Sàrmede, il posto delle favole

Sàrmede,
il posto delle favole

Paolo Fiorindo

L’impulso è partito all’improvviso, inaspettato, dentro la testa, venerdì 13 dicembre, santa Lucia. Sarmede, il paese delle fiabe, qualcuno o qualcosa mi sta chiamando da laggiù (o meglio da lassù). Come mi si fosse rotta una diga nella mente e ne fosse tracimata un cascata di immagini che sommerge le cose che dovrei fare. Le immagini della fantasia, la mostra dell’illustrazione per l’infanzia, la mia prima volta, quand’era, venticinque anni fa o di più?

Sarmede, La Meridiana di Stepan Zavrel.jpg

Ora è alla trentunesima edizione, quanti cataloghi mi mancano ancora? Quanto ho sognato, quanto mi sono rigenerato, quante malinconie ho guarito rituffandomi dentro quelle pagine evocative colorate intriganti e gioiose?

Da qui, dalle basse veneziane a rischio nebbia, Sarmede sarà al massimo a un’ora di strada. Che conosco benissimo, rotonde e limiti di velocità compresi. I carabinieri sul ciglio della strada mi vedono, ma fermano quello più nervoso dietro di me che tentava di sorpassare. Strade interne a nord di Conegliano, tra i vigneti e i capannoni, quasi al confine col Friuli, poi il ponte là dove la terra inizia a salire per diventare il piedone delle Prealpi. Eccomi qua, anche l’aria ha un profumo diverso, lo riconosco, i grandi complicati affreschi sui muri sembrano torte da compleanno per mille invitati. Il centro, la piazza grande di Sarmede è incantata, sospesa. Il sole delle tre e mezza gioca con la meridiana dipinta da Zavrel a fianco del municipio e la ridisegna con l’ombra del soppalco della Casa della fantasia. Che è una costruzione linda, essenziale e contemporanea, dentro e fuori.

Sembra già rassicurare sul fatto che qui la fantasia non è più proibita, come nel medioevo e dentro le chiese.

Entro, pago il biglietto (tre euro) e mi godo la mostra. Di cui non vi dico nulla, se non che ci sono almeno trecento bellissimi disegni di illustratori di tutto il mondo, tra cui molte immagini realizzate in digitale. Nelle quali non si scorgono più i grumi di colore, il sudaticcio delle dita, i ritocchi e i ripensamenti, le trame delle carte o degli altri supporti. Ma d’altronde son pennelli anche quelli dei programmi di illustrazione e a mano certi effetti sarebbero impossibili (io poi dovrei star zitto, malato come sono di virtualità). Càpito in mezzo a una turma sulfurea vociante di scolari, la situazione più consona, in effetti la mostra è dedicata a loro. Vedo rivedo stravedo, poi tento di comprare il catalogo e un altro paio di libri, al bookstore, dove la signora ha chiesto rinforzi prontamente arrivati per contenere l’assalto vivace a ventaglio degli scolari. Poi chiedo: «Scusi, sono un amico di Leo Pizzol...» ma non faccio in tempo a finire la frase che la signora mi rivela che «Leo è qui, glielo chiamo se vuole».

Leo è l’anima della mostra e di tutto quel che ne è nato e ne deriva (didattica, corsi, seminari, convegni, feste, esportazioni...), l’inventore insomma, con Stepan Zavrel, il geniale pittore di origine boema che ci ha lasciati anzitempo anni or sono, ma che vive e vivrà per sempre in migliaia di libri e nel museo che il comune di Sarmede gli ha dedicato proprio dentro al municipio.

Dalla prima edizione, l’autunno del 1983, di qui è passata la fantasia e la tradizione popolare di mezzo, anzi di tre quarti, anzi di tutto il mondo. La conobbi, Sarmede, quasi biblicamente, solo qualche anno dopo. Badavo allora solo a chiese, musei e quadri austeri di martiri seriosi imploranti e dolenti, e paesaggi con vedute poco audaci e molto compite nelle forme. Ma scherzavo lo stesso su tutto, mi piacevano i fumetti francesi e le cose allegre e ironiche, quelle che si trovano anche ora (un po’ meno però) nelle edicole e nelle librerie tenute non dai sacrestani ma dalle belle ragazze col sorriso aperto.

Veniamo al dunque: per i bambini tutto quanto è divertimento, e anche per me, che non voglio rinunciare a immaginare a oltranza, ora che il mondo poco e male un po’ lo conosco, purtroppo. Trent’anni fa il vento dell’est portò qui un folletto viaggiante che si esprimeva coi disegni. Prese un po’ alla sprovvista quelli che comunicavano per lo più solo con grovigli complicati di parole, sciolse loro gli animi, trovò nuovi amici altrettanto folletti e sparse subito il seme della fantasia. Anzi no, ne sparse il polline, che la fantasia è una cosa leggera che vola silenziosa sulle ali delle farfalle e si posa dappertutto trasportata dal vento. Arrivarono altri folletti che coi loro disegni magici incuriosirono subito i bambini, poi le mamme, poi i papà (o viceversa o assieme); un po’ meno i professori austeri (come quello del Principe felice di Wilde) per cui contavano solo i lunghissimi studi storici sulle opere cupe e tronfie dei secoli passati custoditi dentro le chiese o nei musei, coi relativi interminabili e costosissimi restauri necessari, onde impedire che qualcosa di nuovo li potesse sostituire. Ai professoroni interessano, si sa, solo le opere degli artisti morti, così possono farci sopra discorsi, libroni e convegni senza che l’artista salti su a pretendere diritti o a dir loro che la verità è un’altra.

