La tetradanza di Champion

La tetradanza
di Champion

 Nos Limites di Radhouane El Meddeb

Francesca Federica Fattorini

Tra gli spettacoli dedicati al Nouveau Cirque, proposti dal RomaEuropa Festival, è stato presentato al Teatro Vascello  Nos Limites di Radhouane El Meddeb interpretato da Matias Pilet e Alexandre Fournier. Un omaggio a Fabrice Champion, star internazionale del trapezio del gruppo  Les Arts Sauts, divenuto tetraplegico a causa di un incidente durante una prova e poi morto nel 2011 in circostanze misteriose.

Matias Pilet e Alexandre Fournier in Nos Limites di Radhouane El Meddeb, omaggio a Fabrice Champion.

ROMA — Lo spazio scenico è delimitato da un tatami bianco. Il fondale nero, nessuna scenografia, la luce senza effetti particolari, i danzatori/acrobati in tuta. Sembra una prova. Non è un caso, questo spettacolo, infatti, è rimasto orfano del suo creatore ancora in fase di prova e sebbene la coreografia sia stata ripresa e ultimata da Radhouane El Meddeb è grande il vuoto lasciato da Fabrice Champion, in tutti i sensi.

Il cuore di  Nos Limites è il dramma di un giovane trapezista, Fabrice Champion, rimasto tetraplegico in seguito allo scontro in volo con il suo partner accaduto durante una prova. Fabrice è sopravvissuto ma ha dovuto reimparare a vivere su una sedia a rotelle con un limite fisico immenso. Lo stimolo a continuare a vivere l’ha trovato nella trasmissione della sua arte: l’acrobatica al trapezio. Con i suoi allievi più promettenti Matias Pilet e Alexandre Fournier ha cominciato a lavorare a questo progetto in cui sarebbe tornato ad esibirsi in un pezzo di tetradanza o tetracrobazia, che dir si voglia, con un congegno speciale che lo avrebbe aiutato a muoversi in scena.

Ma una nuova tragica fatalità è accaduta: la sua morte improvvisa dopo l’assunzione di una pozione di ayahuasca, una bevanda a base di allucinogeni somministratagli da uno sciamano in Perù. Matias e Alexandre hanno deciso di portare avanti il progetto, le note di Billy Holiday che a momenti rompono il silenzio esprimono tutta la nostalgia di un passato non troppo lontano.

Nello spettacolo non si vola, non ci sono i trapezi. C’è la forza di gravità. È lei la vera protagonista. I corpi prevalentemente a contatto con il pavimento alludono all’esperienza della disabilità di Champion, le gambe non si muovono autonomamente, vanno afferrate con le mani e accompagnate per essere spostate e mosse da una posizione all’altra. Ricadono rumorosamente a terra, strisciano e stridono inermi sul tatami.

 Nos Limites racconta il limite fisico imposto dalla disabilità, ma anche la caparbietà a superarlo. I corpi dei due danzatori/acrobati si toccano, si uniscono, si appoggiano, si ribaltano, si sollevano, si agganciano usando le tecniche del Contact Improvisation che come nell’acrobatica al trapezio si basano sullo studio dell’interazione delle leggi fisiche, come la gravità, il peso, l’inerzia e l’essere umano. I danzatori si affidano reciprocamente e sfidano la gravità con movimenti fluidi e continui. La dinamica del corpo spinto dalla forza centrifuga crea la propria rivoluzione spaziale, volteggiando in forme anche aeree. Danzano a terra e volano in trapezi immaginari il superamento delle barriere. Sembrano incarnare le parole di Fabrice Champion: «Quando saltavo dall’alto verso la rete, facevo un gioco: mi lasciavo cadere liberamente e nel momento massimo dell’accelerazione provavo un picco di piacere, in quei momenti lasciavo il mondo solido e mi ritrovavo nella vastità dello spazio». ★

Ottobre, 2015