Prestissimo!

Prestissimo!

Luca Colferai

Accipicchia! Non c'è quasi più tempo. Sembra che Silvio Papi Berlusconi voglia le elezioni. In ottobre.

Occorre quindi fare presto, molto presto, prestissimo. La riforma della presidenza della Repubblica in forma presidenziale indicata dal presidente del consiglio dei ministri in carica, il democratico Enrico Letta, e poi distillata nel partito democratico, spronato dal carismatico ex leader e ex candidato presidente democratico Walter Veltroni, deve essere realizzata almeno entro settembre. Democraticamente.

Infatti, non avrebbe senso alcuno andare a votare senza offrire al Papi una trionfale uscita dai suoi problemi personali nella forma di una bella poltrona presidenziale con grandi poteri repubblicani, magari autoritari, visto lo stato di crisi generale, che lo sollevino finalmente al di sopra e al di fuori della legge.

Il dibattito sul presidenzialismo, inoltre, dà nuova lena alla speranza. Risolti in una manciata di settimane tutti i gravi problemi che affliggono l'Italia, e in parte risolti anche quelli dell'Europa, dato che nel presente tutto è interconnesso, ora al nostro governo di servizio non resta che gettare le basi di un nuovo, e roseo, futuro.

Affrontando per primo, dopo aver risolto tutti gli altri, il principale problema della paralisi della nazione italiana: l'elezione del presidente della Repubblica. Infatti, non sarebbe governo di servizio se non servisse anche oltre i suoi compiti di servizio, per i quali è già servito.

Oppure no. Non ci raccapezziamo più.

In realtà non sembra che in queste settimane il governo di servizio delle larghe intese sia riuscito a combinare di più di qualche proclama coccoloso, roseo e delicato e profumato, senza produrre granché tranne un rinvio inutile di una tassa ridicola anche se fastidiosa.

In realtà non ci avevano detto che il compito del governo delle larghe intese fosse riformare l'elezione del presidente della Repubblica.

In realtà è curioso e anche un po' folle che un partito come il partito democratico, che non è capace di eleggere i propri candidati alla presidenza della Repubblica, intraprenda ora il bizzarro esperimento di modificare in senso presidenziale la nostra costituzione repubblicana, cercando di riuscire proprio lì dove ha dimostrato chiaramente e vergognosamente di fallire.

Infine, e questo è ancora più bislacco: una riforma presidenziale proprio in un paese e in un momento in cui l'unico a cui può giovare è Silvio Papi Berlusconi. Un dinosauro della politica dell'economia dello spettacolo e anche dell'erotismo. Un perfetto esemplare italico dei moltissimi vizi e delle rare e patetiche virtù degli arcaici archetipi culturali politici mentali degli italiani. Che, al di là di tutto ciò, è l'avversario politico dei democratici, non il loro capo.

A lui, pieno di guai e di fisime, il partito democratico sta offrendo l'ultima possibilità di una via di uscita onorevole e rigenerante: una presidenza di nuovo tipo per i prossimi decenni, servita in un piatto d'argento. Ma ottobre è già alle porte. Per questo occorre fare presto molto presto prestissimo! ★

Giugno, 2013