No, non è la Bbc

No, non è la Bbc

Sarà anche vero che l'idolatrata Bbc, sempre citata ad esempio (e talvolta a sproposito) come la migliore delle televisioni possibili, in realtà è noiosissima, come si diverte a dire il migliore dei nostri show-man, l'eterno ragazzone settantottenne Renzo Arbore, uno che la tivù la conosce, e che adesso, dopo decenni di sdegnosi dinieghi, si dice pronto a dare una mano, ma guarda un po' (giusto, largo ai giovani), per risollevarne le sorti.

Renzo Arbore commodoro di Indietro Tutta.

Certo che se la Bbc è noiosa, la Rai non fa piegare in due dal ridere. Non fa neanche sorridere. Fa semplicemente, sostanzialmente, pena. Provoca prima fastidio e poi disgusto. In molti, soltanto indifferenza. Quando basta, in ogni caso, per abbatterla. Prenderla, fare piazza pulita, rivoltarla come un calzino, e rifarla nuova. Tutta nuova. Dalle fondamenta. Con altri principi, altre logiche, altri orizzonti, altri obiettivi. Anche con altri volti.

Pur in tutt’altre faccende affaccendato, se ne dev’essere accorto anche Matteo Renzi, dato che si è dato un gran daffare per mettervi mano, cambiarla, riformarla, rinnovarla. Tutto giusto, tutto bello. Sulla carta. Non fosse che, nei fatti, il premier ragazzino ha fatto esattamente il contrario di quanto annunciato, dando vita, con la riforma dell’ente, e con le nomine del nuovo consiglio di amministrazione e del nuovo presidente, alla peggiore Rai di tutti i tempi.

E questo sia per il perpetuarsi, immutabile nei decenni al di là dei proclami, della peggiore lottizzazione spartitoria delle poltrone (con l’aggravante che una volta la lottizzazione avveniva tra i partiti, ora tra le correnti dei partiti), sia per la pochezza professionale e la modestia intellettuale dei candidati prescelti, che sono sconcertanti sia tra quelli di maggioranza che tra quelli di opposizione.

Scelte imbarazzanti, prima che scandalose, che non si fermano al consiglio di amministrazione, ma coinvolgono anche i massimi livelli dell’azienda. Tutti perdenti. Tutte figure che nelle loro precedenti esperienze professionali avevano accumulato solo sconfitte. A cominciare dal presidente.

Renzi, per un problema suo di quote rosa, voleva a tutti i costi una donna. Non l’aveva. Dal cilindro aveva tirato fuori persino Caterina Casco d’Oro Caselli. Gli hanno spiegato che era meglio di no. Allora la Maggioni, è di garanzia, e piace molto alla destra, gli hanno soffiato nell’orecchio alcuni degli affiliati ai circoli che contano. A lui non piaceva la Maggioni. Non la conosceva. Non l’aveva neanche mai incontrata. Allora ha chiesto lumi a Luigi De Siervo, manager Rai, uno dei suoi uomini fidati nel campo della comunicazione. De Siervo lo ha rassicurato: non ti darà alcun fastidio. Non mi basta, ha sibilato il premier, voglio di più. Avrai di più, si è sentito rispondere.

Certo, la Maggioni l’azienda la conosce. E sul campo, nelle trincee delle guerre, è stata una buona giornalista. Come direttore, invece, un fallimento. Due anni e mezzo alla guida di Rai News 24, il canale tutto informazione che avrebbe dovuto diventare il fiore all’occhiello dell’azienda, hanno prodotto risultati catastrofici in termini di ascolti, nonostante avesse avuto personale e mezzi a disposizione come nessun’altra testata. Per di più, il suo carattere piuttosto irruento, non sembra destinato ad agevolarla in un compito, quello di presidente, che prima di tutto richiede equilibrio, pacatezza, passi felpati e capacità di mediazione. Tutto quello che manca al suo bagaglio.

Ancora più sconcertante la nomina a direttore generale di un altro perdente come Antonio Campo Dall’Orto, un vecchio ragazzino che giochicchia da una vita con le piccole tivù senza essere mai riuscito a cavarne qualche ragno dal buco. Risultati molto modesti su una piccola emittente come Mtv, risultati altamente deludenti su La7, dov’è riuscito a far fallire il tentativo di costituire un’alternativa al duopolio Rai-Mediaset, nonostante le vagonate di milioni buttati per ingaggiare nomi altisonanti come Crozza, Chiambretti, Lerner, Mentana, Paolini, Luttazzi, Bignardi e compagnia cantante.

Manca solo l’ultima perla (ma arriverà, tranquilli): l’ingaggio di Sarah Varetto a dirigere qualche testata di informazione. La Varetto è il direttore di Sky Tg 24. Giornalino televisivo dignitoso, per carità, equilibrato, professionale, anche se freddissimo, cellophanato, poco approfondito, poco incisivo, sempre molto (troppo) timoroso di non essere abbastanza equidistante. Quindi perennemente annacquato. E a parte questo, in ogni caso, un altro fallimento in termini di ascolti. Andate a vedere i dati: scoprirete che Sky Tg 24 e Rai News 24 non li guarda quasi nessuno. Però i loro direttori vengono promossi ad alti ranghi. Perdenti sì ma di successo. No, non è la Bbc. Questa è la Rai, la Rai-Tv.

Agosto, 2015