Pussy

Pussy

Roberto Bianchin

Pussy vuol dire quella roba lì. In inglese, s’intende. Vuol dire gnocca. O fica, se preferite, mona, frìtola, patatina, bernarda, jolanda, patonza, passera, pucchiacchia, fregna, sgnacchera, chiamatela come vi pare.

Difatti quando Papi Berlusca annunciò (scherzosamente?) che avrebbe chiamato il suo nuovo partito Forza Gnocca (vedi l’articolo relativo nell’archivio del Ridotto), i siti anglosassoni prontamente tradussero Go Pussy.

Pussy Riot, il nome del gruppo punk che ha dato scandalo in Russia, vuol dire Rivolta della Gnocca. Piuttosto berlusconiano, come lo definisce Giorgio Dell’Arti sulla Gazzetta dello Sport, ma piuttosto interessante.

Le tre rivoltose gnocche russe, che rispondono ai nomi di Maria Alyokhina, 24 anni, Yecaterina Samutsevich, 30, e Nadezhda Tolokonnikova, 22 (l’unica vera gnocca, Playboy la vuole in copertina), sono finite nei guai solo per aver cantato una canzoncina, per l’esattezza una preghiera punk, in una chiesa di Mosca, quella del Cristo Salvatore.

La canzoncina dice: Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! Caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è non noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! Caccia via Putin!

Ingenuo e grossolano, come testo, converrete, non è un granché. Né come ispirazione letteraria, né come canzone di protesta.

Detto questo, è ignobile che per una canzoncina di questo tipo tre giovani ragazze, giudicate colpevoli di teppismo a sfondo religioso, vengano condannate a due anni di carcere.

È una condanna vergognosa. Indegna di un paese civile. Ma la Russia del grande amico di Berlusconi, Vladimir Putin, ha dimostrato con questo atto di non essere un paese civile, e di restare ancora molto lontana dall’Europa.

Ha dato la prova di essere una democrazia soltanto sulla carta, e di aver mantenuto intatti tutti i famigerati metodi stalinisti del vecchio regime comunista dell’Unione Sovietica. ★

Agosto, 2012