L'economista d'azzardo

L'economista
d'azzardo

Le travagliate avventure di un finanziere che credeva nelle carte

Alessandro Marzo Magno

Venezia è il luogo di eterno riposo di uno dei più straordinari personaggi della storia della finanza, giocatore d'azzardo, malfattore, imbroglione, geniale inventore di meccanismi finanziari, ministro delle Finanze francese, tanto controverso da far pensare a più di qualcuno che fosse in buona fede e i suoi siano stati soltanto errori, e non truffe deliberate. Stiamo parlando di John Law, l'artefice della prima bolla finanziaria della storia, quella della Compagnia del Mississippi.

John Law ritratto da Casimir Balthazar (fonte Wikipedia).
John Law e la bolla del Mississippi in una vignetta dell'opera «Het Groote Tafereel Der Dwaasheid» (1720, Il Gran Teatro della Follia) (fonte Wikipedia).
Marzo Magno Alessandro L'invenzione dei soldi Quando la finanza parlava italiano Collezione Storica Garzanti  288 pagine € 22.00 ISBN 978881168687-3

Anche tra gli economisti i pareri su di lui sono discordi: Joseph Schumpeter ne parla in termini lusinghieri, definendolo uno dei «più eminenti teorici monetari di tutti i tempi». Duro invece il giudizio espresso da John Kenneth Galbraith: «Forse il più innovativo mascalzone finanziario di ogni tempo». Ne scrive pure Montesquieu che lo immortala nelle Lettere persiane, per la precisione nella lettera 142: «In un'isola vicino alle Orcadi era nato un bambino [...] di cui si dice avesse imparato a contare da solo con le dita e che già a quattro anni era in grado di distinguere tanto bene i metalli che quando la madre gli diede un anello di latta in cambio di uno d'oro, capì subito l'inganno e glielo tirò dietro».

Le vicende di questo signore sono talmente variegate che sarebbe troppo lungo narrarle (e infatti su di lui sono state scritte diverse biografie, sia in inglese sia in francese, mai tradotte in italiano). John Law nasce a Edimburgo nel 1671; in seguito si trasferisce a Londra, dove si dedica con matematica efficienza alle carte e ai dadi, perché è in grado di applicare al gioco il calcolo delle probabilità. Ma nel 1694 uccide un uomo in duello e, condannato a morte, fugge girovagando per l'Europa e dedicandosi sempre al gioco d'azzardo. Tornato in Scozia, pubblica nel 1705 un trattato di economia che viene — con grande successo — tradotto in francese. In questo libro Law sostiene che le sorti del commercio siano legate alla quantità di denaro in circolazione, fattore che però trova un limite nella rigidità della monetazione metallica. Per aumentare il circolante, propone di emettere biglietti di banca, dotati di maggiore rapidità di circolazione, e per di più di rendere le banconote indipendenti dalle oscillazioni del valore dei metalli preziosi, legandole invece alla terra.

Quando arriva in Francia, non potrebbe trovare orecchie migliori disposte ad ascoltare le sue teorie. Il paese, dopo la morte di Luigi XIV, è in una situazione finanziaria disastrosa a causa delle spese folli sostenute dal sovrano. Ben venga quindi un illustre economista, autore di apprezzati trattati, che sia in grado di riportare a galla la barca gallica.

Il reggente, il duca Filippo d'Orléans, riceve in udienza Law che gli promette di liberare il paese dal flagello delle variazioni monetarie. Immediatamente gli viene concesso il permesso di fondare una banca. Nel 1716 nasce la Banque Générale che subito emette cartamoneta. L'anno successivo viene fondata una compagnia commerciale. Cambia parecchi nomi, ma passerà alla storia come Compagnia del Mississippi. I francesi appaiono impazziti: si accaparrano i titoli che aumentano via via il loro valore passando dalle 500 lire tornesi dell'emissione a ben 18.000 lire. Il fatto che Law ottenga pure il monopolio del conio delle monete metalliche non fa che aumentare la fiducia verso di lui.

Il reggente vede che il sistema funziona e dà ordine di stampare ancora più banconote. Law, da parte sua, emette sempre nuove azioni della Compagnia che vengono comprate con i biglietti di banca stampati a rotta di collo. Rue de Quincampoix, la via dove Law — nel frattempo divenuto ministro delle Finanze — ha il suo ufficio (una traversa di Rue des Lombard), diventa il punto più affollato di Parigi, tanto che di notte sono necessari i soldati per farla sgomberare. Quando, nel gennaio 1720, la banca di Law si fonde con la Compagnia del Mississippi, si registrano addirittura tumulti popolari per assicurarsi le nuove quote azionarie.

A questo punto la bolla è pronta a scoppiare, e infatti scoppia. I prezzi delle merci salgono, quelli delle azioni cominciano a scendere. Qualcuno inizia a chiedere la conversione delle banconote in moneta metallica, ma ovviamente non ce n'è abbastanza.

Ora la frenesia sta nel vendere e Law tenta di metterci una pezza ostacolando la circolazione delle monete d'oro e d'argento e stabilendo corso forzoso del biglietto di banca: chiaro che non serve a nulle la folla non ci mette molto a passare dal delirio all'ira. Lo scozzese fugge nel dicembre 1720, prima a Bruxelles, poi a Venezia. La città lagunare in quel periodo è l'indiscussa capitale del gioco d'azzardo, tanto che esiste una casa da gioco di stato, il Ridotto, fondato nel 1638 a San Moisè, in cui il banco è sempre tenuto da patrizi veneziani. (Giacomo Casanova ne sarà un assiduo frequentatore. Verrà chiuso nel 1774 con l'unico risultato di far aprire le bische clandestine.) Lo scozzese sopravvive nella Serenissima ritornando alla sua antica passione per il gioco, ammesso che quanto aveva combinato in Francia fosse tanto diverso dalla faraona o dalla bessetta (i più popolari giochi d'azzardo dell'epoca, non dissimili dall'odierno black jack).

Muore, povero, nel 1729 e viene seppellito nella chiesa di San Geminiano, che al tempo sorgeva in piazza San Marco, di fronte alla basilica. Il fatto che il tempio fosse stato progettato da Jacopo Sansovino non commuove minimamente Napoleone che nel 1807 lo fa demolire per costruire al suo posto una sala da ballo degna di lui (l'attuale Ala Napoleonica). Si dà però il caso che il governatore di Venezia in quell'anno sia un vecchio compagno di studi di Napoleone all'École Militaire di Parigi, un generale di origine scozzese, Jacques Alexandre Law de Lauriston, pronipote proprio di quel John Law. Il funzionario napoleonico fa traslare le ossa del prozio ella non lontana chiesa di San Moisè, dove tuttora si trovano. Sul pavimento, poco oltre l'entrata principale, è situata una lapide sulla i quale i banchieri centrali non sarebbe male andassero a recitare un'orazione, pregando di non combinare mai, neanche per sbaglio, niente di simile a ciò che ha fatto quel signore sepolto là sotto.

HONORI ET MEMORIA
JOANNIS LAW EDINBURGENSIS
REGII GALLIARUM ERARII
PRAEFECTI CLARISSIMI
A. MDCCXXIX AET. LVIII DEFUNCTI
GENTILIS SUI CINERES
EX AEDE D. GEMINIANI DIRUTA
HUC TRANSFERRI CURAVIT
ALEXANDER LAW LAURISTON
NAPOLEONI MAXIMO
AUDIUTOR IN CASTRIS
GUBERNATOR VENETIARUM A. MDCCCVIII
Marzo, 2013

Collegamenti: