Lo scienziato degli spiriti

Lo scienziato
degli spiriti

Allan Kardec, il positivista che codificò il soprannaturale

Enzo Bordin

Le due tombe più visitate ogni anno nel cimitero parigino Pére-Lachaise sono quelle di Jim Morrison dei Doors, mitico quanto trasgressivo cantante rock a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, e di Allan Kardec fondatore della dottrina degli spiriti, ossia della filosofia spiritica. Le sue disincarnate spoglie riposano sotto il dolmen in granito, sul cui basamento sono in bella a variopinta mostra decine di fiori. Il monumento funebre di Kardec (divisione 44) risulta anche il più ben tenuto, alla pari della curatissima tomba di Chopin.

Allan Kardec e Amélie Boudet con il Libro degli Spiriti (dipinto realizzato nel 2004 per il  Conselho Espirita Internacional di Santa Catarina, Brasile, fonte wikimedia).
La tomba di Allan Kardec al Pére-Lachaise a Parigi (foto di Aldo Ardetti, fonte wikimedia).
Allan Kardec nel 1865 (fonte wikimedia).
Le «tavole giranti» nel 1853 (da L'Illustration, fonte wikimedia).

Sulla lapide è scolpita una frase che racchiude in poche parole tutto il suo pensiero spiritico: «Nascere, morire, rinascere per progredire sempre: tale è la legge».

Allan Kardec, grande pensatore del Cristianesimo spiritista, è lo pseudonimo di Hippolyte Lèon Denizard Rivail, nato a Lione il 3 ottobre 1804 da famiglia borghese timorata di Dio. Viene educato secondo i dettami etici basati sull'onestà e sulla bontà d'animo.

Hippolyte trascorre i suoi primi anni di scolarizzazione a Bourg. Ma nel 1814 i suoi genitori lo mandano a studiare in Svizzera, a Yverdon, nel prestigioso istituto pedagogico diretto da Johann Heinrich Pestalozzi e situato sulle amene sponde del lago di Neuchatel.

In questa rinomata scuola si seguono i principi naturalistici del grande scrittore e filosofo Jean Jacques Rousseau, dove gli scolari vengono educati senza ricorrere a punizioni corporali, molto in uso a quei tempi. A soli 14 anni Lèon Rivail si diploma a pieni voti, evidenziando una straordinaria preparazione culturale, corroborata da un poliglotta che parla correttamente in francese, inglese, tedesco e olandese.

Qualche anno dopo fonda a Parigi una scuola ispirata ai principi pedagogici del suo maestro Pestalozzi. Nel 1831 pubblica un trattato pedagogico dal titolo: Qual è il sistema di studio in armonia con le necessità dell'epoca?. Con questo pregevole lavoro ottiene il premio dell'Accademia Reale di Arras. Si dedica alla pedagogia fino al 1848. In quegli anni pubblica anche libri di grammatica e aritmetica. Insegna inoltre filosofia, astronomia, fisica e chimica al liceo Polimatico di Parigi.

Dal 1849 in poi inizia a studiare spiritismo. Ma sua piena conversione avviene solo tra il 1854 e il 1855, periodo in cui fa alcune esperienze medianiche destinate a cambiare la sua vita. Il fatto salente si verifica a maggio 1855, nella casa parigina della signora Plainemaison, quando si mette in contatto con alcuni spiriti rimanendone sconvolto e nel contempo affascinato. Si getta così a capofitto sullo spiritismo studiandone le leggi che regolano tali fenomeni esoterici.

Il 30 aprile di quello stesso anno Rivail viene investito della sua missione spiritica dalla medium Aline C. In quell'occasione cambia pelle e diviene Allan Kardec sulla base di misteriosi legami che lo vincolano ad esistenze anteriori, ma anche, e forse soprattutto, per non macchiare le sue precedenti opere di docente con il suo nuovo lavoro di codificatore spiritico.

Ironia del destino vuole che Kardec sia adesso molto più conosciuto come spiritista che come docente e pedagogo. Centinaia di migliaia di suoi cultori (soprattutto brasiliani e delle Antille) lo ricordano per questa sua attività esoterica, condensata in quello che viene considerato il suo capolavoro, ossia Il libro degli spiriti, pubblicato nell'aprile 1857.

