Pittore anzi reporter il viaggio curioso di Ippolito Caffi

Pittore anzi reporter
il viaggio curioso
di Ippolito Caffi

Tra Venezia e l'Oriente

Maria Luisa Pavanini

La mostra dedicata a Ippolito Caffi al Museo Correr di Venezia presenta un tesoro inesplorato e stupefacente: quello che la vedova dell'artista aveva donato alla città di Venezia. Come un attento cronista dell'epoca, Caffi ci lascia, di ogni luogo visitato nella sua vita movimentata, la testimonianza preziosa di un viaggiatore instancabile e curioso. Un artista giramondo innamorato della luce dei paesi esotici. Memorabile, e feroce, la sua polemica contro le Accademie.

Ippolito Caffi, autoritratto (fonte: www.webdolomiti.net).

VENEZIA - La mostra dedicata a Ippolito Caffi dal Museo Correr, presenta il tesoro inesplorato e stupefacente delle opere che la vedova dell’artista, Virginia Missano, ha donato alla città di Venezia nel 1889, insieme ad altrettanti disegni e a ventitre album.

Nella prima metà dell’Ottocento, nel fervido clima di riscoperta della identità nazionale, si colloca la figura di Ippolito Caffi. Ora, a cento e cinquant’anni dalla morte, Venezia celebra questo vedutista capace di riprendere la luce e l’anima di questa particolare città.

Bellunese di nascita, veneziano d’adozione, Caffi si dedica giovanissimo alla pittura, ottenendo a soli tredici anni il primo premio per la figura. Ma, insofferente all’autorità, Caffi si sente come prigioniero all’Accademia di Venezia, e si trasferisce a Roma. “Le accademie son nate per moltiplicare i mediocri artisti e non per educarne dei buoni”, era il suo duro atto d’accusa.

A Roma in quel tempo erano i pittori stranieri, come Achille Etna Michallon, che esprimevano il meglio del vedutismo . E l’ambiente romano, crocevia di artisti provenienti da tutta Europa, matura e incanta il giovane Caffi.

Il suo metodo di lavoro è quello degli impressionisti con un primo abbozzo “en plein air” di piccole dimensioni, e completamento ed esecuzione del dipinto in studio. Nei musei veneziani sono conservati questi primi disegni, istintivi abbozzi di soggetti che poi Caffi replicherà negli anni successivi.

Il suo successo è decretato dal dipinto: “Carnevale di Roma. La festa dei moccoletti” del 1837. Ma nonostante la fama raggiunta, nonostante la piacevolezza della vita romana e l’esecuzione di opere suggestive della città eterna, Caffi è inquieto, e ritorna a Venezia per fare chiarezza su dei fatti avvenuti colà e per i quali era stato bollato come un delinquente. Nel 1858 viene definitivamente assolto e può ritornare nella sua città natale.

Nei ripresi soggetti veneziani Caffi realizza e sperimenta soluzioni stilisticamente nuove dal punto di vista cromatico. La sua empatia e conoscenza delle più recenti tecniche fotografiche gli permette di cogliere profili e scorci più azzardati. Alcune opere che rievocano l’abbagliante e nitida luminosità canalettiana si alternano a romantiche e misteriose vedute notturne.

Artista giramondo, viaggiò per mezza Europa e nel vicino Oriente sempre alla ricerca di nuovi e suggestivi spunti per le sue opere. Un curioso avventuriero che realizzò il suo sogno di arricchire il suo vocabolario artistico anche con la riscoperta della luce di paesi esotici. Di ogni città e luogo visitato Caffi ci lascia preziose vedute, spesso di piccolo formato, documenti preziosi, reali testimonianze di un viaggiatore instancabile e curioso.

Ippolito Caffi
Tra Venezia e l’Oriente 1809- 1866
Venezia, Museo Correr
fino al 20 novembre 2016

www.visitmuve.it

Luglio, 2016