La Tavola Smeraldina

La Tavola
Smeraldina

La verità, raccontata senza menzogna, è certa e verissima

Enzo Bordin

Le carte da gioco usate ancor oggi dalle nuove sibille furono davvero il primo libro figurato apparso prima dell'invenzione dell'alfabeto? È quanto asseriscono i cultori della cabala. Questo libro scritto attraverso emblemi è il Taro. I mistici hanno cercano di interpretarne il senso nel 1540, attraverso Guillome Pastel, autore del saggio Glef des choses cachées Chiave delle cose nascoste). Spremette il succo delle sue meningi a tal punto che divenne pazzo.

La Tabula Smaragdina secondo Heinrich Khunrath (1560-1605) in Amphitheatrum sapientiae aeternae (Wikimedia Commons).

Un'altra opera basilare su tale argomento è quella scritta dal filosofo francese Court de Gèbelin, intitolata Le monde primitif analysé e comparè avec le monde moderne (Il mondo primitivo analizzato e comparato con il mondo moderno). Dotato di un'erudizione enciclopedica nel campo della simbologia arcana, si sforza di spiegare questi misteriosi emblemi ricorrendo alla cabala.
Ma di quale Taro stiamo parlando? L'obiezione di parecchi studiosi è che abbia subito forti alterazioni nel XVI secolo, dal momento che le figure indossano i costumi di quell'epoca. In ogni caso, gli ebrei attribuiscono la figura del Taro a Hénoch, gli egiziani ad Hermes e i greci a Cadmus.

La tradizione universale fa però riferimento solo ad Hermes , indicandolo come l'inventore di tutta la magia.

Hermes (Mercurio) significa genio umano, intelligenza suprema. Non a caso viene chiamato anche Trimegisto, ossia tre volte grande, perché in ciascuno dei tre mondi (materiale, morale e divino) si riconosce la presenza di un Hermes uno e trino. Egli rappresenta l'intelligenza di molti secoli riunita in un'unica lega nata dalla fusione collettiva di più elementi di cui Hermes è il collante imprescindibile.

Non a caso il gran sacerdote egiziano veniva chiamato Hermes mentre introduceva i suoi adepti ai riti iniziatici.

Taro a parte, ad Hermes venivano attribuiti altri libri in materia, quali Pymandre e Asclepios, tanto per citarne alcuni. Ma spicca su ogni altro ritrovamento quello della Tavola di Smeraldo. Si tratta di un testo sapienziale trovato in Egitto prima dell'era cristiana, inciso con la punta di diamante in una lastra di smeraldo. Venne tradotto dall'arabo al latino nel 1250. È il più famoso degli scritti ermetici e viene attribuito ad Ermete Trismegisto. Apparve per la prima volta nella versione stampata nel 1541, intitolata De Alchemia, di Johannes Patricius.

La parole risultano incise in una lastra verde rinvenuta da Sara, moglie di Abramo, nella sua tomba. Questa è la versione più gettonata. Altre fonti storiche indicano invece come scopritore Apollonio di Tiana o addirittura Alessandro il Grande.

Nella tavola smeraldina vengono fissati alcuni concetti-chiave. Primo fra tutti: «Verum, sine mendacium, certum et verissumum». Tradotto: la verità, raccontata senza menzogna, è certa e verissima.

Ancora: «ciò che si trova in basso è come ciò che sta in alto e viceversa, per fare i miracoli di una sola cosa. E poiché tutte le cose sono state e tuttora sono frutto di una sola mente, per adattamento ne consegue che tutte le cose sono nate da questa cosa unica, di cui il sole è il padre, la luna è la madre che il vento ha portato nel suo grembo, mentre la terra è la sua nutrice».

Il padre di tutto, il fine di ultimo del mondo sta racchiuso qui. La sua forza sprigiona tutte le sue potenzialità se si converte in terra. Ecco in proposito il passo saliente della tavola d'Esmeralda: «Tu separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso in modo dolce e con grande accortezza (industria)».

Questa forza vitale sale dalla terra in cielo per poi ridiscendere in terra per ricevere sia le forze superiori che inferiori. Con questo mezzo «avrai la gloria di tutto il mondo e l'oscurità fuggirà da te».

È la forza più forte di ogni altra forza perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà in ogni cosa solida. Con questo sistema usciranno mirabili adattamenti: «Per questo sono stato chiamato Hermes Trismegisto, in quanto incarno le tre parti della filosofia di tutto il mondo...»