L'opera contiene cinquecento e uno quesiti stampati su doppia colonna: una per le domande e l'altra per le risposte delle anime dei trapassati invocati.

Dal 1859 al 1865 Kardec si dedica completamente allo spiritismo, fondando nel 1858 la Società parigina per gli studi spiritici. E di lì a poco esce il primo numero della Rivista Spiritista.

La sua filosofia spiritica miete proseliti in gran parte del mondo, grazie ad un capillare sistema comunicativo con diversi Paesi fatti di viaggi e conferenze per stimolare la formazione di nuovi centri e completare la sua missione di codificatore. Nel frattempo pubblica altri quattro libri destinati a formare, assieme al primo, il cosiddetto Pentateuco Kardequiano. Oltre al Libro degli spiritiIl Libro dei medium, Il Vangelo secondo lo spiritismo, Il Cielo e l'Inferno, La Consapevole Genesi.

Kardec si disincarna dal suo stesso spirito il 31 marco 1869, stroncato all'improvviso da un aneurisma cerebrale.

Il suo metodo di lavoro si basa sulla sperimentazione scientifica, senza mai formulare teorie preconcette: analizza, fa analisi comparate deducendone le conseguenze e basandosi sulla logica fattuale. Interrogò centinaia di spiriti, annotò ed ordinò i dati ottenuto con scrupolosa ricerca scientifica, meritandosi la fama di codificatore dello spiritismo.

Kardec, nel Libro degli Spiriti, fa una puntualizzazione basilare sul suo modo di procedere in questa affascinante ma nel contempo ardua ricerca relativa al mondo delle tenebre: «La dottrina spiritica, cioè lo Spiritismo, ha come principio la credenza della relazione fra mondo materiale e mondo invisibile, fra uomini e spiriti. E chiameremo spiritisti quanti accettano questa dottrina».

Positivista convinto, Allan Kardec viene chiamato, già cinquantenne, ad analizzate le sedute d'importazione americana effettuate con le cosiddette tavole giranti. Consapevole della e diffusa ostilità (accompagnata da un altrettanto marcato scetticismo) della comunità scientifica nei confronti dei fenomeni paranormali, il suo nuovo ruolo viene da lui usato anche per pubblicare numerosi saggi sullo spiritismo senza intaccare le precedenti opere pedagogiche da lui firmate con suo vero nome: Hippolyte Rivail. «Allan Kardec non ha inventato lo spiritismo ma ne è il suo eminente teorico e volgarizzatore» puntualiza Anitre Becquerel, presidentessa dell'Association parisienne d'études spirites.

Figura centrale della dottrina spiritica risulta ancor oggi il medium, utilizzato scientificamente non solo nelle sedute spiritiche ma anche in altri contesti quali i riti sciamanici o vudù. Appare in tal senso esaustiva la riflessione di Kardec scritta nel Libro degli Spiriti: «Qualunque persona che riesce a sentire a qualsiasi livello influenza degli Spiriti è, attraverso ciò, un medium. Si tratta di una facoltà intrinseca all'uomo e non già un privilegio riservato solo ad alcuni. Si può affermare che chiunque, più o meno, è un medium....».

Nel corso delle sedute il medium diviene un catalizzatore dell'energia degli Spiriti coi quali si desidera entrare in contatto. Una volta posseduto dallo Spirito invocato, egli comunica coi presenti in modi diversi. È il momento cruciale di quelle pratiche.

Molte personalità del tempo vennero sedotte da Kardec. Apparivano ai loro occhi intriganti i tentativi di trovare la prova scientifica di una vita dopo la morte e di entrare in contatto con essa. Furono affascinati dallo spiritismo Victor Hugo dei Miserabili, Arthur Conan Doyle creatore di Sherlock Holmes e Camille Flammarion che pronunciò l'elogio funebre di Kardec al Père-Lachaise per sostenere come lo spiritismo «non debba essere considerato una religione bensì una scienza».

Nell'introduzione del Libro degli Spiriti Kardec scrive: «Il mondo spiritico è il mondo normale primitivo, eterno, preesistente a tutto. Il mondo corporale gli è solo secondario: potrebbe smettere di esistere, o non essere mai esistito, senza che ciò alteri l'essenza del mondo degli spiriti».

