L'America che amiamo odiare

L'America
che amiamo odiare

Cicaleccio sulla vittoria di Donald Trump

Luca Colferai

L'America che tutti amiamo odiare è tornata. Evviva! A parte pochi fortunati che altrove hanno sostenuto il nuovo imbarazzante presidente degli Stati Uniti, più per affinità umana che per intuito o pensiero (il primo blando, il secondo inesistente), tutti gli altri avranno di che gioire. I nemici storici ne escono fortificati; gli alleati per forza avranno di che distinguere; gli odiatori religiosi ideologici e satirici avranno materiale inesauribile; gli stati vassalli potranno spolverare i tappeti rossi e lucidare l'argenteria.

Il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump saluta i suoi sostenitori a New York, il 9 novembre 2o16. (Andrew Harrer, Bloomberg/Getty Images).

I più fortunati di tutti, occorre dirlo, siamo noi italiani. Abituati da decenni ad uno strisciante e a tratti perfido vassallaggio nei confronti degli Stati Uniti abbiamo stereotipato i loro presidenti con i tratti epici dei bovari pistoleri ottocenteschi, tranquillizzando le nostre cattive coscienze mediterranee con la rassicurante impressione di essere superiori ad un popolo di marcantoni un poco tontoloni e tanto contadini. E lo stereotipo è tornato.

Per vent'anni abbiamo sofferto la tormentosa spina internazionale di avere un presidente del consiglio non altezza del compito: un venditore di cianfrusaglie mediatiche evasore fiscale corruttore salito al potere per non scendere in galera, dalla capigliatura fantasiosa e dal testosterone esuberante, dalle pose pagliaccesche e la passione adolescenziale per la femmina inferiore. Adesso ce l'hanno loro e questo ci offre un primato insuperabile. (Però bisogna riconoscere che il Papi è più divertente).

Sarà contentissimo il presidente della Federazione Russa: ha trovato un nuovo amichetto presidente da portare a caccia nelle dacie e giocare ancora un poco al mio è più lungo del tuo con giuria di belle ragazze. I rapporti di facciata fra l'onnipotenza americana e la subpotenza russa potranno tornare ai bei tempi della guerra fredda, mentre l'intrallazzo internazionale subirà un'accelerazione da paura.

In effetti infatti non se ne poteva più di questi democratici americani: la loro tranquillizzante diplomazia all'estero, l'anestetizzante ragionevolezza negli affari interni, l'evoluzionistica europeizzazione delle abitudini americane. Se avesse vinto la loro candidata tutto ciò sarebbe andato avanti a spron battuto (riduzione delle armi private; riduzione del cibo spazzatura; riduzione dei combustibili fossili; riduzione della povertà; aumento della sanità pubblica; aumento della tolleranza per legge; e persino spedizioni spaziali su Marte).

E in più ci sarebbe stata per la prima volta nella storia una presidente degli Stati Uniti donna, del tipo antropico icasticamente definito dal Papi per la collega germanica con parole che non ce la sentiamo di ripetere: un vero problema per tutti i commentatori satirici. Ora invece il gioco si fa più facile e prendere in giro il nuovo ciuffettone al potere è cosa facile divertente e senza limiti. È come immaginare il Papi a capo dell'onnipotenza mondiale con vent'anni di meno e tanti capelli di più: uno spasso.

Bisognerà vedere ora quali margini di manovra il roboante rodomonte potrà avere. Un conto sono le sparate elettorali per farsi votare, un conto è mantenerle. Il mondo è sempre più piccolo, ed è senza uscite di sicurezza. I rapporti di forza internazionali, politici economici e militari, seguono binari con pochi scambi e deviazioni: la tragicommedia in scena sul palcoscenico mondiale ha ruoli prestabiliti e gli spazi d'improvvisazione sono sempre più limitati. Il modello americano di prosperità di rapina ha dimostrato di aver esaurito le sue possibilità per esaurimento delle fonti da rapinare e la promessa di un futuro radioso appare molto ardua da mantenere. Può anche essere che alla fine sarà più riposante della rivale sconfitta.

Infine il novello eletto ha delle inquietanti (per lui) pendenze con la giustizia e con il fisco americani. Per ora potrà godere di un periodo di relativa tranquillità ma presto diventerà il bersaglio preferito di tutti coloro che hanno a cuore la legalità (molto pochi, ma lì riescono a lavorare) oppure l'ambizione personale (e sono tantissimi) di aver inchiodato alle sue responsabilità addirittura un presidente degli Stati Uniti.

Novembre, 2016