Lungo i sentieri della grande guerra

Lungo i sentieri
della grande guerra

Nel centenario del primo conflitto mondiale

Roberto Bianchin

Una suggestiva rete di percorsi attraversa il confine italo-sloveno. Tutti percorribili. Fra natura, storia e memoria. Dalle gallerie del Brestovec alle trincee del Kolovrat. Dal lago di Doberdò a quello di Pietrarossa. Dal parco Ungaretti a quello tematico di Monfalcone. Dal museo di Kobarid (Caporetto) a quello di Gorizia. Sentieri di guerra diventati sentieri di pace.

Le trincee sulle alture di Monfalcone, nel  parco tematico dedicato alla grande guerra (foto Il Ridotto).
L'autore in perlustrazione alle trincee italiane del monte Kolovrat, in  Slovenia, dove fu combattuta la sanguinosa battaglia di Caporetto (Kobarid) (foto Il Ridotto).
L'autore studia i piani di battaglia nel suo quartier generale di Kobarid (foto Il Ridotto).

GORIZIA/NOVA GORICA – C’è un grande silenzio ora, quassù sul confine dove cento anni fa le mitragliatrici facevano un fracasso d’inferno e migliaia e migliaia di giovani soldati, di una parte e dell’altra, cadevano. Vittime di una guerra stupida e crudele come tutte le guerre.

Fu una guerra inutile la prima guerra mondiale del 1915-18 (in realtà cominciò nel ’14), più conosciuta, e resa celebra da libri e da film memorabili, come La Grande Guerra . Inutile perché, almeno qui dove l’Italia finiva e finisce, e dove cominciava l’Impero Austro Ungarico e ora comincia la Slovenia, ben poco è cambiato. I confini, grosso modo, sono ancora dov’erano prima della guerra. L’unica cosa che è cambiata sono quelle giovani vite spezzate. Spese per niente.

Adesso, per non dimenticare, per conoscere la storia, riflettere sull’inutilità delle guerre e mandare un pensiero a quei ragazzi morti, si stringono la mano su queste montagne i due popoli che un tempo qui si sparavano addosso. In occasione del centenario della grande guerra, italiani e sloveni hanno infatti avviato il recupero delle vecchie trincee e hanno organizzato degli itinerari molto suggestivi, di qua e di là dal confine, che permettono un singolare viaggio nel tempo, nella storia e nelle battaglie che hanno insanguinato queste terre.

Il progetto si chiama Carso 2014 ed è stato ideato e promosso dalla Provincia di Gorizia insieme al Ministero della Difesa, d’intesa con la Regione Friuli-Venezia Giulia e in collaborazione con i Comuni di Savogna d'Isonzo, Sagrado, Doberdò del Lago, Ronchi dei Legionari, Fogliano Redipuglia e Monfalcone.

Il progetto, iniziato ancora nel 2007, si propone un obiettivo ambizioso: quello di individuare nel Carso il luogo di fusione tra gli elementi del paesaggio e quelli della memoria storica delle zone che furono teatro della prima guerra mondiale, attraverso la creazione di un vero e proprio museo a cielo aperto, dove gli elementi della storia — dalle trincee ai santuari — potranno completamente integrarsi con l’ambiente naturale del Carso, attraverso una rete di percorsi che mettano in collegamento il territorio con il sistema urbano, valorizzando così gli aspetti culturali, storici, ambientali, turistici ed economici del Carso goriziano.

In questa prospettiva il progetto si presenta quindi come un’occasione unica per la riqualificazione del territorio, la valorizzazione delle risorse esistenti, la promozione di un turismo culturale consapevole delle vicende storiche e delle risorse ambientali e paesaggistiche del territorio e la creazione di nuove occasioni di sviluppo economico.
Un percorso per non dimenticare e progettare un futuro di reale convivenza e di pace.

Si tratta di un’iniziativa, secondo il Vicepresidente della Provincia di Gorizia Mara Cernič – che “collega e riunisce diversi siti del territorio che a vario titolo restituiscono la memoria di quei tragici avvenimenti che hanno profondamente cambiato la società europea del primo Novecento: in buona sostanza, un percorso molto articolato che permette sia di non dimenticare, come anche di progettare un futuro di reale convivenza di pace”.

