Parla in veneziano il soldato di Stravinsky

Parla in veneziano
il soldato di Stravinsky

Una versione inedita della «Histoire du soldat» in scena al Conservatorio «Benedetto Marcello» di Venezia e a Mestre

Luca Alfonsi

Dirige l'Orchestra del Conservatorio il Maestro Maurizio Dini Ciacci, voce narrante quella del giornalista Roberto Bianchin

Igor Stravinsky

VENEZIA – A Venezia e per la prima volta in veneziano il soldato di Igor Stravinsky. È una versione tutta inedita quella della Histoire du soldat, la nota opera da camera del celebre compositore, che è andata in scena sabato 5 novembre nel salone dei concerti del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, e domenica 6 al Palaplip di Mestre, per l’esecuzione dell’Orchestra del Conservatorio, sotto la direzione del Maestro Maurizio Dini Ciacci, una lunga carriera alla guida di molte importanti orchestre, in Italia e all’estero, tra cui quelle della Rai e del Gran Teatro La Fenice.

L’opera, scritta agli inizi del secolo scorso per voce narrante e sette strumenti (violino, clarinetto, fagotto, tromba, trombone, contrabbasso e batteria), racconta la storia di un soldato che, tornando al villaggio natale, viene avvicinato dal diavolo travestito da un ambiguo vecchietto. Il diavolo ottiene il violino del soldato in cambio di un libro magico che predice il futuro, e lo invita a passare alcuni giorni della sua licenza con lui. Il soldato accetta, e di qui inizieranno per lui molte peripezie che lo porteranno alla fine a incontrare una principessa che guarirà svegliandola dal suo torpore.

Ma quando il soldato e la principessa si incammineranno per andare a visitare il villaggio natale del soldato, il diavolo si farà nuovamente vivo, e avrà la meglio su di loro. Curiosamente, essendo la storia tratta da un’antica favola russa, diversamente da tutte le favole non ha un lieto fine. Anzi. Alla fine, a vincere è il male.

È stata la prima volta che la vicenda viene ambientata in provincia di Venezia, e per la precisione tra Musile e San Donà di Piave. È anche la prima volta che il soldato protagonista dell’opera parla in veneziano. Se non proprio sempre, abbastanza spesso, come quando si rivolge al demonio che lo incalza, apostrofandolo: «Desgrassià d’un desgrassià, bruta bestia assatanà».

Il testo, tratto dall’originale in francese di Charles Ferdinand Ramuz, è frutto di un montaggio, operato dal giornalista e scrittore veneziano Roberto Bianchin, direttore editoriale de «Il Ridotto», tra la versione italiana di Ettore Sigon degli anni ’50, quella contemporanea di Ivano Marescotti e Susanna Venturi, e le interpolazioni in lingua veneziana dello stesso Bianchin.

Non vi sono cantanti in scena. Solo l’orchestra e un narratore. Questo ruolo è stato interpretato in passato da grandi attori, quali Fanny Ardant, Arnoldo Foà, Paolo Poli, Ivano Marescotti. È la prima volta che non viene interpretato da un attore ma da un “saltimbanco”, come ama definirsi Roberto Bianchin, che ne ha fatto una «lettura giullaresca».

Non è invece la prima volta che Bianchin, che da trent’anni dà voce a vari personaggi della Compagnia de Calza «I Antichi», di cui è Priore, si cimenta con l’opera lirica. Nel 2006 al Teatro La Fenice di Venezia ha interpretato il poeta Giorgio Baffo nell’opera buffa di Paolo Cattelan Il Baffo di Mozart, e negli anni ’80 insieme ai sopranisti Andrea Vitali e Francisco D’Andrea è stato fra gli interpreti dell’operina barocca Degli amorosi equivoci, andata in scena per più anni in varie città, da Venezia a Parigi, da Monaco di Baviera a Salonicco.

Novembre, 2011