Napoleone contro Casanova, quell'incontro segreto all'Isola d' Elba

Napoleone contro Casanova
quell'incontro segreto
all'Isola d'Elba

L'occasione fu il ritrovamento dei bozzetti rubati del Teatro dei Vigilanti

Roberto Bianchin

Un incontro-scontro leggendario ignorato dalla storiografia ufficiale, viene ricostruito per la prima volta dall'associazione culturale veneziana Compagnia de Calza «I Antichi» specialista in rievocazioni contro corrente e riscoperte casanoviane. Lo storico evento diventa una spettacolare momarìa che all'antica maniera andrà in scena nel maggio del 2014 in occasione del bicentenario del soggiorno di Napoleone Bonaparte all'Isola d'Elba.

Napoleone Bonaparte e Giacomo Casanova.

ISOLA D’ELBA – «Monsieur Casanova, je crois», disse l’uomo più piccolo all’uomo più alto, quando lo incrociò una mattina all’alba al santuario della Madonna del Monte. Usò la stessa espressione, ma declinata in francese, con cui il giornalista Enry Morton Stanley, inviato alla ricerca di David Livingstone di cui si erano smarrite le tracce, apostrofò l’esploratore quando lo incontrò, una mattina del 1869, lungo le sponde del lago Tanganica: «Doctor Livingstone, I presume».

L’uomo più alto non rispose. Guardò l’uomo più piccolo, anzi lo squadrò dall’alto al basso, con un sorriso. Si accarezzò i boccoli della parrucca bianca e poi i bottoni dorati della sua splendida giacca settecentesca rosa pesco. «Siòr Napoleòn, ghe scomèto», rispose guardandolo diritto nel fondo degli occhi dopo un tempo che sembrò lunghissimo. Non si diedero la mano. Ma presero il sentiero della scogliera che andava verso il mare, camminando piano e parlottando fitto.

Si conoscevano per fama, Napoleone Bonaparte e Giacomo Casanova. Il corso era più giovane, il veneziano più vecchio, anche se non abbastanza. Era infatti ancora vivo nel 1797 quando l’odiato Napoleone entrò vittorioso e trionfante nella sua città, Venezia, decretando la fine dello Stato della Serenissima Repubblica dopo quasi 14 secoli di dominio pressoché incontrastato sui mari. Casanova, vecchio e malandato, assistette al naufragio della sua Patria dal castello di Dux, in Boemia, dove si era ritirato a fare il bibliotecario del conte di Waldstein, e dove morì due anni dopo.

La storia, quella ufficiale, non racconta di incontri fra Napoleone e Casanova. Forse non ce ne sono stati, anche se avrebbero benissimo potuto essercene, specialmente se pensiamo al fatto che Casanova soggiornò lungamente in Francia e frequentò corti imperiali e ambienti altolocati. O forse, se ci sono stati, non sono venuti a conoscenza degli storici. O ancora, magari non sono stati ritenuti così interessanti da finire sui libri di storia.

L’associazione culturale Compagnia de Calza «I Antichi», che a Venezia si occupa anche di sfiziose ricerche storiche per l’allestimento delle proprie spettacolari momarie e demonstrationi, e che ha dedicato numerosi eventi alla figura di Giacomo Casanova, tra cui i festeggiamenti per il bicentenario della scomparsa nel 1997, ha ritrovato in un forziere piombato nei sotterranei della biblioteca Marciana di Venezia, le tracce di un loro possibile incontro.

Accadde quando Casanova scoprì, in circostanze fortuite e mai del tutto chiarite, i bozzetti originali per la costruzione del Teatro dei Vigilanti a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, che Napoleone aveva fortemente voluto. Bozzetti che erano stati rubati dalla Palazzina dei Mulini, all’Elba, dove Napoleone alloggiava, e venduti a un mercante veneziano. Casanova, probabilmente nel tentativo di ingraziarsi l’Imperatore, li aveva recuperati ed era partito per l’Isola d’Elba per consegnarli personalmente a Napoleone. È questo il motivo che fa incontrare i due uomini al santuario della Madonna del Monte, dove Napoleone nascondeva Maria Walewska, l’amante prediletta, che guarda caso era anche buona amica di Casanova. Era stata lei difatti a organizzare l’incontro.

Incontro che fu burrascoso, si racconta, al di là delle formule di cortesia e dei salamelecchi ufficiali del tempo. Perché dopo i ringraziamenti di rito per la consegna dei bozzetti trafugati del Teatro dei Vigilanti, la discussione degenerò, con Bonaparte, gelosissimo della Walewska, che accusava Casanova di essere un «dongiovanni da strapazzo», «ladro, baro e giocatore», e il veneziano di rimando che accusava Bonaparte di essere «un ladro da strapazzo» e un «brigante da strada», per aver depredato Venezia dei quattro cavalli della Basilica di San Marco, dei suoi tesori più preziosi e delle opere d’arte migliori. Al culmine della lite, Casanova estrasse un foglio da cui lesse un lungo elenco di oggetti e opere d’arte trafugati dalle chiese veneziane, pretendendone l’immediata restituzione. Bonaparte rispose per le rime sfidandolo a duello.

L’incontro e la tenzone tra Bonaparte e Casanova sono diventati oggetto di una momaria intitolata Quel Casanova di Bonaparte che la Compagnia de Calza «I Antichi» metterà in scena all’Isola d’Elba nel maggio del 2014 in occasione del bicentenario del soggiorno all’Elba di Napoleone Bonaparte.

Era infatti il 3 maggio del 1814 quando Napoleone, che era stato costretto dalle potenze nemiche alleate contro di lui ad abdicare al trono imperiale di Francia, approdava a bordo della fregata inglese Undaunted nella rada di Porto Ferraio. L’Elba diventava così per la prima volta nella sua storia una nazione indipendente, governata dall’uomo politico, pur se discusso, più importante dell’epoca.

Napoleone rimane all’Elba poco più di nove mesi, vivendo a Villa dei Mulini, a Portoferraio, e nella residenza estiva di Villa San Martino. È un periodo breve ma denso di iniziative. Napoleone, che ama scorrazzare per l’isola a cavallo, costruisce strade, ponti, case, chiese e teatri. L’attività del porto diventa frenetica, si danno feste e spettacoli, le tasse diminuiscono, e le condizioni di vita degli isolani migliorano sensibilmente.

Ma presto tutto finisce. La Francia chiama. I francesi domandano di lui e lo rivogliono come capo, in disprezzo ai Borboni che in poco tempo erano riusciti a vessare il popolo e a inimicarsi i militari. Napoleone decide di tornare in Patria. Lascia l’Elba il 26 febbraio del 1815 a bordo dell’Inconstant dicendo: «Sono soddisfattissimo della condotta degli abitanti». Non vi farà mai più ritorno. Duecento anni dopo, all’Elba, c’è ancora chi lo rimpiange. Fosse rimasto, chissà quale piega avrebbe preso la storia. Monsieur Bonaparte, je crois. ★

Maggio, 2013