Pastine

Pastine

Luca Colferai

È bastato un ponte lungo a Enrico Letta per confezionare un governissimo ultra morbido. Una guantiera di ventuno ministri, che non sono pochi, per accontentare un po' tutti, con dentro tanto buonismo da far tenerezza persino a dei cuori spietati come i nostri. Una selezione raffinata di compromessi per addolcire gli animi: tanti giovani e tante donne. Come vuole la ricetta di una politica in cui né la cultura né l'intelligenza né tanto meno lo stile contano qualcosa. E i cui sesso ed età vengono spacciati per meriti.

Un miracolo di quel felpatismo burocratico cardinalizio partitico che sembra essere il dinastico segno inconfondibile di Gianni ed Enrico Letta, una sorta di raffinatissima pasticceria politica d'élite da capitale dell'impero in caduta libera. Il risultato lampante che era ormai ineludibile e incipiente una fusione rovente tra il berlusconismo di potere e il dalemismo d'apparato.

È il trionfo dell'arte dolciaria della strategia dell'emergenza. Siccome c'è la crisi, beccatevi la mamma di tutti gli inciuci in nome delle grandi intese. La struttura del potere italico si arrocca con la scusa dei conti di ragioneria: in una manciata di giorni (e a dispetto anche delle festività, un tempo sacre) è stata rapidamente (e per molti finalmente) cancellata ogni parvenza di democrazia. Il più sorprendente, e rapido, è stato naturalmente il partito democratico: è riuscito non solo ad ignorare di aver vinto le elezioni, ma anche di aver fatto delle primarie, prima delle elezioni. Anche i grillini hanno la loro parte, in questa nascita del dolce regime di velluto; ma chiedere loro una linea politica sembra ingiurioso.

All'impronta. In negativo, ci sono i lati positivi. Cioè: le cose migliori sono quelle che non ci sono. Non ci sono gli improponibili arrogantissimi padri del disastro, i grandi feudatari del parlamento, i governanti della catastrofe. Non ci sono i supereroi del delirio, i seminatori di zizzania, gli alfieri del io-sono-meglio-di-tutti-voi.

All'impronta. Non c'è spazio per i leghisti e cinque stelle. Anzi, li hanno fatti arrabbiare di brutto: un ministro non ariano per i primi e niente commissioni parlamentari ai secondi (questa passione per le commissioni parlamentari, per un movimento sedicente rivoluzionario e democratico è molto interessante).

All'impronta. Ci sono dei segnali inquietanti. Per esempio: la somiglianza fisiognomica tra Angelino Alfano e Enrico Letta. La fisiognomica è quella pseudo scienza che vorrebbe risalire dal contenitore al contenuto umano, e che dall'ottocento il grande Cesare Lombroso dimostrò contro le sue speranze essere vana. Quindi la somiglianza non è scientifica, però colpisce. Sono giovani, ma sembrano vecchi. Sembrano innocui, indifesi, insufficienti. Ma basta un loro sguardo per capire che è meglio non averli come nemici, e ancora meglio non averli come amici.

C'è un grande rammarico: che ancora una volta D'Alema ha riscattato Berlusconi, a dispetto della storia, del tempo, della decenza.

C'è solo una speranza, in quest'alba del regime di velluto. Che almeno, essendo tutti insieme, la smettano di accapigliarsi come serve nelle commedie. Ma, temiamo, anche questa speranza verrà infranta. Prestissimo. Auguri. ★

Aprile, 2013