Paolo Poli alla Cini

Paolo Poli
alla Cini

Il prezioso archivio dell'icona teatrale del '900

Tutto l'archivio di Paolo Poli, icona del teatro italiano del novecento, è disponibile per la consultazione presso la Fondazione Cini nell'Isola di San Giorgio a Venezia, in forma fisica e, parzialmente già da subito, nel sito della fondazione. Copioni, fotografie di scena e ritratti, in bianco e nero e a colori, recensioni, articoli di giornale, note di regia, materiale vario di lavoro e di studio, lettere, manifesti, raccolti dall'artista in circa sessant'anni di spettacolare carriera.

Paolo Poli e Claudia Lawrence in una foto di scena da Al tribunal d'amor, Canti tradizionali in antica lingua provenzale del XII e XIII secolo (Genova, 1959).

VENEZIA (l.c.) - Amatissimo dal pubblico cittadino, Paolo Poli contraccambiava l'affetto considerando Venezia l'unica città in cui poter continuare il rapporto con il pubblico anche fuori dalla scena. È sembrata quindi una cosa naturale che le sue memorie materiali rimanessero in laguna.

Ordinato in faldoni di materiale documentale l'archivio di Paolo Poli occupa uno spazio relativamente ristretto nelle ordinate sale dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma diretto Maria Ida Biggi, ma ad immaginarlo dispiegato per tutti i quasi sessant'anni della sua carriera, meticolosamente raccolti dall'artista, appare gigantesco.

Già i materiali presentati in temporanea esposizione nella splendida Biblioteca del Longhena raccontano infinite storie di una lunga, trasgressiva, divertente, ironica, ineffabile, caustica, carriera di "mieli e veleni". Dalle lettere entusiaste alle stroncature, foto e locandine, denunce e recensioni. Una specie di labirinto per immagini e parole in cui perdersi con interesse e piacere.

Forse com'era inevitabile, la presentazione del lascito, con gli interventi dei donatori, la sorella Lucia Poli e il nipote Andrea Farri; e di Rodolfo Di Giammarco, critico di Repubblica (l'inventore di "mieli e veleni"), e Pino Strabioli, attore e regista ("se ancora ho una carriera lo devo a quello che mi ha insegnato"), più le testimonianze di colleghi ed esperti (tra i tanti: Ottavia Piccolo e Paolo Puppa) è stata molto più divertente che celebrativa.

A completare il fondo, una collezione di circa diecimila spartiti musicali di canzonette popolari dalla tradizione novecentesca italiana. Una parte del materiale è già consultabile sul sito della fondazione, grazie al meticoloso lavoro dello staff dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini.

Per la direttrice, Maria Ida Biggi si tratta di "una tra le più importanti e prestigiose proposte di donazione ricevute nel corso degli ultimi anni: i documenti contenuti nel fondo sono una risorsa unica e dettagliata per studiare il lavoro di una delle principali icone dell'arte teatrale italiana del secondo Novecento".

Settembre, 2019

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