta, il nuovo partito della sinistra italiana. Difficile, quasi impossibile, dire se ce la farà davvero. Ma almeno oggi c’è una speranza: che qualcuno ce la faccia. Fino a ieri non c’era nemmeno quella. ★

Dicembre, 2013