Tra i luoghi più significativi del circuito di Carso 2014, la riserva regionale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa, le gallerie del Brestovec, il parco della pace di Monfalcone, l’azienda Castelvecchio con il parco Ungaretti, il museo provinciale della grande guerra di Gorizia.

Quella dei laghi di Doberdò e Pietrarossa è un’area naturale protetta che riassume in sé le principali caratteristiche dell’ambiente carsico: i tipici fenomeni delle doline, la presenza della landa carsica, i laghi e i segni lasciati dall’uomo. La grande guerra, indubbiamente, non sarebbe stata sul fronte dell’Isonzo quello che è stata se non si fosse svolta sul Carso.

Quest’area è caratterizzata da due grandi depressioni carsiche, parzialmente riempite dal lago di Doberdò e dal lago di Pietrarossa, che costituiscono uno dei pochi esempi di lago-stagno carsico in Europa, separate da una dorsale calcarea con numerosi fenomeni carsici visibili. Nei periodi di magra degli affluenti il livello delle acque cala molto e la superficie libera, non occupata dal canneto, si limita a canali e a pozze. La biodiversità sia animale sia vegetale è molto accentuata per la compresenza di diversi ambienti naturali quali landa e boscaglia carsica e associazioni acquatiche.

Il parco tematico della grande guerra, è situato invece sulle alture attorno a Monfalcone e rappresenta un vero e proprio museo all’aperto sulla prima guerra mondiale. Il percorso si snoda per caverne e trincee italiane e austroungariche contrapposte a pochi metri le une dalle altre, dove, oltre alle postazioni di guerra, è possibile trovare messaggi di speranza e di pace, scritte ed incisioni lasciate dai combattenti.

Poco lontano, il parco Ungaretti: questi terreni vennero strappati all'Imperatore d'Austria, insieme a una villa che fu per un periodo sede del comando militare italiano. È qui che Giuseppe Ungaretti compose Il porto sepolto, una raccolta di poesie scritte durante un anno passato al fronte. Oggi, a distanza di cent’anni, Castelvecchio conserva intatte le testimonianze di questi avvenimenti: dai graffiti lasciati dai soldati nel salone della villa, alle trincee e camminamenti del bosco che offrono al visitatore la possibilità di ripercorrere in prima persona alcune tappe fondamentali per la storia e la cultura del secolo scorso.

Il museo della grande guerra è situato all’interno dell’affascinante spazio di Borgo Castello a Gorizia. Offre una rappresentazione chiara ed efficace degli eventi bellici e dei loro riflessi umani e sociali. Dopo una parte introduttiva sul primo conflitto mondiale, l’attenzione si concentra sulle vicende della guerra italo-austriaca sul fronte dell’Isonzo e nel Veneto, sulla mobilitazione generale, sull’arrivo al fronte dei primi contingenti di soldati.

Viene descritto il vissuto quotidiani dei soldati, con una riproduzione di una trincea a grandezza naturale. Esposte anche le armi del conflitto. Uno spazio è dedicato a Gorizia, città di trincea. Si prosegue con gli avvenimenti del 1917 e del 1918 fino all’armistizio italo-austriaco del 3 novembre. Altri due ambienti sono dedicati al generale Armando Diaz e alla Brigata Alpina Julia.

Le cannoniere del monte Brestovec, infine, sono un luogo molto spettacolare, tra gli abitati di San Michele del Carso e il monte omonimo, dove si può ammirare un’interessante sovrapposizione fra strutture preistoriche (castelli celtici), fortificazioni della prima guerra mondiale (trincee e rifugi) e bunker della cosiddetta guerra fredda a presidio del confine italo-jugoslavo negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

Molto interessanti, poco oltre il confine, anche una visita al museo di Caporetto (che non è in Italia, come molti credono, ma in Slovenia, e si chiama Kobarid), che segnò una delle pagine più tragiche della storia italiana, e alle suggestive trincee del monte Kolovrat, dove la fondazione slovena Pot Miru ha avviato un interessante programma di recupero ambientale.

Dicembre, 2013

Collegamenti: