Ma no, non sono discendente del Vate

Ma no,
non sono
discendente
del Vate

Un ritratto di Evelina Schapira Levi Broglio, ultima proprietaria della Casetta Rossa sul Canal Grande.

I fan milanesi della Casetta Rossa
Evelina Schapira Levi Broglio

Ci siamo sempre chiesti, in questi anni di pellegrinaggi alla Casetta Rossa, chi ne fosse il proprietario.

Le uniche notizie che avevamo riportavano ai principi Hohenlohe fino al secondo conflitto mondiale.

E poi? Buio fitto….fino al giorno in cui, per caso, leggendo un articolo inerente una casa d'asta, scoprimmo che la proprietaria era la signora Evelina Schapira Levi Broglio. Ecco dunque che si spiegavano tante cose: fu suo padre a donargliela, negli anni sessanta, e solo una signora di tale livello poteva amare, conservare, abbellire ed arricchire questo gioiello.

Regina dei salotti internazionali, presenza costante, elegante, membro di giurie alle sfilate di moda, alta moda, non solo a Milano e Varese, ma anche a Parigi. Era amica, oltre che cliente, dei più grandi coutourier: Karl Lagerfeld non dimenticava mai di invitarla alle sue sfilate, Gianni Versace disegnava per lei capi unici. Una volta andò nel suo atelier per la prova di un nuovo modello: purtroppo non piaceva né a lei, né a lui. Il giorno dopo ricevette un mazzo di rose rosse con un biglietto da Versace: «Sarà per un’altra volta!»

Lella Curiel adorava andare a cena da lei a Milano — «da Evelina si mangia benissimo!» — ma anche a Venezia: «la Casetta Rossa all’interno è magnifica…». Famoso il Risotto verde della Casetta Rossa, opera della mitica cuoca Irma, gustato, tra gli altri, da Beppe Modenese, ospite da lei per un Capodanno con i Duchi di Kent.

Si favoleggia che Evelina, sempre raffinata ed elegante (celebri i suoi paraventi Coromandel di Via del Gesù a Milano) decidesse ogni mattina il colore della giornata per la biancheria della casa, dalle tovaglie per la tavola, agli asciugamani, alle lenzuola.

Ma Evelina non era solo mondanità. Sostenitrice di varie associazioni benefiche, non ha mai trascurato di appoggiare concretamente anche enti che si occupano d’arte (restauri) e di teatro (Teatro Parenti di Milano). Poi, all’improvviso, il dolore più grande: la perdita dell’adorato figlio e la malattia terribile che, purtroppo, non è riuscita a sconfiggere nel 2007.

Così continuiamo a ricordarla con le nostre frequenti visite alla sua per noi più bella residenza, fotografata e pubblicata in numerosi libri. Ai turisti che, dalla gondola, la vedevano appoggiata alla balaustra bianca sul Canal Grande, lei rispondeva, schermendosi, che «no, non sono una discendente di D’Annunzio...» Grazie, Evelina. ★

Giugno, 2012