L'antiretorica di Giovanni Fattori

L'antiretorica
di Giovanni Fattori

In mostra a Padova l'antieroico
e antiretorico capostipite dei macchiaioli

Maria Luisa Pavanini

Tutti ricordano Fattori come il pittore di battaglie, memorabile il dipinto raffigurante un episodio della battaglia di Magenta (1859) con il quale vinse nel 1860 il concorso Ricasoli, ma l’artista fu anche un grande paesaggista ed il più originale tra i macchiaioli. Una mostra a Padova a Palazzo Zabarella(fino al 28 marzo 2016) testimonia la varietà dei soggetti trattati da questo pittore.

Giovanni Fattori, La Rotonda dei Bagni Palmieri (1866, olio su tavola; 12×35 cm; Galleria d'Arte moderna, Firenze; fonte wikimedia.it).

PADOVA – La vicenda artistica di Giovanni Fattori si potrebbe raccontare per sommi capi attraverso gli autoritratti: dal più antico del 1854, che apre la mostra di Padova, a quello del 1894 che la conclude. Dallo spavaldo ragazzo ventinovenne con la chioma al vento, al maturo e un po’ disilluso artista col cappello scuro ed i baffi bianchi all’interno del suo studio davanti ad un dipinto della sua Maremma.

Guardò con attenzione alla pittura francese d’oltralpe, al colorismo di Delacroix ed al realismo di Courbet per i soggetti.

La sua pittura non si allontana mai da un sapiente equilibrio che giustappone piani cromatici puri e gioca sul contrasto di luce ed ombra, come si vede nella  Rotonda dei Bagni Palmieri del 1866. La tavoletta ha un singolare formato orizzontale (come altre presenti in mostra) e raffigura un noto stabilimento balneare di Livorno. Un gruppo di signore sosta sulla rotonda protesa verso il mare. Lo spazio è segnato in alto dal lembo della tenda da sole, mentre le donne seguono un ritmo serrato ed ognuna è colta in un atteggiamento diverso.

Attraverso piccole tavolette come questa inizia la pittura  a macchia.

Tutte le sue opere sono una sintesi di forma e colore. Disinteressato ad intenti narrativi ed apologetici l’artista si limita ad osservare dal vero uomini, soldati e armamenti, armenti e contadini. Fattori non improvvisa è immediato ,ma l’atmosfera dei suoi dipinti è sempre meditata e frutto di studio e di lenta elaborazione del soggetto.

In tutte le sue opere siano esse ritratti, scene di battaglia o paesaggi Fattori struttura l’opera con rigorosa sintassi memore della tradizione toscana di Piero della Francesca o del Beato Angelico. Non è mai rappresentata un’azione saliente ma momenti senza gloria. L’occhio di Fattori si sofferma su soldati stanchi come stremati sono i contadini dediti al lavoro dei campi.

Le opere degli ultimi decenni, dopo gli anni settanta, mostrano la crisi non solo dei macchiaioli, ma anche degli ideali del Risorgimento.

Drammatico il famoso dipinto dello  Staffato (1879) dove il dinamismo tragico della scena è accentuato dal contrasto tra parti definite ed altre appena abbozzate.

La mostra mette in luce la nuova idea del paesaggio di Fattori, come nei dipinti:  Le acquaiole livornesi1865,  Mare azzurro1865,  Accomodatori di reti 1865 circa.

Fattori rivela una sua solitaria grandezza estranea agli altri protagonisti dei macchiaioli come Signorini e Lega che indulgono e si limitano ad una dimensione illustrativa dei soggetti.

La sua visione anticelebrativa, antiretorica del Risorgimento gli permise di vedere con acutezza implacabile quei corpi di soldati stanchi, ingobbiti sulle selle, coperti di polvere o quei contadini abbruttiti dalla fatica del lavoro dei campi.

Una dimensione domestica del ritratto e una visione antieroica del Risorgimento: questi i caratteri che si possono individuare nell’opera di Fattori nella bella mostra di Padova.

Padova Palazzo Zabarella
24 ottobre 2015
28 marzo 2016
Catalogo Marsilio
a cura di Francesca Dini, Fernando Mazzocca, Giuliano Matteucci

Novembre, 2015

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