La trinità umana

La trinità umana

Le insidie del corpo nell'ascesa dell'anima alla luce

Enzo Bordin

Quando lo spirito entra in armonia col corpo umano, in quel preciso istante inizia una lotta destinata a durare fino alla fine dei suoi giorni: una battaglia senza tregua fra i tre mondi che albergano in lui, ossia anima (mens), corpo siderale e corpo terrestre. Torniamo al mondo divino, al mondo astrattivo e al mondo istintuale.

Hieronimus Wierix, Sapientia et Stultitia (1579).

Il corpo terrestre, composto di materia e destinato necessariamente a ritornare alla materia, mira alle godurie della luce: attraverso l'attrazione dei piaceri sessuali, cerca di sedurre e corrompere l'anima (mens) destinata a dominarlo e a guidarlo. Adotta tale strategia facendo leva sulle passioni, soprattutto sulla voluttà e sulla lascivia.

«Il corpo siderale funge invece da intermediario tra l'anima e il corpo: salda il legame tra cuore e cervello. L'anima è la scintilla divina, la nostra guida, la nostra coscienza, la nostra fiaccola durante il nostro soggiorno sulla terra. L'anima deve asservire il corpo, permettendogli di godere, di tanto in tanto, i piaceri della vita ma senza rimanerne schiavo» puntualizza Adolphe Desbarrolles nel suo libro I misteri della mano scritto alla metà del 1800.

Argomentando il pensiero dei cabalisti arriva a tale conclusione: «Se l'anima è temperante e giusta, se ama ciò che è bello, nobile ed elevato (la giustizia la buona fede la patria) e se coltiva soprattutto l'amore verso e il prossimo, se possiede la carità sublime, allora nel giorno della morte lascerà la crosta terrestre per involarsi, seguire l'attrazione della sua stella e rivivere in un altro universo dove potrà farsi un nuovo vestito analogo al progresso della sua bellezza».

Tale trasmutazione avviene «lasciando sulla terra il cadavere materiale apparentemente inerte ma già intento a lavorare per la sua decomposizione concorrendo a delle nuove creazioni. Nel contempo però il cadavere siderale si eleva come un mantello luminoso per andare a portare nella luce astrale, dove tutto s'impregna, l'immagine, il riflesso, il fantasma del corpo sulla terra».

Se invece l'anima si lascia trascinare dalle grossolane passioni del corpo, se ha tollerato la menzogna e le volgarità turpi, l'ingiustizia e tutto ciò che è lasso e cattivo, «allora, nel giorno della morte, il cadavere astrale reso forte dalle condiscendenze dello spirito lo tiene prigioniero come durante la sua vita e lo libera verso il corpo siderale che lo trascina nel turbine della luce astrale».

Fuori dalla sua sfera armonica, l'anima viene sottoposta a crudeli torture. E tutte le sue tensioni emergenti vengono spese alla ricerca di una nuova pelle per venire al modo e subire le prove di una seconda esistenza dove poter, combattendo gli istinti perversi che l'hanno traviata, involarsi verso la morte, verso l'astro le cui influenze hanno dominato in modo più particolare di altre la sua vita.

Risultato: lo spirito (mens) finisce ancora una volta prigioniero del corpo per poi ricominciare una nuova vita ma come «anima di ritorno».

Per la prima volta, all'anima nuova tutto sorrideva. Come l'ops del misteri orfici, possedeva ricchezza, nobiltà e bellezza. In seconda battuta ritorna nel mondo per soffrire, per espiare la sue colpe.

Prima era ricco ed ora diventa povero, era bello e adesso riappare sulla terra brutto, prima possedeva il gusto dei piaceri sensuali goderecci e adesso gli appaiono come una fonte di tentazioni impossibili da soddisfare: appetiti libidinosi che lo divorano e che non riesce ad asservire. Ciò che in precedenza rappresentava la sua gioia diviene il suo più atroce tormento.

Era maestro e diventa schiavo, umiliava ed è umiliato, era crudele e adesso subisce crudeltà. Ad ogni passo si frappongono per lui nuovi ostacoli.

Però gli viene lasciata una via d'uscita. Se sa soffrire con coraggio, se la sua anima immersa nell'infelicità resiste ai cattivi istinti, allora potrà riprendere il suo glorioso cammino verso l'astro dove tendono le sue aspirazioni. Espiata la colpa, quando avrà tolto il suo schifoso e doloroso involucro esterno, potrà raggiungere l'equilibrio armonico (oggi lo chiameremo psicofisico) e quindi la felicità.

Ma se lo spirito soccombe per la seconda volta, il suo corpo ritorna sulla terra
tisico, idiota, febbricitante, impotente e condannato fin dalla nascita a soffrire giorno per giorno, incapace allora di cattive passioni. Un giorno s'involerà purificato dal dolore.

Desbarrolles rileva con acume: «È senza dubbio per questo che i pazzi, presso gli Arabi, ed i cretini, nella vallate svizzere, vengono rispettati come esseri toccati dalla mano di Dio».

Non a caso nella stessa chiromanzia, l'unghia ippocratica ad indicare la tisi innata non viene piazzata sul dito medio o di Saturno che raffigura la fatalità bensì sul dito indice o di Giove che rappresenta la volontà divina.

