L'incantatore

L'incantatore

Domenica pomeriggio, che faceva troppo caldo per andare al bar, e stavo bello quieto tappato in casa con Primo che sparava al massimo aria fresca di montagna (Primo è il condizionatore), in mancanza di meglio da fare guardavo su Repubblica.it le facce di quelli che in Via del Plebiscito, a Roma, scendevano in strada a manifestare in favore del condannato Papi Silvio Berlusconi.

Pochi, c’era più gente a Jesolo per Del Piero. Comunque, per chi non avesse visto, o non ne sapesse niente, o non gliene importasse niente, c’era anche lui, gonfio e un po’ commosso («Io non mollo»), oltre alle sue fidanzate, la solita maglietta girocollo bleu da topo d’albergo sotto la giacca.

Non è che mi chiedessi cosa spingeva quella gente a calcare le torride strade della capitale rischiando l’infarto nella domenica più calda dell’estate, invece di starsene anche loro beatamente chiusi in casa, o magari andare al mare, o in montagna, o che ne so, decidere con un’impennata d’ingegno di andare a passare la giornata in qualche bel centro commerciale dove almeno si sta al fresco e poi adesso ci sono anche i saldi.

No, questo era chiaro, evidente. Li spingeva la devozione, l’amore assoluto per il loro capo supremo, il profeta del bunga bunga, l’uomo che ha sempre ragione anche quando ha torto, l’uomo che è innocente anche quando, con tutta evidenza, è assolutamente colpevole.

Perciò li guardavo, e basta. Con un misto di incredulità e di tenerezza. Ma anche con punte acute di disgusto, in certi momenti. Signori di mezza età, occhiali da sole, belle camicie a righe. Tipi distinti, si potrebbe anche dire. Salvo quando si mettevano a gridare e a inveire. Indignati, arrabbiati. Quasi offesi. Loro! L’esercito di Silvio, si chiamano. E inalberano cartelli struggenti che sono dichiarazioni d’amore: «Sempre con te».

Molti sono gli anziani. Sono quelli più a rischio. Dategli da bere, grida qualcuno. Ogni tanto si sente in lontananza una sirena come di ambulanza. Ci sono anche delle donne. Avanti con gli anni per lo più. Con gli orecchini a goccia e la permanente devastata dal ponentino. Alcune devono essere state belle una volta. Quand’erano giovani. Altre sono belle anche adesso. Ne vedo qualcuna, molto vecchia e molto truccata, che da giovane dev’essere stata artista di varietà, o qualcosa di simile.

C’è anche una negra vestita da negra, o almeno come noi immaginiamo che si vestano le donne negre, quelle corpulente: cappellone a tesa larga, occhialoni, maxi tunicona con tutti i colori dell’Africa. Ha in mano un cartello fatto con un pezzo di cartone strappato a uno scatolone (probabilmente banane), dove dopo Forza Silvio ha scritto che viene da Alessandria. Probabilmente Piemonte.

Non ci sono solo veline, velone, pensionati, perdigiorno, titolari di night-club, evasori fiscali e pregiudicati. C’è anche qualche giovane. Pochi. Avranno avuto altro da fare. Molti di quelli di mezza età, che insieme agli anziani si contendono il primato delle presenze, sembrerebbero anche persone normali. Gente del popolo, insomma, mica ricconi. Vicini di casa. Amici del bar. Gente con mestieri semplici, magari modesti. Certe facce lo dicono.

Non è neanche questo che sorprende. Quello che sorprende è come fanno a crederci davvero. Cioè, se ci credono davvero. Se davvero sono convinti che il condannato è innocente. Che il Papi è una vittima. Che i giudici comunisti lo perseguitano. Quello che sorprende è che a questa gente non passi neanche per l’anticamera del cervello che se Papi Silvio è stato condannato, e ha avuto così tanti processi, magari una ragione ci sarà. Qualche reato, forse, lo avrà commesso.

No, questo dubbio non li sfiora nemmeno. Che non sfiori il Papi, è logico, lui è un illusionista, non ha mai distinto i confini tra il vero e il falso. Ma che non sfiori altre persone è quantomeno sorprendente. O meglio, lo sarebbe. Lo sarebbe se non sapessimo che l’incantatore di gonzi li ha ipnotizzati da una ventina d’anni. ★

Agosto, 2013