È il tentativo di conciliare scienza e religione, riunite in una sintesi superiore. È tale sincretismo tra pratiche religiose d'ispirazione cattolica e culto spiritista tributato a Kardec a spiegare il successo di un sapienziale del 1800 visto come una guida nel territorio dell'invisibile e al tempo stesso un intercessore. Per chi crede in lui, gli riconosce la reputazione di porre rimedio a un gran numero di difficoltà terrene, colorando di forte religiosità il culto a lui attribuito.

Ma con una differenza sostanziale. Per gli spiritisti il contatto e l'intercessione con gli spiriti dei defunti appaiono elementi non solo essenziali ma anche provocabili attraverso le sedute spiritiche e la presenza del medium. Nel mondo cattolico il contatto ultraterreno si manifesta invece per volontà di potenze superiori (Madonna e Santi) e attraverso segnali il più delle volte inaspettati. Le numerose associazioni spiritiche nel mondo (specie in Brasile e nelle Antille dove la celebrità di Kardec non sembra tramontare mai) continuano a promuovere la diffusione della sua opera.

I numerosi visitatori che ogni giorno vanno a trovarlo al Pére-Lachaise toccano il suo lucente busto in bronzo eretto sopra la colonna centrale del dolmen. Toccare rappresenta per loro il massimo dell'interazione col suo spirito, così da veder esaudite le proprie richieste. È il momento più sacro e solenne d'avvicinamento alla sua tomba, eseguito secondo un preciso rituale: deposte lungo l'intero perimetro dell'imponente monumento funebre di roccia e loro offerte floreali, girano attorno alla tomba e poi posano le mani su ciascuno dei lati del bronzo del grande medium o di Lione.

Le due colonne risultano affiancate alla base da due mezze colonne, sulle quali vengono deposti ceri, lumini e candele, come evidenziano le striature nere sulle pietra. Michelangelo Giampaoli, nel suo intrigante libro Il cimitero di Jim Morrison, rileva: «La mezza colonna di destra è oggetto di particolare attenzione da parte dei fedeli che spesso la toccano appoggiandovi le mani durante la preghiera. Tale usanza pare talmente diffusa da ormai tanto tempo che la pietra risulta letteralmente consumata sotto lo strofinamento continuo, così da farla risultare più bassa di quella sinistra...».

Per trovare un simile esempio di devozione spontanea bisogna andare a Cuba, al cimitero di Colon all'Avana, dove la tomba più battuta è quella di Amelia Goyri alias La Milagrosa (la miracolosa), morta prematuramente dopo una vita tormentata e sofferta. Alla sua statua viene attribuita una venerazione pazzesca, ben più di altri santi ufficialmente sacralizzati. Prima d'andarsene, tutti i visitatori camminano all'indietro per non volare le spalle alla statua mancandole di rispetto.

Kardec è lo scrittore di lingua francese più letto in Brasile. I suoi libri hanno venduto nel mondo qualcosa come trenta milioni di copie.

Ma al Père-Lachaise riposano altri tre spiritisti di rango: Gabriel Delanne (div. 44), Gaetan Leymarie (div. 70) e più in alto, nel Plateau de Charonne (div. 94) Rufina Noeggerath, detta Bonne Maman (1821-1908), grande medium di probabile origine thailandese ben introdotta nei salotti parigini dell'occulto e autrice del pregevole libro La Survie, ossia La Sopravvivenza e la sua realtà la sua manifestazione e la sua filosofia.

Ogni mercoledì, fino alla veneranda età di ottantaquattro anni, ha esibito il suo impareggiabile talento mediatico non solo davanti ai seguaci dello spiritismo ma anche al cospetto di famosi artisti e letterati affascinati dal suo approccio educativo e costruttivo nell'apprendimento delle scienze psichiche, vissuto come garanzia di mediazione nei confronti dell'ignoto.

Rimane scolpita nella memoria collettiva una sua frase esistenziale dall'estensione dinamica perenne: «Più impariamo, più scopriamo quanto abbiamo ancora da imparare». A cominciare dalle anime dei morti. ★

Novembre, 2013