A partire dal 1500 svariati studiosi italiani di ermetismo trattarono l'argomento in alcune riviste del settore, dando il meglio di se stessi con articolati commenti sotto il profilo ermetico-alchemico. Le figure di maggiore spicco furono il dottor L. Jesboama, (conte Luciano Galleani, prefetto del Regno Unito) che esternò le sue teorie sulla rivista Commentarium del 1910, ed E. Hahjah (Mario Parascandolo) che pubblicò alcuni suoi saggi sulla rivista Ibis del 1950. I precetti della tavola smeraldina si basano sui tre mondi: materiale, naturale e divino, in grado di dare una risposta specifica ai loro rispettivi campi d'appartenenza, pur risultando connessi gli uni con gli altri.

Il mondo materiale o positivo, imperniato sull'esperienza fisica, appare in grado di stabilire se una cosa «è vera». Il mondo morale trova invece i suoi presupposti in ciò che è «certo senza errore»: una certezza liberata da ogni miscuglio impuro che preserva dall'errore. Il mondo divino attiene a ciò che è «di tutta verità», una verità assoluta indicata attraverso l'analogia nel campo della religione d dell'infinito. Analogia considerata non solo la chiave della magia ma anche di tutte le scienze umane.

Quest'ultimo mondo ha il cielo come riferimento simbolico, mentre il mondo morale è rappresentato dalla terra. La sfera materiale viene raffigurata dall'inferno, luogo d'oscurità ad indicare l'ignoranza, la mancanza di luce nel focalizzare i problemi. Ciò stabilito, a colpire in seguito gli antichi Magi fu il mistero della creazione a cui tentarono di dare una spiegazione: all'inizio padre e madre, completati dal figlio. Ne consegue: numero 3 nei mondi e numero 3 nella creazione. Il Ternario divenne per loro Dogma armonico, busillis di tutte le scienze e di tutti i misteri.

Si cominciò ad osservare che, in fisica, l'equilibrio fa parte di una legge universale basata sull'opposizione apparente di due forze: l'equilibrio fisico (natura) e l'equilibro metafisico (soprannaturale). Attraverso questo ragionamento si arrivò alla conclusione che a un dio vanno riconosciute due proprietà necessarie l'una all'altra: stabilità e movimento, equilibrati dalla corona, forza suprema, dogma e rituale dell'alta magia.

Nell'impero persiano Il titolo di Magi era riferito ai sacerdoti di Zoroastro, in quanto profondi conoscitori dell'astrologia e non necessariamente versatili nelle arti magiche. Erano quelli che gli ebrei chiamavano scribi.

Ma in alcune versioni meno recenti delle scritture, come ad esempio la Bibbia di re Giacomo, i Magi assumono le caratteristiche di Uomini Saggi, una sorta idi filosofi e scienziati visti come stregoni.

Essi riconoscevano nel sole il mistero del Terziario nell'unità, il «tre in uno». Esempio: elettricità, luce e calore formano il sole. Vi concorrono tre persone in unico Dio dai triplici poteri.

Kether: il potere supremo, l'essere incomprensibile e indefinibile. Un essere che non figura nella scienza e che non esiste nei nostri riflessi intellettuali.

Chochmah: la saggezza, l'ideale della sovrana ragione destinato peraltro a rimanere un miraggio.

Binah: l'intelligenza, la libertà fondata sull'ordine sovrano, la potenza motrice di tutto il movimento, inteso come bisogno di vita, provocata dalla lotta tra intelligenza attiva e saggezza resistente, equilibrate dalla ragione suprema.

Queste tre potenze vengono rappresentate da un triangolo equilatero al cui vertice in alto è posizionato Kether, la ragione suprema, il potere equilibrante. Chochmah si trova invece al vertice di destra ad incarnare la saggezza resistente. Binah, l'intelligenza che si agita e spinge in avanti, sta al vertice sinistro del triangolo. Come agente propulsore del movimento si pone l'ossigeno, mentre l'idrogeno regola la resistenza. L'azoto sta a metà strada dei due poli, unendosi talvolta all'uno e talvolta all'altro a seconda delle varie combinazioni.

Nella gerarchia raziocinante esistono solo tre diverse energie che regolano il movimento dell'Universo: la tonica, ossia quella propulsiva a fungere da punto d'appoggio; la quintessenza nel ruolo di sua antagonista; ed una terza forza pronta indifferentemente ad andare verso una delle altre due energie antagoniste che prende il sopravvento.

A causa delle suo negativismo assoluto, l'idrogeno corrisponde alla potenza tonica, mentre l'ossigeno, per le sue proprietà antagoniste, esprime la quintessenza. L'indifferenza dell'azoto indica invece il ruolo di terzietà.

Aristotele piazza ogni virtù in bilico tra due vizi contrapposti: l'uno pecca per eccesso, l'altro per difetto.

Il concetto di forze trivalenti affiora dappertutto. ★

Settembre, 2013