Qui a Sarmede, trent’anni fa, il sistema delle immagini dipinte iniziò a mutare pelle, e non solo a Nordest. Fu l’origine di una piccola ingenua spontanea rivoluzione culturale. La tradizione popolare, emarginata dall’ufficialità, risorse pian piano e si espanse delicatamente con gentilezza attraverso i disegni solo apparentemente dedicati ai bambini, conquistando un pubblico sempre più vasto e portando le invenzioni dell’arte e della creatività nativa dove mai sarebbero arrivate, cioè in tutte le case ove ci fosse un bambino. Come una sorgente che si espande e lungo la sua via incontra altra acqua, e altra ancora. Le leggende dei popoli, tenute fuori dai portoni dei palazzi del potere, rientravano pian piano dalla finestre e da ogni fessura, riconquistando il senso profondo del loro valore educativo. E coi bambini crescevano e maturavano il loro significato più gustoso e umano. Anche perché è molto più logico mettere in mano a un bambino un libro illustrato che lasciarlo inebetire davanti ai miraggi della televisione che scompaiono dopo un attimo. E poi un libro resta lì, anche chiuso, lo puoi rivedere quando vuoi, anche senza corrente elettrica, non scappa, ti aspetta paziente e ha sempre qualcosa di nuovo da dirti. Troppo difficile il concetto?

Attraverso i suoi inventori, gli organizzatori, le centinaia di artisti, editori, collaboratori, appassionati e visitatori di tutto il mondo, la magia di Sarmede si espanse e contagiò con le sue meraviglie dipinte tantissimi bambini di tutte le età. A molti insegnò a esprimersi, a molti di più insegnò a liberare la mente dai confini di tante aride banalità e dei discorsi contorti e truffaldini. Altri, me compreso, li rassicurò sul fatto che ci si poteva esprimere bene anche con poche parole. O addirittura nessuna, come nel libro dalle atmosfere gotiche di Gabriel Pacheco (l’artista messicano ospite di questa edizione) che ho ora qui sottomano. L’arte, qui a Sarmede si rivelò finalmente nella sua vera essenza, cioè genitrix feconda, spontanea e libera, profondamente femminile, e non solo per la gran presenza di artiste ragazze e donne. Una lezione da far imparare a memoria a tanta Italia mascolina, e a tantissimo mondo ancora da convertire alle gioie del rispetto per i bambini e per chi li mette, ci mette al mondo, spero di essermi spiegato lo stesso senza addentrarmi in discorsi che qui voglio proprio evitare.
Già: le fiabe illustrate per i bambini nascondono in bella vista anche verità decisamente rivoluzionarie. Dietro, anzi davanti ai disegni c’è chi li fa, li pensa, ci mette dentro la sua esperienza personale, se li immagina in testa e li traduce in segni e colori per condividerli con chi poi non conoscerà mai di persona, ma sa che è ansioso di giocare a decifrarli, magari dopo averli visti e rivisti decine di volte.

Mi salvo, ci salviamo così, col florilegio di disegni immediati, dal diluvio planetario di parole che ci piovono sulla testa ogni giorno: saltando sopra l’arca delle immagini della fantasia e ritornando a pensare alle cose essenziali e incorrotte. In attesa che la tempesta della confusione si plachi e si possa ritornare a dialogare, a capirci, ad amarci, a sorridere e a emozionarci con le figure. L’unico vero linguaggio antico e universale che ci unisce, ci accompagna sin dalla nascita come il sole e la luna e non ha bisogno di traduzione.

Le parole invece, i discorsi alla radio che sento mentre ritorno a valle, sono intricati come la selva di rotonde da imboccare dando la precedenza a sinistra, come i rallentamenti verso Conegliano (c’è il movimento spontaneo di protesta che distribuisce volantini). Dopo mezz’ora le chiacchiere del giornale radio diventano come il buio che s’è mangiato il sole e la nebbia che da Oderzo in giù inghiotte traffico e paesaggio industriale. Un ultimo pensiero per Leo Pizzol, che mi ha detto avere ormai settant’anni ma che per me è rimasto uguale a trent’anni fa: che sia proprio la fantasia a fermare il tempo e a mantenere sempre giovani, forse anche bambini? «Non mettere una foto mia — mi dice — sul tuo giornale pubblicane una dei disegni della mostra...»

Così, visto che tra i disegni non riesco proprio a scegliere, e dato che è passato del bel tempo in cui abbiamo fatto tante cose, mi affido anch’io allo spirito delle origini e metto l’immagine della meridiana affrescata dal delicato e geniale Stepan Zavrel. Tutto il resto e molto altro, lo troverete venendo a respirare e a nutrirvi con gli occhi quassù. La Casa della Fantasia sta a fianco del municipio, non potete sbagliare. Poi però fate anche una passeggiata in paese. Me l’ha consigliato un bambino, e dei bambini so che ci si può fidare.

Sarmede, Le immagini della fantasia, Mostra internazionale dell’illustrazione per l’infanzia (31.ma edizione), fino al 19 gennaio. Orario: feriali 9 - 17, prefestivi e festivi 10 - 21.30. Chiusa il 23, 24, 25 e 31 dicembre. Dal 26 dicembre al 3 gennaio orario 14.30 - 19. Appuntamenti, corsi, visite guidate, laboratori per bambini e altre preziose informazioni su www.sarmedemostra.it

Dicembre, 2013