Lo scudetto del sindaco

Lo scudetto
del sindaco

Cosa c'è dietro il trionfo della Reyer

Roberto Bianchin

A Venezia sta succedendo qualcosa di strano. La città non sta affatto bene, è in preda al degrado più totale, perde abitanti a rotta di collo, è travolta da un turismo eccessivo (non solo nei numeri), volgare e straccione, che la devasta e la umilia rendendola invivibile. Mentre invece le sue squadre viaggiano a gonfie vele. La Reyer di basket ha appena vinto lo scudetto dopo 74 anni, e il Venezia calcio è salito in due anni dalla serie D alla serie B. Segnali forti di ripresa identitaria e di riscatto sociale. E progetti ambiziosi.

Costantino Reyer (al centro), con Pietro Gallo (a sinistra). Fonte: www.reyer.it

VENEZIA - Dicono che le sorti di una città vadano di pari passo con quelle delle sue società sportive. E di norma è così. Se le squadre di una città, che siano di calcio, di basket o di rugby, vincono i loro campionati, vuol dire che la città che le esprime è viva e vincente, e anch’essa ne trae vantaggio. Al contrario, il declino di una città si accompagna spesso, o quasi sempre, anche al declino delle sue società sportive. Com’è successo a Parma con il tracollo del Parma calcio dopo quello della Parmalat, e a Treviso dove i Benetton dominavano nel basket, nel rugby e nella pallavolo.

A Venezia sta succedendo qualcosa di strano. La città non sta affatto bene, perde abitanti a rotta di collo, è travolta da un turismo eccessivo (non solo nei numeri) , volgare e straccione, che la devasta e la umilia. Mentre invece le sue squadre viaggiano a gonfie vele. La Reyer di basket ha appena vinto lo scudetto (dopo 74 anni!), il Venezia calcio è salito in due anni dalla serie D alla serie B, il Mestre calcio è stato promosso in Lega Pro. Segnali forti. Di ripresa identitaria. Di orgoglio cittadino. Di riscatto sociale. Le migliaia di persone che vanno a vedere il calcio e il basket sono veneziani infatti, mica turisti, salvo qualche eccezione. E qualcosa vorrà pur dire. Che cosa, lo si capirà.

Per ora in laguna si fa festa, e giustamente, per il terzo scudetto della Reyer, una delle più vecchie società sportive italiane (maglie oro granata, come i colori della Serenissima Repubblica), fondata nel 1872 da un insegnante di educazione fisica, Pietro Gallo, pioniere di un’innovativa ginnastica formativa, che l’aveva dedicata al collega ed amico Costantino Reyer, anch’egli un brillante insegnante di educazione fisica, triestino originario di Graz, in Austria, che nel 1866 aveva deciso di trasferirsi a vivere a Venezia per dedicarsi alla divulgazione dell’attività fisica, di cui era un convinto assertore.

Ma non si giocava mica ancora a basket, nella splendida palestra della Misericordia progettata nel Cinquecento dal Sansovino e affrescata dal Veronese, quasi nascosta ai bordi di un rio nel popolare sestiere di Cannaregio. La Reyer si occupava di atletica, boxe, lotta, sollevamento pesi, scherma e canottaggio. Pare che lo stesso Costantino fosse anche un eccellente lottatore in gioventù. Il basket, pardon la pallacanestro, arrivò più tardi, solamente nel 1925. E prima della guerra, nel 1942 e nel 1943, arrivarono anche i primi (e unici) due scudetti. Importanti, per carità, ma molto diversi dal peso di quelli di oggi. C’erano meno squadre (dodici), non c’erano i play-off, non c’erano giocatori stranieri, non c’era la notorietà di oggi. Tutto insomma era più facile.

Vincere uno scudetto, nel basket di oggi (come nel calcio, del resto), è molto, molto difficile. Bisogna programmare, investire, lavorare duro e avere pazienza, tempo e denaro. Tanto denaro. Lo scudetto della Reyer è tutto merito del suo patron Luigi Brugnaro, che è diventato proprietario della società undici anni fa, dopo un disastroso fallimento, ed è ripartito dal basso, anzi dal niente. Un tipino, Brugnaro, che non ha esitato, quando le cose in campo non andavano troppo bene, a licenziare un mostro sacro come Charlie Recalcati, e a mettere al suo posto il suo vice, rischiando l’impopolarità con una scelta che appariva di ripiego, invece di cercare un altro nome da copertina. Aveva ragione lui. E Walter De Raffaele lo ha ripagato con gli interessi.

Luigi Brugnaro detto Gigio, veneziano di terraferma, nato a Mirano 56 anni fa, figlio di Ferruccio, stimato poeta operaio in prima fila nelle durissime battaglie sindacali degli anni Settanta a Porto Marghera, imprenditore, titolare dell’agenzia per il lavoro “Umana” (400 milioni di euro di fatturato), laureato in architettura, padre di cinque figli, è Sindaco di Venezia da due anni. Un “mestiere” che fa gratis, rinunciando –fatto piuttosto raro- ad ogni compenso. Con la sua lista civica color fucsia “né di destra né di sinistra” sconfisse l’ex giudice Felice Casson sostenuto dal centrosinistra.

Il giudizio sul suo operato di Sindaco, fra ombre e luci, è controverso. Com’è normale che sia in democrazia. Ma non è questa la sede per discuterne. Restando allo sport, basterà dire qui che, appena insediato Sindaco, ebbe l’intuito di affidare la squadra di calcio del Venezia, appena fallita, a una figura altrettanto discussa come quella dell’americano Joe Tacopina, già vicepresidente della Roma e presidente del Bologna, che peraltro aveva guidato dalla serie B alla serie A. Tacopina, nonostante i dubbi di molti, si è rivelata una scelta azzeccata, e ha mantenuto le promesse con due promozioni consecutive dalla D alla B.

Adesso Brugnaro, come Sindaco, gli vuol cedere dei terreni di proprietà del Casinò (che è municipale) a Cà Noghera, in terraferma, sui quali Tacopina intende costruire a sue spese il nuovo stadio di calcio. E sempre Brugnaro, come imprenditore e patron della Reyer, vuole costruire il nuovo palasport a sue spese e su terreni di sua proprietà, ai Pili, in terraferma, sempre che Brugnaro, come Sindaco, sia d’accordo e gli conceda i permessi. Tutto questo, stadio di calcio e palasport del basket, senza chiedere un euro al Comune e quindi alla collettività.

Che dire? Le polemiche politiche al tempo delle polemiche politiche. A Luigi Brugnaro patron della Reyer che dopo tanti anni –fatto raro, molto raro- ha portato a Venezia uno scudetto, soltanto grazie. Grazie di cuore.

LA PAGELLA

Reyer Venezia : voto 10
Luigi Brugnaro: voto 10
Calcio Venezia: voto 8
Joe Tacopina: voto 8

Giugno, 2017