Meraviglie da conversazione

Meraviglie da conversazione

Le porcellane settecentesche di Geminiano Cozzi

Maria Luisa Pavanini

A distanza di un anno (giugno 2014 – maggio 2015) dalla mostra sulle preziose porcellane del Conte Marino Nani Mocenigo – collezionista emblematico, che dedicò la propria esistenza a riunire oggetti in porcellana tanto da essere soprannominato a Venezia  conte cicara – a Ca’ Rezzonico si apre un’altra ricca esposizione di fragili  cicare, piattini, bricchi per il cioccolato, teiere e zuccheriere. Oltre seicento pezzi provenienti da musei italiani e stranieri che ben incarnano lo spirito e l’estetica del settecento.

Manifattura Cozzi, Tazza e piattino con scena mitologica, Collezione privata (carezzonico.visitmuve.it).
Manifattura Cozzi, Magot, Collezione privata (carezzonico.visitmuve.it).
Manifattura Cozzi, Caffettiera con decoro a catenella, Collezione privata (carezzonico.visitmuve.it).

VENEZIA – La porcellana, materiale lucente e leggero, fu ricreata in Europa (ad imitazione dell'originale porcellana cinese dopo secoli di tentativi falliti) attorno 1720 presso la corte sassone e da qui si diffuse in tutto il continente. A Venezia sorsero ben quattro manifatture di porcellane.

Una di queste fu quella di Geminiano Cozzi (1728-1798) nato a Modena ma veneziano d’elezione. Una cornice più consona di Ca’ Rezzonico non si poteva trovare per celebrare uno degli aspetti più affascinanti dell’arte del XVIII secolo.

Nel portego di Ca’ Rezzonico, protetti da teche trasparenti, si possono ammirare preziosi esemplari di porcellane provenienti da musei italiani e stranieri e da collezioni private.

Il percorso espositivo ha uno sviluppo sia cronologico che tematico ed illustra l’evoluzione della manifattura Cozzi.

Un ruolo importante nello sviluppo della porcellana nel settecento a Venezia si deve al giovane patrizio Giovanni Vezzi che ne iniziò la produzione nel 1720. Oltre a questi Nathaniel Friederich Hewelcke, e Geminiano Cozzi che nel 1762 ne avviò a Nove una produzione.

La porcellana, più dell’oreficeria e delle arti maggiori, incarna lo spirito leggero, elegante, prezioso e raffinato del rococò settecentesco.

Fu soprattutto la passione per le nuove bevande esotiche: tè, cioccolato e caffè a stimolare la creazione di nuovi recipienti dalle dimensioni ridotte, adatti a degustare bibite dai rari sapori.

Nella società illuminista la tavola è luogo di scambio di idee. Teiere, tazzine, bricchi, cioccolatiere sono gli strumenti essenziali di quella che è stata definita: «civiltà della conversazione».

A Venezia, nonostante l’assenza di una corte, i patrizi gareggiavano in sfarzo e lusso. Nella città lagunare, dopo la breve presenza della manifattura di Francesco Vezzi (1720-27), si aspettarono quarant’anni prima di poter vedere la rinascita della porcellana.

Fu grazie al finanziamento di Geminiano Cozzi che i coniugi Natale Federico Hewelcke e sua moglie Dorotea aprirono una manifattura di porcellane.

Dopo l’abbandono dei coniugi Hewelcke, dal 1765 Cozzi si dedicò da solo alla produzione di porcellane e scelse come marchio un’ancora stilizzata in rosso ferro.

Solo Antonibon a Nove e Cozzi a Venezia riuscirono a dar vita, pur nelle difficoltà, a imprese durature.

Marzo, 2016

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