Matrimoni gay in salsa burlesque

Matrimoni gay
in salsa burlesque

Il grave non è che l’abbia fatto. Il grave è che ci creda. Che pensi davvero che sia una cosa bella, una cosa seria. Che possa servire a qualcosa. Invece serve solo a dividere ancora di più, a inasprire inutilmente gli animi e la contesa, e – guarda caso – proprio nel momento in cui la Chiesa sta facendo, per la prima volta nella sua storia, le prime importanti aperture su questo tema, che almeno per il mondo cattolico è spinoso, delicato e complesso.

Matrimoni gay in salsa burlesque

La trascrizione di sedici matrimoni gay in Comune, da parte del sindaco di Roma Ignazio Marino (che si conferma anche con questa mossa uno dei peggiori primi cittadini che la capitale abbia mai avuto), non è solo una sceneggiata. Sceneggiata perché inutile, non serve a niente e non vale niente. È un grave e miope errore politico. Perché crea nuove e altre tensioni, e in questo modo ritarda, invece di accelerare, un processo che era già in essere, e che necessita di tempi adeguati e riflessioni pacate. Non di avventurosi colpi di scena.

Inoltre è una messa in scena di cattivo gusto. Perché illude le sedici coppie gay di aver celebrato un matrimonio vero, quando invece hanno firmato un pezzo di carta senza alcun valore. Se infatti il gesto avesse voluto essere solo provocatorio e propagandistico – come in effetti è – sarebbe stato meglio dichiararlo a chiare lettere sin dal principio, senza trarre in inganno nessuno, e senza il bisogno di minacciare improbabili ricorsi a Strasburgo. Pure tralasciando il fatto che è piuttosto discutibile che un sindaco, per di più il sindaco della capitale d’Italia, si metta a fare sceneggiate provocatorie, come un grillino qualsiasi, per sostenere una causa sia pure legittima.

Ma c’è anche un altro discorso che un sindaco dovrebbe sapere, proprio dal momento che di mestiere fa il sindaco: e cioè che su temi come quello dei matrimoni gay, non possono essere i singoli Comuni a decidere come comportarsi. Non può essere, per dire, che una coppia gay possa sposarsi a Roma ma non possa farlo – si fa per dire – a Verona, dove il sindaco è leghista e non farebbe mai una cosa del genere. Anche un bambino capisce che ci deve essere una legge nazionale che disciplini la materia, e che dica se si può fare o non si può fare.

Invece di perdere tempo (e credibilità) in queste molto discutibili sceneggiate, che in realtà allontanano la soluzione del problema invece di avvicinarla, sarebbe meglio che il sindaco Marino si desse da fare, politicamente s’intende, per spingere verso una soluzione legislativa il suo partito, il Pd, che su questo tema è sempre apparso piuttosto recalcitrante, anche per via della sua robusta componente vetero-cattolica (ma anche quella vetero-comunista non scherza in materia).

Anche se va detto che in Italia, il Paese del Vaticano, sarà molto difficile, per non dire impossibile, che passi una legge sui matrimoni gay come invece è successo prima in Spagna e poi in Francia. Il rischio è che rimangano solo le sceneggiate di Marino, e i matrimoni gay diventino uno spettacolino di burlesque. ★

Ottobre, 2014