Parlerà anche domani la lingua del vetro

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la lingua del vetro

I segreti dell'arte millenaria dell'isola di Murano

Roberta Feoli De Lucia

Giancarlo Signoretto, uno degli ultimi maestri nella lavorazione del vetro artistico di Murano, che insegna alla scuola del vetro Abate Zanetti, confida nel futuro di quest'arte antichissima che si tramanda da generazioni, a dispetto della crisi e delle imitazioni fasulle. Non mancano i giovani, specialmente stranieri, che si avvicinano a questo mestiere, mentre nuovi mercati si stanno aprendo nel mondo.

Da destra Giancarlo Signoretto, Mauro Molin, Gianni Zurru e Roberto dei Rossi.

MURANO – Così fragile, così leggero. A volte persino quasi impalpabile. Mica è da tutti lavorare il vetro, mica è così semplice. A Murano poi, l’isoletta della laguna di Venezia, che è la patria indiscutibile del vetro, oggi copiato e imitato (quasi sempre malissimo) in varie parti del mondo. E mica è da tutti fregiarsi dell’appellativo di Maestro. Viene concesso solo ad alcuni grandi. Giancarlo Signoretto, sguardo limpido, pelle forgiata dal calore dei forni, è uno di questi. Perché abitano in lui l’inventiva dell’artista e la tecnica dell’artigiano. Lo incontriamo, a Murano appunto, alla scuola del vetro Abate Zanetti.

Da dove arrivano i Signoretto?

Siamo una famiglia semplice. Mio padre era pittore, una passione che ha donato anche ai suoi figli. Era di Alessandria. Mia madre invece era calabrese. Era arrivata qui per amore. Purtroppo è scomparsa ancora giovane, lasciando sei ragazzini e due ragazze.

Com’era la vita di bambino sull’isola?

L’isola ti protegge, tutti si conoscono e si aiutano. Noi bambini eravamo al sicuro. L’immagine più cara che conservo è quella di mio padre che vogava sul sandalo che ci portava a Venezia.

Come si è avvicinato all’arte del vetro?

Quando si è giovani, la fornace non è un desiderio. Io venivo da una famiglia povera , vivevamo in una baracca, come molti. All’epoca si entrava in fornace per bisogno. Io ho cominciato da Seguso. Entrare giovani in un gruppo di uomini d’esperienza, dove all’inizio sei la mascotte, e rapidamente ti mettono alla prova, e ti svelano i segreti per controllare la materia, è stato fondamentale. Il Maestro è come un tuo secondo padre. Un padre che ricopre tanti ruoli: da quello del custode dell’arte a quello del mentore e consigliere, dal capo branco all’insegnate paziente.

Quando ha compreso di essere diventato un Maestro?

Essere Maestro è una colpa! No, non si è mai maestri. Si è guida, casomai. Quando ero giovane mi accorsi che in fornace certe tecniche e certi procedimenti mi venivano facili, e a questi accompagnavo una manualità notevole nel disegno (regalo del papà …) il che mi rese anche agli occhi degli altri molto portato per questa arte, non solo nel realizzarla, ma anche nel progettarla. Così ebbi da subito la possibilità di confrontarmi con veri artisti e conoscerne le splendide e aperte menti lasciandomi corteggiare da questa loro libertà. Quindi iniziai a sentirmi sicuro e man mano che passavano glia anni cominciai a vedere in quello che creavo, qualcosa di qualità che gli altri ammiravano.

Chi sono i clienti delle meraviglie di Murano?

Un tempo ogni vetreria dell’isola aveva la propria officina, il proprio esperto falegname e saldatore, vi erano ditte con duemila dipendenti e l’isola fremeva di vita e sudore. In quel momento di gloria storica i clienti erano quelli che sembravano gli stranieri di terre lontanissime, come i giapponesi e gli statunitensi. Ora non esiste più il concetto di distanza, e la nuova clientela è in linea con i nuovi mercati potenti, come quello cinese e russo, nonché la parte ricca dell’India e gli Emirati Arabi. Spesso i palazzi e i lussuosi alberghi di queste terre sono accompagnati da un vetro prezioso di Murano.

Come nasce l’idea della scuola del vetro?

La scuola nacque nel 1862, come racconta Andrea Tosi nel libro La memoria del vetro. Era un luogo in cui le capacità pratiche potevano unirsi allo studio della storia dell’arte e delle basi del disegno, per ampliare non solo la tecnica ma anche la cultura dei vetrai. Poi quella che era una fabbrica dismessa lentamente si è trasformata e si è giunti a una scuola vera e propria fornita di laboratori e classi, mostre permanenti e collaborazioni illustri.

Ci sono ancora giovani che vogliono imparare questo mestiere?

Muranesi non ce ne sono molti, ma l’ondata arriva da fuori, in tanti si avvicinano a questo luogo e ne restano invischiati. Io che ho la soddisfazione di insegnare qui alla scuola del vetro, ho uno scambio continuo con molti ragazzi che sono davvero desiderosi di sapere e di imparare. Il mondo del vetro è maschile da sempre, ma adesso anche le ragazze cominciano a interessarsene. Guardi questa lettera, è di una ragazza di Mestre, si chiama Silvia, sa lavorare con le perle, adesso vuole interessarsi anche al vetro. Sono queste le cose che fanno più piacere.

Quindi avrà un futuro quest’arte antica?

Se questi giovani, sempre più disillusi, torneranno ai lavori sani e umili, ci sarà un’era moderna ma antica, in cui la mano tornerà padrona del lavoro. Spero che per quel momento le fornaci di Murano siano ancora accese, perché sono cosciente anche del fatto che non importerà più la lingua parlata dal lavoratore, ma sarà ancora fondamentale la lingua del vetro. ★

Dicembre, 2014