Pietro Aretino: un colpo da novanta

Pietro Aretino:
un colpo da novanta

La apoplettica fine di un poligrafo,
della quale nessuno scrisse

Pietro Aretino, grande e grosso intellettuale rinascimentale controverso e pantagruelico che pochi sopportarono e ancor meno sopportano, morì a Venezia il 21 ottobre 1556, forse per un fatale evento vascolare cerebrale patologico. Singolarmente, in un'epoca in cui tutti scrivevano continuamente di qualsiasi cosa, di questa morte così ingombrante di uno scrittore che scriveva continuamente di qualsiasi cosa, non resta traccia scritta da scrittore contemporaneo.

Anselm Feuerbach (1829–1880) La morte del poeta Pietro Aretino ( 1854, olio su tela, Kunstmuseum Basel) (fonte wikipedia).

VENEZIA (l.c.) — Flagello dei principi, barbutissimo pornografo, instancabile polemico e genio del teatro, dotato di una penna scatenata, capace di scrivere fiumi di parole a favore o contro chicchessia, Pietro Aretino aveva molti amici, molte amanti, tanti nemici. Alcuni dei suoi biografi detrattori lo definiscono «calamita de' pugnali e de' bastoni» armi con cui i suoi nemici «pronti di mano, com'egli di lingua, gli avevano segnata la faccia, il petto, e le mani, che sembrava una lineata carta da navigare».

Scrive il conte Giammaria Mazzucchelli ne La vita di Pietro Aretino stampato a Padova nel 1741 per i tipi di Giuseppe Comino:

« Tanti, e sì disastrosi incontri, a' quali soggiacque l'Aretino, possono dar luogo a più d'uno di considerarlo in certo modo fortunato, perché alcuno non gliene avvenisse, che lo levasse di un colpo di vita.

« Vero è tutta volta che niente meno infelice fu la cagione della sua sua morte, se almeno vogliamo prestar fede al racconto di Antonio Lorenzini, dal quale abbiamo, che udendo egli alcune nefande oscenità commesse dalle sue disoneste Sorelle, cotanto si ponesse a ridere, che ne cadesse a terra rovesciando indietro la scranna su cui sedeva, e quinci ne riportasse una sì grave ferita nella testa, che ne restasse improvvisamente morto.

« Noi veramente con non poca difficoltà possiamo credere un tale avvenimento, che ha troppo del singolare, tanto più che il Lorenzini è Scrittore assai posteriore, fiorito essendo sul principio del secolo decimo settimo, e mostra riferirlo sul semplice racconto altrui.

« Quel tanto che noi crediamo, poter rendere verisimile un sì funesto accidente, si è, che il cadere indietro pel troppo ridere veniva dall'Aretino contato tra gli effetti de' suoi maggiori piaceri. Ma non pertanto egli non avrebbesi a credere, che improvvisamente affatto se ne morisse, qualora almeno si volesse prestar fede a ciò che da alcuni abbiam sentito narrare, ed è, ch'essendo egli moribondo, e ricevuta avendo la Sacra Unzione, dicesse con ischerzo veramente detestabile:

« Guardatemi da topi ora che son unto.

« la quale empietà tuttavia non avendo altro fondamento, per quanto noi si sappia, che la voce popolare, e la tradizione di più Parrochi successivi della Chiesa di S. Luca in Venezia, in cui fu seppellito, i quali han lasciata questa memoria, rimane tuttora dubbioso, qual fede prestar vi si possa.

« Comunque fosse, se dubbiosi debbonsi riputare tali racconti, niente di men difficile si è lo stabilire il tempo preciso della sua morte, del qual non per anche ci è riuscito di trovare un particolare riscontro.

« E qui certamente noi non possiamo non confessare la nostra maraviglia nell'osservare che della morte d'un Uomo sì celebre, avvenuta in un tempo in cui tanti scrivevano, non per anche siaci sortito di trovare alcuno che n'abbia fatta in qualche guisa menzione.

« Vero è tuttavia, che intorno a questa speriamo non lasciar molto che desiderar al Lettore, perciocché crediamo poter affermare che morì in Venezia, e che ciò fu probabilmente nel 1557, in età di 65 anni; e che fu seppellito in San Luca in un deposito appeso alle pareti di essa chiesa, sulla cui parrocchia aveva da qualche anno trasferita la sua abitazione, nonostante ch'egli avesse detto di lasciar in testamento che il suo corpo fosse trasferito nel Duomo di Urbino.

« Questo deposito dell'Aretino nella Chiesa di S. Luca vedevasi ancora al tempo del Sansovino, che ne fa ricordanza, ma al presente non se ne scorge vestigio alcuno, essendo stato per avventura distrutto in occasione del rifacimento, e delle ristorazioni fatte nella detta chiesa, il cui pavimento ancora è stato innalzato sopra il vecchio all'altezza di tre gradini.

«Ella è poi una quasi universal opinione, che sul suo sepolcro fosse inciso l'Epitaffio seguente composto, per quando dicesi, dal Presidente Mainard, o pur altro di simil tenore:

« Condit Aretini cineres lapis iste sepultos,
« Mortales atro qui sale perfricuit.
« Intactus Deus est illi, causamque rogatus,
« Hanc dedit. Ille, inquit, non mihi notus erat.

« il quale va per le bocche d'ognuno posto in tal guisa in lingua volgare:

« Qui giace l'Aretin poeta Tosco,
« Che disse mal d'ognun, fuorché di Dio,
« Scusandosi col dir, Non lo conosco.

« ma egli è pur certo non esservi sul suo sepolcro alcuna iscrizione, e forse non esservi giammai stata […].»

Aprile, 2013

Collegamenti: 

Giammaria Mazzucchelli La vita di Pietro Aretino il testo originale in GoogleBooks http://books.google.it/books/reader?id=2l9VAAAAcAAJ&hl=it&printsec=front...