Le Chasseur de la garde

Le Chasseur
de la garde

al dramma degli studenti incompresi

Gemone di Velieronero d'Oltremare
Théodore Géricault, Le Chasseur de la garde (1812, fonte commons.wikimedia.org

Battenti di un finestrone che si aprono. Tenda scorsa lateralmente sulla riloga.

Una musica nostalgica dal didentro, del tipo di Dust in the wind dei Kansas; o volendo essere più maccheronico, di Sarà la nostalgia di Sandro Giacobbe...

L'aria è cheta. Grigia. Nebbiosa. Di un freddo umido.

Lo scenario, di guerra.

Boemia Orientale, esplicito.

La Grande Armée con i suoi veloci corpi d'armata; la Guardia Imperiale russa; i battaglioni austriaci.

Attacchi alla baionetta sull'altopiano del Pratzen... Il maresciallo Soult e i generali Vandamme e St. Hilaire (dalle divise ricamate di Neoclassicismo) attaccano il centro sguarnito dell'esercito nemico: austro-russo.

A nord i marescialli Murat e Lannes hanno la meglio sui generali Bagatrion e Lichtenstein: isolando il lato destro dell'armata alleata.

A sud, il maresciallo Davout dà manforte al generale Legrand che aveva perso il villaggio di Telnitz e il castello di Sokolnitz: fermando gli spocchiosi e i numerosi dello zar Alessandro I dalle mani linde.

Qui conta l'onore. E tanto di questo è stato portato via dal convitato di pietra: per punirlo. Troppo sangue versato e schizzato. (Il morto, sottilizzo, ha il puro potere di una suocera di paese sardo. Occhi da serpente. Bocca a cucchiaio. Gambe storte da cavaliere, non di uno degli squadroni del bel Gioacchino, però. Furbizia. E tanto spirito di disciplina. Una nuova Salem, o l'ottuso anticomunismo di Hoover e di McCarthy).

Il Cacciatore della Guardia Georges de Parnassien sonnecchia davanti ad un bivacco, infagottato nel suo vistoso, stretto e verde dolman con pelliccia rossa. Vicino, addormentati granatieri dall'alto colbacco e baffuti mammalucchi.

Viene afferrato per la gola. Non ha forza di emettere nemmeno un suono. Articolate per bene, sono, le ossa distinte del metacarpo e quelle brevi del carpo di una mano scheletrica aggraffante.

«Non ti permettere di fiatare. Ora mollo la presa, e se ci riproverai... non sarà un piacere per te».

L'estranea lo lascia cadere a piombo. Si apre la giacca a code corte. Si siede su di un masso (piegando le ginocchia coperte da dei pantaloni da marcia), appoggia il moschetto Charleville 1777 a canna liscia ad un albero e si leva il bicorno. Le ghette son alte e nere. Sono lacerate longitudinalmente, s'intravedono tibia e perone.

(Riprendendo fiato. Intontito): «No-non ho paura di te... Non ti temo. Ne-ne ho viste fin troppe per temerti!»

«Togli la mano dall'impugnatura della sciabola: non son qui per lavoro. Consegnati alla pazienza, che è uno dei nutrimenti dello spirito».

«Come potresti essere qui per tale compito se hai mietuto per tutto il giorno?»

«La misura è colma! Vuoi costringermi a … Stai dando fuori di brutto».

«Parlavi di pazienza...»

«La tua pazienza».

«Ah».

«Siete ben vestiti e ben calzati, voi. Non vi manca nemmeno il coraggio e la tracotanza...»

«...tracotanza che non abbiamo,» finisce l'uomo.

La Cura intreccia le falangi. Le scioglie dall'unione. Si gratta con una nocca la glabella. Lo fissa con i suoi «occhi» vuoti. E riattacca:

«Francese! Puah!» sputando per terra del liquido purulento e scuro.

(Sguainando il ferro manesco, l'altro): «In guardia!!»

Lo fissa gelida. Anonima. Composta. Grigia.

«Spavaldo».

E lo immobilizza con degli anelli di cipolla di Seattle, fatti apparire per l'occasione.

«Porca ..., che mi hai fatto!»

«Smettila di bestemmiare. Sei senza dio come tutti quelli della tua compagine».

«Smettila tu di presentarmi della superstizione. La gente che crede è timorata perché ha timore che se non incensasse il suo dio potrebbe essere da questi punita. Al contrario, noi, siamo per la ragione e...»

«...e per il culto della persona».

(Con occhi accesi di rabbia in sovrappiù): «Ora sei tu che imprechi!»

(Passeggiando, disimpegnandosi dall'uggiosa situazione): «Veniamo al sodo. Ti ho portato degli ospiti, - diventando una porta; - aprimi, ho da presentarti degli amici».

«Come faccio?: mi hai legato».

«Hai ragione. Abracadabra. Ora non lo sei più».

«Potrei scappare, » sfidandola.

«Potrei ucciderti,» contenuta.

Apre la porta e va a sedersi ancora risentito-stizzito. Entrano dei ragazzi stranamente conciati e acconciati. Dai contorni corporei sfumati, quanto i disegni di Guy Denning.

(Fa per alzarsi, con apprensione): «Chi va là?!»

(Loro): «Ciao, dobbiamo dirti una cosa: sei noioso come i mezzanini, gli abbaini e i ballatoi di Italo Calvino».

«Chi è costui? Conosco solo il rinnovatore Giovanni».

«Utilizzano dei rimandi per meglio essere chiari,» la mietitrice.

Si fa largo una ragazza con piercing sul labbro, sfumatura alta da un solo lato del capoccione, tatuaggi, scarponi slacciati, calzoni modello slim. Poggiando un piede su di un affusto di cannone:

«Mi sembri un punkabbestia. Uno di quegli straccioni che arrotondano elemosinando schèi alla stazione di Verona - Porta Vescovo. Tutto colorato. Tutto borioso. Tutto solo».

«Svegliatevi, soldati! Allarme!»

(La giovane, crollando le spalle): «Credo che il loro sonno sia stato indotto».

«Barbari! Che cosa volete da me?»

(Ragazzo uno, ragazzo due, ragazzo tre. Con la ragazza quattro).

«Siamo degli studenti liceali».

«Buono a sapersi».

(L'uno): «Ostile».

(Il due): «Testardo».

(Il tre): «Antipatico».

(Lei): «Cagòn».

(I ragazzi fanno un singolo portavoce):

«Per colpa della storia che ora tu stai scrivendo, a noi tocca studiare. Abbiamo la nostra adolescenza da vivere, sai? Perciò vogliamo spingerti a passare il tempo in un altro modo. Se proprio non ce la fai, ci sono i consultori o la misericordia dei cantautori impegnati».

(La Cura parlando al deserto): «Non superate il limite».

(Il soldato, brandendo l'arma affilata): «Ora vi faccio a fettine, depensanti!»

Fuggono gli studenti. La porta si chiude dietro di loro scomparendo.

Gli armati... ancora ronfano placidi.

(L'unico in piedi, con aria triste): «E se m'hanno detto il vero, quei ragazzi?... Comunque vada, quando il sole sorgerà domani, Tom Dooley... sarà impiccato».

I battenti del finestrone vengono serrati.

Buio.

Ottobre, 2013