A lezione d'ignoranza dal professor Pennac

A lezione d'ignoranza
dal professor Pennac

Lo scrittore francese a Milano

Roberto Bianchin

Daniel Pennac ha presentato insieme a Lella Costa, in un affollatissimo teatro Franco Parenti, il suo ultimo libro,  Una lezione d'ignoranza (Astoria Edizioni), che contiene la provocatoria lectio magistralis tenuta all'università di Bologna in occasione del conferimento della laurea honoris causa in pedagogia. Un riconoscimento che Pennac voleva rifiutare «perché sono stato un pessimo studente e nessuno ha mai pensato di darmi un premio». Tra battute divertenti e perle di saggezza, una lezione di cultura e umanità.

Il pubblico che affolla il teatro Franco Parenti di Milano alla presentazione del libro di Pennac (foto Il Ridotto)
Daniel Pennac (a sinistra) con l'autore (foto Il Ridotto)
La copertina del libro edito da Astoria (Daniel Pennac Una lezione di ignoranza traduzione di Yasmina Melaouah 9 x 14 cm, 48 pp. euro 6,00 ISBN 978-88-98713-20-2).

MILANO – Daniel Pennac, che è un ottimo scrittore, è stato un pessimo studente. Non perché fosse stupido. Tutt’altro. Era solo svogliato. Distratto da altre cose, da altri pensieri. O forse perché non trovava abbastanza interessante quello che gli insegnavano. Anche se lui ha dei bei ricordi dei suoi insegnanti, specialmente del professore di filosofia, che cita spesso nei suoi scritti e nei suoi discorsi. Ne aveva perso le tracce da anni. Un giorno ricevette una lettera. Era proprio di quel professore, che si diceva lusingato del fatto che Pennac lo ricordasse così spesso. Lui invece di Pennac non si ricordava proprio, tanto che gli chiedeva in quale annata scolastica fosse stato suo allievo, perché non riusciva proprio a metterlo a fuoco.

Tutto questo (e qualcos’altro) fece sì che quando l’università di Bologna decise, nel 2013, di conferire a Pennac una laura honoris causa in pedagogia, lo scrittore francese barcollasse nell’apprendere la notizia. Si sentiva molto a disagio, come fuori posto. «Volevo rifiutare – racconta – pensavo che la cosa non avesse alcun senso. Nessuno mai, prima di allora, mi aveva dato un premio. Né da studente né da insegnante».

Poi invece accettò. Ma lo fece a modo suo. Con una lectio magistralis decisamente controcorrente, intitolata provocatoriamente, nel luogo più accademico che esista, come l’aula magna di un’università,  Una lezione d’ignoranza. In cui sostiene, tra le altre, alcune tesi che fino a ieri sarebbero state ritenute aberranti, come il diritto di saltare le pagine del libro che si sta leggendo. «Perché se non lo farete voi – spiega – c’è il rischio che lo facciano degli editori disonesti, capaci di tagliare inopinatamente, a capocchia, magari per risparmiare sul numero delle pagine, pezzi di romanzi, di saggi e di racconti».

Saltare le pagine, invece, può essere un modo abbastanza intelligente per avvicinarsi a libri importanti ma ponderosi, di mille pagine per dire, la cui mole da sola scoraggerebbe chiunque (o quasi) dall’iniziare la lettura. Lo stesso Pennac si è avvicinato così a capolavori possenti come  Guerra e Pace. La prima volta ha letto solo la storia d’amore contenuta nel libro, saltando guerre e descrizioni. La seconda volta ha letto invece le guerre. E la terza si è soffermato sulle descrizioni di ambienti e paesaggi. In questo modo ha finito per leggere tre volte un libro che non voleva nemmeno cominciare a leggere perché troppo lungo.

Daniel Pennac, che è un uomo semplice e mite, ironico e piacevole, ha raccolto la sua lectio magistralis tenuta all’università di Bologna in un delizioso libriccino dalla copertina rossa come un quaderno di scuola, intitolato appunto  Una lezione d’ignoranza (Astoria Edizioni), che ha presentato, dialogando amabilmente con l’amica Lella Costa, in un teatro Franco Parenti affollatissimo in ogni ordine di posti, come scrivevano i critici teatrali di una volta.

È stato un incontro piacevole e divertente, in cui non sono mancate le battute (Pennac è un principe di leggerezza, come quando scrive), ma anche i lampi di saggezza. Come i comandamenti per gli insegnanti. Primo: mai drammatizzare. Perché se vuoi instillare negli alunni il desiderio di leggere, che in fondo è la cosa più importante da insegnare, non devi farlo in modo costrittivo, tanto meno drammatico. Men che meno punitivo. Guarda quando vanno a comperare i libri all’inizio dell’anno scolastico: entrano in libreria con la lista dei libri da acquistare con la stessa faccia avvilita con cui entrerebbero in una farmacia con l’elenco delle medicine da prendere. E appena vanno a scuola, vengono valutati al primo libro che leggono: hai capito? Gli chiedono subito gli insegnanti, terrorizzandolo. Così cominciano gli esami, che dureranno tutta la vita.

Va insegnato invece il piacere della lettura. Dolcemente. Con complicità. Cominciando a leggere alcune pagine – di qualunque cosa, non importa – ai ragazzi la sera. E continuando anche quando vanno a scuola, fino a quando non cresceranno, fino a quando non diranno: grazie, adesso leggo da solo.

Bisogna imparare a nuotare nella lingua, dice Pennac. A non aver paura di nulla. A essere umili e curiosi. Perché «non siamo noi i proprietari del nostro sapere». Ma anche perché «avere delle lacune da colmare, a qualunque età, è una cosa bellissima».

Novembre, 2015