Per chi non sapesse, il dito ippocratico è quello a forma di bacchetta a tamburo: presenta un ingrossamento all'ultima falange, con l'unghia a vetrino d'orologio, prerogativa della pazzia e dell'idiozia.

Secondo i cabalisti, lo spirito deve rivivere ancora, deve rientrare nel mondo con le qualità delle anime nuove e, ancor più, possiede una vaga memoria delle sue sofferenze trascorse. Ha per guida i suoi presentimenti e inoltre un orrore segreto verso le inclinazioni funeste che l'hanno smarrito.

La natura non violenta mai: lascia all'individuo la facoltà di scelta, il libero arbitrio , ma nel contempo gli offre come appoggio e consiglio la facoltà di ricevere in modo più incisivo le ispirazioni divine che seguirà più volentieri.

In teologia questa facoltà ha un nome: grazia divina. Se l'anima trionfa, queste prove finiscono.

Arrivata dal cielo, la scintilla divina deve necessariamente tornare in cielo. È proprio partendo da tale presupposto che gli antichi magi spiegavano l'ineguaglianza delle condizioni umane fin dalla nascita. Condizioni terrene solo in apparenza ingiuste ma inquadrate nell'ambito di un sistema non privo di senso morale.

L'uomo ricco, ingiusto e cattivo, doveva temere la legge del taglione, mentre l'uomo sofferente poteva tollerare questa sua vita dolorosa come una sorta di espiazione in vista di un avvenire migliore per lui ed un futuro travagliato per i suoi ingiusti persecutori.

Ne consegue: corpo siderale concepito come l'istinto e mens a rappresentare l'aspetto raziocinante dell'uomo. L'istinto si deve calmare quando la ragione lo sorveglia. Deve riprendere il suo impero solo nel sonno. Talvolta può fungere da intermediario tra anima e corpo materiale, fino ad influenzarne il buon esito.

Secondo gli antichi cultori della cabala, il corpo siderale prende poco a poco la forma di diversi animali a seconda delle inclinazioni del singolo individuo, arrivando al punto di modificarne non solo i tratti del viso ma anche l'intera figura. Ancora: per i cabalisti il corpo siderale non ha sempre lo stesso sesso del corpo terrestre. In certi casi assume un aspetto ermafroditico. Con queste conseguenze: quando l'uomo si lascia dominare dalle passioni meschine, perde la sua virilità assumendo proiezioni femminili nei gusti, nei modi e nell'agire. Ma anche più di una donna diventa, abbandonando la propria natura, quando si lascia trasportare dagli eccessi perversi che conducono spesso alle più infami dissolutezze. Peraltro se ben gestito, l'ermafroditismo crea in noi qualità squisite: trasforma gli uomini in poeti, in persone caritatevoli e devote. Infonde invece nelle donne l'energia necessaria per i grandi sacrifici e le grandi virtù.

Ciò accade perché gli eccessi materiali alterano l'organizzazione del corpo siderale indotto a sua volta a reagire, a livello simpatico, sul cervello facendogli sentire il contraccolpo di tale ferita. I cabalisti sono convinti che proprio da tale alterazione derivino le malattie nervose, dal momento che il corpo soffre per le malattie dell'anima, in quanto la malattia insorge sempre o per difetto o per eccesso. Alla fonte di ogni male fisico si nasconde un disordine morale.

L'anima (mens) è la sola cosa che ci contraddistingue dagli i animali che, come noi, possiedono il corpo siderale. Possono leggere nella luce astrale, al pari dei sonnambuli tramite un annebbiamento fittizio o facoltà d'inebriamento astrale magnetizzatore.

Come gli uomini, anche gli animali avvertono in anticipo tempeste, terremoti e cataclismi naturali: presagiscono le apparizioni soprannaturali.

Il biologo francese Georges Leopold Chretien Frèdric Dagobert Couvier (1769-1832), docente di Storia naturale al Collegio di Francia e professore titolare del museo Jardins des plantes di Parigi, è autore di una ricerca sistematica raccolta in diversi volumi da titolo: Regne animal distribué d'après son organisation.

In questi saggi sapienziali Couvier rileva che «l'istinto è una sorta di sogno o di visione che accompagna sempre gli animali i quali sembrano possedere nel loro centro di sensazione (sensorium commune) immagini o percezioni innate e costanti, così da indurli ad agire come di solito determinano le sensazioni ordinarie o accidentali».

Gli idioti, abituati anch'essi ad agire d'istinto, spesso ricevono non solo il dono della seconda vita ma anche la facoltà di rievocare fatti accaduti moltissimi anni prima.

Esistono peraltro diverse categorie di stolti. Quelli dal comportamento troppo licenzioso e scriteriato finiscono per incatenare la loro mens in modo tale da renderla del tutto inattiva. Vivono soltanto seguendo i propri istinti.

Ma poiché nell'uomo l'istinto risulta secondario, gli idioti si mettono volontariamente al di sotto degli animali il cui istinto diventa per loro la ragione necessaria. Questi individui sono morti ancora prima di morire: camminano, parlano e tuttavia appaiono cadaveri viventi. Fanno freddo quando s'avvicinano e producono la pelle d'oca quando vi toccano. Hanno l'occhio vitreo, la bocca aperta, le palpebre cadenti. Formano la transizione tra l'uomo e il fantasma. ★

Ottobre, 2013