L'assaggiatore

L'assaggiatore

Come ai tempi degli imperatori

C. Lown

Tra le imponenti misure di sicurezza che hanno accompagnato la visita a Roma del presidente russo Vladimir Putin, non solo gli aerei e le macchine blindate, le scorte, le lenzuola e gli asciugamani disinfettati e sigillati a Mosca. Anche un assaggiatore personale -un personaggio riservatissimo- che prova tutti i cibi e le bevande destinati al presidente russo prima di lui. E che muore al suo posto se sono avvelenati. Puntin teme infatti per la sua vita. L'assaggiatore è andato in scena più volte: al Quirinale per il pranzo, a Villa Madama per la cena, e anche nelle cucine del lussuoso albergo che lo ospitava. Il celebre scrittore C. Lown descrive la figura di questo misterioso assaggiatore, il suo modo di operare e i suoi sentimenti nascosti, in questo articolo scritto in esclusiva per "Il Ridotto".

Vladimir Putin annusa sospettoso un panino (fonte: Blitz Quotidiano).

Vorrei vederlo. Conoscerlo no, mi basterebbe solo vederlo. Anche se non faccio fatica a immaginarmelo. Piccolo di statura, magrolino, le orecchie a sventola, infagottato in un completino liso di grisaglia due misure più grande, pochi capelli lucidi e neri ostinatamente pettinati all’indietro, l’aria smarrita, un pallore vagamente cimiteriale, gli occhi arrossati cerchiati da occhiaie vistose, la bocca stretta in una smorfia perenne, mai l’ombra di un sorriso.

E’ l’assaggiatore personale di Vladimir Putin. Quello che assaggia i cibi del presidente russo prima di lui. Quello che muore al posto suo se i cibi sono avvelenati. Un uomo misterioso. Che non ha nome né volto né mai lo avrà. Né mogli né figli né peso né età (altri vizi non sappiamo). La cui identità deve rimanere per sempre nascosta al mondo. E’ l’uomo che non esiste. Pensate che –proprio per non tradirsi- era l’unico assente al meeting di Londra del Club des Chefs des Chefs , un circolo esclusivo che riunisce i cuochi dei più grandi personaggi del mondo.

E’ l’uomo invisibile. L’ideale. Non sorprenda. In fondo anche gli imperatori romani, come quelli cinesi, come i faraoni egizi, e come anche i Medici e gli Zar, Hitler, Ceausescu, Hussein, Gheddafi, e molti altri dittatori, avevano i loro assaggiatori personali, dato che temevano costantemente di venire avvelenati. Putin, che è un capo di Stato che ha molti nemici (sia lui personalmente che il suo Stato), e che ha diretto il Kgb sovietico al tempo del comunismo, il più famigerato fra tutti i servizi segreti, è un uomo molto attento. Non si fida mai di niente e di nessuno.

Quando va all’estero viaggia con lenzuola e asciugamani disinfettati e sigillati a Mosca. Si muove solo con il suo aereo privato, un Ilyushin da cinque miliardi di rubli, scortato da una flotta di velivoli da guerra armati fino ai denti, e con la sua Aurus presidenziale, un catafalco di auto da sei metri e mezzo di lamiere corazzate, protetta da un corteo di trenta auto blindate.
Le misura di sicurezza sono state imponenti per la sua visita a Roma: cinquanta strade chiuse, proibite le manifestazioni, schermate le comunicazioni telefoniche, gli spazi aerei sorvegliati da droni ed elicotteri, mille agenti schierati, tiratori scelti appostati su tetti e terrazze, artificieri e uomini in borghese delle forze speciali. Un manicomio.

L’assaggiatore, lui, il difensore misterioso pallido e solitario, ha preso saldamente possesso delle cucine, sequestrando e controllando con meticolosità e pazienza certosina ogni cibo, ogni pietanza, ogni piatto, ogni bicchiere, ogni bottiglia, ogni bevanda, ogni posata, ogni tovagliolo. Da quelle del Quirinale per il pranzo a quelle di Palazzo Madama per la cena, fino a quelle del quartier generale russo fissato all’elegante hotel St. Regis, un cinque stelle in via Vittorio Emanuele Orlando (stanze Superior Double Room in offerta Expedia a 509 euro a notte).

Non è dato sapere, data la riservatezza assoluta che circonda questo riservatissimo personaggio, se abbia gradito (lui, non Putin) pranzo e cena. O più il pranzo o più la cena. O non piuttosto l’abbondante colazione.

Chissà se si chiama Ivan o Boris o Grigoriy o Kirill o Sergey o Stanislav. O magari si chiama anche lui Vladimir. Chissà se ha quarant’anni, cinquanta o sessanta. Se è sposato o se è scapolo (gay, no). Chissà com’è stato assunto. Che mestiere faceva prima. Se lo pagano tanto o poco. A cachet, cioè un tanto a cena (se sopravvive, chiaro), o se ha uno stipendio fisso mensile.

Chissà se lavora tutti i giorni. Voglio dire: Putin, dove mangia di solito? A casa, al Cremlino, al ristorante? E l’assaggiatore lo segue sempre e ovunque? Pranza e cena e fa colazione tutti i giorni prima del suo capo? E non va mai in ferie? C’è un vice assaggiatore quando l’assaggiatore ufficiale va in vacanza? (Perché anche lui avrà diritto a una vacanza, o no?).

Pagherei cinque copechi (forse anche sei o sette) per vedere l’assaggiatore di Putin al lavoro. Quando afferra la forchetta, la alza con una lentezza esasperante, la affonda nel piatto che ha davanti, stacca e separa un piccolo, piccolissimo boccone, lo preleva, lo guarda con attenzione, lo porta prima al naso, lo gira a destra e a sinistra sotto le narici, l’annusa a fondo, più di una volta, poi lo porta alla bocca, lo appoggia piano sulla lingua, lo lascia lì un attimo per sentire l’effetto che fa, poi comincia, lentissimamente ad addentarlo, cercando di intuirne tutti i sapori. Quelli palesi e quelli nascosti.

Mi piacerebbe leggergli nei pensieri in questo momento. Chissà se pensa che potrebbe morire ogni volta che fa questo movimento con la mano e che si infila qualcosa nella bocca. Chissà se ha paura di morire. Chissà se pensa mai perché diavolo ho scelto questo mestiere. Chi me l’ha fatto fare. Chissà se pensa un giorno di smettere e andare in pensione e aprire un ristorante.

Chissà se gli piace mangiare. Dal tipo di mestiere che fa, non credo. Suppongo ne abbia la nausea. Immagino che se ha una serata libera si accontenti –molto sollevato, quasi felice- di aprire un cartoccio di prosciutto crudo sul tavolaccio di casa e una bottiglia di vodka.

In fondo dev’essere un buon diavolo. Mi sta quasi simpatico. Mi capitasse d’incontrarlo, lo invito a cena. Ma assaggio io.

Luglio, 2019