A Mosca cieca

A Mosca cieca

I retroscena di uno scandalo internazionale

Gabriele Drago

Gli oscuri legami di comunisti ed ex comunisti russi con emissari, veri e presunti, di un partito italiano di governo anticomunista, schierato a destra e dalle inclinazioni palesemente razziste e intolleranti. Tra affari al petrolio, bicchierini di vodka ghiacciata, simpatie autentiche, progetti politici antieuropei di destabilizzazione e restaurazione autoritaria, e riunioni segretissime (mica tanto poi...) di pataccari sedicenti filoleghisti e pataccari sedicenti filorussi. E' solo la prima di una serie di rivelazioni che si annunciano scottanti. Ma più che un intrigo internazionale sembra una truffa di quelle architettate nei film da Totò e Peppino. I magistrati comunque indagano. Hanno in mano nuove registrazioni.

Totò nel film "Totòtruffa" del 1961, diretto da Camillo Mastrocinque (foto antoniodecurtis.org).

Ricordano tanto le truffe di Totò e Peppino, specie quella in cui Totò tenta di vendere la fontana di Trevi, quei pataccari filoleghisti –o sedicenti tali- che trafficano con altri pataccari filorussi –o sedicenti tali- per preparare il “pacco” succulento per entrambi: voi convincete il governo russo a vendere del petrolio a un certo prezzo a un’azienda italiana che noi convinciamo, attraverso il governo italiano di cui facciamo parte, a comperare. Dall’operazione ci guadagniamo il dieci per cento. Voi (russi) potete pure tenervi il sei, a noi (italiani) basta il 4: vale a dire, 65 milioni di rubli. Niente male, no? Peccato (per loro) che l’affare non sia andato in porto. Difficile, del resto, credere a Totò-Peppino, Savoini-Salvini e compagni di Meranda.

E comunque: per chi erano quei soldi? Per la Lega o per i pataccari? O per entrambi? Trattasi di tentata truffa, di corruzione internazionale, o di chiacchiere da bar? Lo stabiliranno, come è logico, i magistrati. Quello che diverte (inquieta?) è che se fino all’altro ieri era sostanzialmente “normale” che i comunisti sovietici gonfiassero di rubli le casse del partito comunista italiano, come del resto quelle di altri partiti comunisti del pianeta -in fondo avevano lo stesso scopo, far trionfare il comunismo nel mondo, per fortuna non ci sono riusciti- ora è sostanzialmente bizzarro che i comunisti russi finanzino un partito di destra, intollerante e razzista come la Lega non più padana ma nazionale (una comica, anche qui).

C’è qualcosa che non quadra. Oppure no. Forse i comunisti russi non sono più comunisti. Forse non lo è più nemmeno Vladimir Putin (Putìn, è di origini venete), che pure lo era, eccome, dato che comandava nientemeno che il Kgb, il famigerato servizio segreto dell’Unione Sovietica comunista, uno dei più spietati al mondo. Forse Putin è diventato di destra. Forse anche la Russia è diventata di destra (qualcuno, in realtà, dice che lo è sempre stata, e forse non ha tutti i torti).

Dall’altra parte, è altrettanto inspiegabile la fascinazione verso la Russia che colpisce sia leghisti autentici e anche autorevoli, come Salvini, che leghisti pataccari, e leghisti traffichini ma ora disconosciuti dagli alti vertici, come Savoini, fondatore di una bizzarra associazione Lombardia-Russia (ma che ci azzecca? Avrebbe detto Tonino Di Pietro. Mah).

Dei leghisti si sapeva, fino a ieri, che adoravano i Celti. Qualcuno tra loro (Calderoli) si è anche sposato con quel rito. Ma non risulta che i Celti avessero molto a che fare con i russi, almeno storicamente, tranne qualche episodio di mercenariato puro. E poi la Lega non era anticomunista come la Dc di cui ha riscosso, almeno nelle campagne del profondo nord, l’eredità di voti? Ancora mah. Si vede proprio che il mondo, come le geografie politiche, è molto cambiato fino a diventare incomprensibile.

Rimane, sullo sfondo, qualche identità di vedute: il disprezzo (persino l’odio, talvolta), per l’Europa democratica, le sue libertà (anche di opinione e di dissenso), i suoi riti, i suoi diritti, le sue garanzie. Rimane la voglia dell’uomo forte (Putin ce l’ha duro, di sicuro, su Salvini non giurerei). Rimane la voglia di una svolta autoritaria.

E rimane soprattutto forte, come sempre, insieme a quello del sangue, l’odore dei soldi. Comunisti o leghisti o fascisti, pecunia non olet. Mai. L’importante è che non si sappia. Che tutto rimanga nell’ombra. “Tra di noi”, come dicevano i pataccari del Metropol alzando i bicchierini di vodka ghiacciata. E che si giochi in silenzio. A Mosca cieca.

Luglio, 2019