Quel sogno spezzato di Napoleone Bonaparte Imperatore d'Italia

Quel sogno spezzato
di Napoleone Bonaparte
Imperatore d'Italia

All'isola d'Elba un bicentenario piuttosto fiacco

Roberto Bianchin

Alla riscoperta di una storia dimenticata: l'offerta della corona d'Italia a Napoleone in esilio da parte di quattordici congiurati italiani riuniti in gran segreto a Torino nel maggio del 1814. Tra loro c'erano i più bei nomi dell'aristocrazia e dell'intellighenzia italiane. Scrissero anche la bozza di una Costituzione per la rinascita dell'Impero Romano. Napoleone era d'accordo. I documenti in un libro dello storico Giovanni Livi.

Giovanni Livi, Napoleone all'isola d'Elba (Edizioni Trabant).

PORTOFERRAIO (Isola d’Elba) – È proprio vero che non si finisce mai di imparare. La storia, per esempio, riserva ancora, come quasi sempre, grandi sorprese. L’ultima scoperta, per meglio dire riscoperta, arriva da quel personaggio leggendario che fu Napoleone Bonaparte, che sembrerà strano, ma non è stato ancora esplorato del tutto. E si riferisce al suo soggiorno all’isola d’Elba, durato dal 4 maggio 1814 al 26 febbraio 1815.

Fu proprio in questi mesi che venne avvicinato da un gruppo di italiani molto influenti che gli proposero nientemeno che la corona d’Imperatore d’Italia. Scrissero anche una bozza di Costituzione. Napoleone, a quanto si racconta, accettò. Tutto questo, insieme a una ricca documentazione, viene sviscerato in un e-book delle Edizioni Trabant intitolato Napoleone all’isola d’Elba, che pubblica un’accurata ricerca dello storico Giovanni Livi.

Le celebrazioni per il bicentenario di Napoleone all’Elba si sono da poco concluse. In sordina. Erano partite alla grande, con squilli di tromba, grazie anche all’intuito dell’imprenditore Marcello Bargellini e dell’attore e musicista Marino Sartori, che erano stati fra i promotori, insieme ai veneziani della Compagnia de Calza «I Antichi», della messa in scena di uno storico incontro-scontro fra Napoleone Bonaparte e Giacomo Casanova sulla spiaggia della Biodola. Poi si sono mestamente affievolite in un fritto misto di banalità e di retorica. Un’occasione sprecata, insomma. Peccato.

Ora la riscoperta della congiura italiana mette nuova carne al fuoco delle polemiche, anche in vista dei progetti della neonata Fondazione dell’Isola d’Elba, intenzionata a dare continuità alle manifestazioni napoleoniche, ma cambiando profondamente registro. Proprio come sarebbero cambiate le sorti dell’Italia se Napoleone le avesse prese in mano.

Dunque accadde, racconta Livi, che un gruppo di quattordici congiurati italiani si riunisse a Torino il 19 maggio del 1814, stendesse la bozza di una Costituzione dell’Impero Romano, e decidesse di offrire a Napoleone, giunto all’Elba da pochi giorni, la corona d’Italia. Tra loro, racconta Paolo Peluffo sulla Domenica del Sole 24 Ore, c’erano personaggi di primissimo piano, tra cui l’economista Melchiorre Delfico, il giurista Pellegrino Rossi, il banchiere genovese Luigi Emanuele Corvetto, che fu deputato a Parigi e ministro di Luigi XVIII. Insomma, c’era il meglio dell’aristocrazia e dell’intellighenzia italiane: «una direzione strategica interclassista che univa ex giacobini e moderati. Forse – annota Peluffo – il vero atto di nascita del nostro Risorgimento».

All’Elba venne inviato come ambasciatore dei cospiratori italiani il conte milanese Antonio Litta Biumi. Venne ricevuto con tutti gli onori, e in capo a qualche giorno fece ritorno con la risposta di Napoleone. Positiva. L’Italia doveva tornare Impero Romano, con Napoleone e i suoi eredi come sovrani costituzionali, che avrebbero dovuto governare insieme a un parlamento bicamerale a suffragio molto esteso, nel rispetto della sovranità popolare.

Inoltre, secondo la bozza di Costituzione predisposta, una volta accettato l’incarico, Napoleone non avrebbe avuto la possibilità di fare guerre di conquista. Avrebbe dovuto garantire la libertà di stampa più assoluta, l’inamovibilità dei giudici, il sistema metrico decimale, l’uguaglianza di fronte alla legge e l’accesso di tutti agli incarichi pubblici. L’Impero Romano insomma doveva rinascere sul principio della non ingerenza e del rispetto del principio di nazionalità.

La storia, come sappiamo, ha preso poi un’altra piega. E quello di Napoleone Imperatore d’Italia è stato solo un sogno di breve durata. Se invece fosse accaduto davvero – e poteva accadere – la storia, e non solo quella italiana, sarebbero state certamente diverse. Impossibile dire se migliori o peggiori. Ma certo molto, ma molto diverse.

Giugno, 2015

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